Pasqua con chi vuoi, il dove è…
26-01-2007
Pasqua con chi vuoi, il dove è secondario.
Ieri dopo le quattro Camille e io calpestavamo il selciato irregolare dei viottoli di Leiden, con l’aria che pizzicava e l’acqua dei canali un po’ rigida vicino ai bordi.
C’è il ghiaccio sui ponti! Dicevo a un certo punto.
Non è il ghiaccio, mi correggeva lei, è il sale.
Infine arrivavamo al teatro con lo scopo di acquistare dei biglietti per le Nozze di Figaro, e qui potrei intrattenermi per pagine e pagine sulla manipolazione che stanno perpetrando per convertirmi alla lirica, ma non lo farò.
Varcavamo l’ingresso, tiravamo fuori le mani dalle tasche, abbassavamo chiusure e baveri. Uscivamo fuori come i sub dalle mute insomma o in un parallelismo che mi piace di meno, ma forse è più calzante, come le lumache dal guscio dopo la pioggia.
Dietro al vetro due impiegati.
Un tipo che era la copia di Andy Warhol e dunque molto eclettico: parlava contemporaneamente in dutch con la tipa che prenotava dei biglietti, in inglese con noi, al telefono con chi telefonava, controllava date e posti dal monitor, spiegava alla collega le procedure di prenotazione e di pagamento bancomat, ritornava a parlare con noi, ci chiedeva di quale nazionalità fossimo.
Camille rispondeva, sorprendendomi: italiana.
Lui ribatteva: ecco perché abbiamo gli occhiali uguali tu e io!
Lei rimaneva perplessa a fissarlo, e pensando, immagino: ma non sono affatto uguali! E poi io li ho comprati in Francia perché sono francese.
Siccome Camille risparmia sulle parole, in qualsiasi lingua si esprima, non diceva nulla.
Poi la collega dell’eclettico affondava nel panico: i biglietti non li sapeva fare, nel programma del computer si perdeva, e il suo inglese s’era tuffato nel canale, lì fuori.
Allora Andy la soccorreva, ma non in modo protettivo, era un aiuto, il suo, che sottintendeva: guarda come sono fico!
Lei era la ragazza della porta accanto, quella che poi una sera si trasforma e diventa bellissima, con dita lunghe e sottili, capelli biondi e lisci separati da una linea un po’ sghemba, un paio d’occhiali con la montatura ordinaria e gli zigomi violetti per la sua incapacità nel fare e nel parlare.
Al termine di frenetiche consultazioni ci proponeva quattro posti in seconda balconata di cui due coperti da una colonna.
A quel punto chiedevo: c’è rimasto qualcosa in platea?
Lei si maculava nel volto e ripartiva per la sua missione.
Ottimo suggerimento ci diceva Andy sollevando il pollice.
Ma Camille e io non l’ascoltavamo più. Eravamo tutte tese al sostegno della ragazza della porta accanto.
Alla fine ce la faceva e trovava quattro posti in platea.
Stampa dei biglietti, pagamento con bancomat, poltrone con prezzo diverso.
Venti minuti dopo Camille, la ragazza e io tagliavamo il traguardo.
Rialzavamo i baveri, infilavamo di nuovo le mani nelle tasche, le scarpe scricchiolavano sui grani di sale, il cielo si faceva giallo pallido e a quel punto realizzavamo, Camille e io, di aver appena acquistato dei biglietti per il giorno di Pasqua.
Ieri dopo le quattro Camille e io calpestavamo il selciato irregolare dei viottoli di Leiden, con l’aria che pizzicava e l’acqua dei canali un po’ rigida vicino ai bordi.
C’è il ghiaccio sui ponti! Dicevo a un certo punto.
Non è il ghiaccio, mi correggeva lei, è il sale.
Infine arrivavamo al teatro con lo scopo di acquistare dei biglietti per le Nozze di Figaro, e qui potrei intrattenermi per pagine e pagine sulla manipolazione che stanno perpetrando per convertirmi alla lirica, ma non lo farò.
Varcavamo l’ingresso, tiravamo fuori le mani dalle tasche, abbassavamo chiusure e baveri. Uscivamo fuori come i sub dalle mute insomma o in un parallelismo che mi piace di meno, ma forse è più calzante, come le lumache dal guscio dopo la pioggia.
Dietro al vetro due impiegati.
Un tipo che era la copia di Andy Warhol e dunque molto eclettico: parlava contemporaneamente in dutch con la tipa che prenotava dei biglietti, in inglese con noi, al telefono con chi telefonava, controllava date e posti dal monitor, spiegava alla collega le procedure di prenotazione e di pagamento bancomat, ritornava a parlare con noi, ci chiedeva di quale nazionalità fossimo.
Camille rispondeva, sorprendendomi: italiana.
Lui ribatteva: ecco perché abbiamo gli occhiali uguali tu e io!
Lei rimaneva perplessa a fissarlo, e pensando, immagino: ma non sono affatto uguali! E poi io li ho comprati in Francia perché sono francese.
Siccome Camille risparmia sulle parole, in qualsiasi lingua si esprima, non diceva nulla.
Poi la collega dell’eclettico affondava nel panico: i biglietti non li sapeva fare, nel programma del computer si perdeva, e il suo inglese s’era tuffato nel canale, lì fuori.
Allora Andy la soccorreva, ma non in modo protettivo, era un aiuto, il suo, che sottintendeva: guarda come sono fico!
Lei era la ragazza della porta accanto, quella che poi una sera si trasforma e diventa bellissima, con dita lunghe e sottili, capelli biondi e lisci separati da una linea un po’ sghemba, un paio d’occhiali con la montatura ordinaria e gli zigomi violetti per la sua incapacità nel fare e nel parlare.
Al termine di frenetiche consultazioni ci proponeva quattro posti in seconda balconata di cui due coperti da una colonna.
A quel punto chiedevo: c’è rimasto qualcosa in platea?
Lei si maculava nel volto e ripartiva per la sua missione.
Ottimo suggerimento ci diceva Andy sollevando il pollice.
Ma Camille e io non l’ascoltavamo più. Eravamo tutte tese al sostegno della ragazza della porta accanto.
Alla fine ce la faceva e trovava quattro posti in platea.
Stampa dei biglietti, pagamento con bancomat, poltrone con prezzo diverso.
Venti minuti dopo Camille, la ragazza e io tagliavamo il traguardo.
Rialzavamo i baveri, infilavamo di nuovo le mani nelle tasche, le scarpe scricchiolavano sui grani di sale, il cielo si faceva giallo pallido e a quel punto realizzavamo, Camille e io, di aver appena acquistato dei biglietti per il giorno di Pasqua.
Categorie: Pare che sia andata
[ 12 commento(i) ]
il 26-01-2007 alle 12:01
Allora restate lì, mi pare di capire.
il 26-01-2007 alle 12:12
Sì, e magari se siamo fortunati ci scappa anche un po’ di sole al mare;-)
il 26-01-2007 alle 12:30
G
il 26-01-2007 alle 12:31
scusa, volevo dire: MI viene da sghignazzare! ho riso troppo e mi si sono incrociate le dita sulla tastiera…
G
il 26-01-2007 alle 12:39
su come mi stanno manipolando per farmi amare la lirica io quasi ci piango invece. Per fortuna che ho l’appoggio dei figli;-)
il 26-01-2007 alle 14:25
ciao alice. volevo informare te, come del resto gli altri ragazzi pubblicati dalla untitl.ed, che sto affrontando una tesi di laurea sul blog, e ho dedicato parte di essa all’iniziativa cui avete partecipato. il tuo vedrai vedrai mi è piaciuto, ma soprattutto volevo complimentarmi con te e cogli altri (come con orietta, erica e anna) per averci provato. è un inizio, un gran bell’inzio.
il 26-01-2007 alle 15:35
oggi sono particolarmente rincitrullita, e fino a metà del post leggevo quasi senza capire, immaginandoti in compagnia di 4 tortine alle carote (le camille del mulino bianco!!).
però sta camille che risparmia sulle parole mi sta simpatica, quasi più della bigliettaia “ntamata”…
splash!
il 26-01-2007 alle 17:13
ciao sil: grazie per i compliments;-) E
naturalmente sono curiosissima di leggere quello che hai scritto di noi!;-)
sire: questa Camille qui fa dei dolci
buonissimi (francesi e piemontesi) che con quelle Camille là non hanno nulla a vedere!;-)))
il 26-01-2007 alle 20:12
nono, non ci credo dimmi che e’ uno scherzo, nemmeno su Camille posso piu’ contare
il 27-01-2007 alle 15:10
Oh, visto che è sabato e sono in ufficio ci voleva proprio uno dei tuoi racconti….
il 28-01-2007 alle 9:44
caro anonimo che ci vuoi fare? Non ci si può più fidare di nessuno.;-)
Meva: in ufficio? Di sabato? I miei sabati in ufficio li ricordo con nostalgia, quasi;-)
il 10-04-2007 alle 10:21
[...] di Pasqua assistevo alla rappresentazione per cui comprai avventatamente il biglietto questo giorno qui. E con Le Nozze di Figaro considero conclusa la stagione lirica, e forse conclusa per sempre. Sono [...]