Poi capita che un giorno ti rivedi…
06-02-2007
Poi capita che un giorno ti rivedi
Ieri pomeriggio quattro ragazzi e quattro ragazze percorrevano il viale che porta alla fermata dell’autobus.
Erano appena terminate le lezioni, ma erano senza zaini.
Tutti indossavano jeans, giubbotti slacciati su magliette a maniche corte e scarpe da ginnastica leggere. Ridevano, sorridevano, parlavano ad alta voce e una ragazza saltellava da uno all’altro. Dopo l’autobus avrebbero preso il treno, sarebbero scesi ad Amsterdam, avrebbero camminato per un pezzo fino all’Heineken Music Hall dove alle nove avrebbero suonato gli Snow Patrol.
Gli otto ragazzi erano di tre continenti diversi e molto simili a milioni di altri coetanei di altri spazi e di altri tempi.
Allora ho pensato che quell’uniformità, sempre criticata, mi piaceva.
Mi piaceva perché in quel gruppo c’ero stata anch’io.
Poi uno di loro mi si è avvicinato, indossava un mio giubbotto di molto tempo fa, quello che mi è sempre stato troppo grande.
Non metterti in prima fila, capito? Gli ho detto.
Stai tranquilla, m’ha risposto.
Naturalmente sapevo che era una raccomandazione inutile e avrei voluto non farla, ma un’altra me aveva preso il sopravvento e mi sono dovuta arrendere.
Ieri pomeriggio quattro ragazzi e quattro ragazze percorrevano il viale che porta alla fermata dell’autobus.
Erano appena terminate le lezioni, ma erano senza zaini.
Tutti indossavano jeans, giubbotti slacciati su magliette a maniche corte e scarpe da ginnastica leggere. Ridevano, sorridevano, parlavano ad alta voce e una ragazza saltellava da uno all’altro. Dopo l’autobus avrebbero preso il treno, sarebbero scesi ad Amsterdam, avrebbero camminato per un pezzo fino all’Heineken Music Hall dove alle nove avrebbero suonato gli Snow Patrol.
Gli otto ragazzi erano di tre continenti diversi e molto simili a milioni di altri coetanei di altri spazi e di altri tempi.
Allora ho pensato che quell’uniformità, sempre criticata, mi piaceva.
Mi piaceva perché in quel gruppo c’ero stata anch’io.
Poi uno di loro mi si è avvicinato, indossava un mio giubbotto di molto tempo fa, quello che mi è sempre stato troppo grande.
Non metterti in prima fila, capito? Gli ho detto.
Stai tranquilla, m’ha risposto.
Naturalmente sapevo che era una raccomandazione inutile e avrei voluto non farla, ma un’altra me aveva preso il sopravvento e mi sono dovuta arrendere.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 6 commento(i) ]
il 06-02-2007 alle 12:33
allora in Olanda succedono anche piccoli miracoli quotidiani
il 06-02-2007 alle 13:34
Le mamme!
il 06-02-2007 alle 14:16
mi sembra di capire che al “frugoletto” il tuo giubbotto non stia affatto troppo grande… dev’essere strano vederli crescere più di te
splash!
il 06-02-2007 alle 14:55
effe: pare di sì, adesso, poi, sta anche nevicando.
mak: non bisogna mai prenderle troppo sul serio;-)
sire: direi che gli sta giusto (il frugoletto misura 180 centimetri), ma è un giubbotto da moto e quindi va portato stretto.
il 06-02-2007 alle 23:43
che splendido modo di dire cose splendide.
il 07-02-2007 alle 8:34
:))