Meno quattro e poi si sale…
02-01-2007
Meno quattro e poi si sale
Io sono tra quelli che sostengono che al capodanno non ci tengono, che potrebbero anche dormire prima della mezzanotte e tutte quelle cose che dicono quelli così. E quindi fedele a questo partito non programmo nulla, non compro neanche lo spumante, magari capita nel frigo così, come ci si potrebbe trovare una fanta o una bottiglia di latte. E prima di mezzanotte non vado mai a dormire per abitudine e perché dovrei andarci proprio l’ultima notte dell’anno? Sarebbe un comportamento da scemi. E poi mi viene in mente o mi capita qualcosa da fare il pomeriggio del 30, e dopo penso che una serata migliore non la potevo passare e decido che l’anno prossimo la passerò nello stesso identico modo. Ma l’anno dopo capisco che è impossibile realizzare una serata che sia la copia precisa di quella di trecentosessantacinque giorni prima perché non c’è quel certo evento, non posso più andare in quel certo posto oppure quelle persone hanno un impegno altrove e allora dico che non m’importa di fare nulla.
La notte del trentuno eravamo a cinecittà a uno dei concerti organizzati dal Comune, e lo spettacolo dei fuochi e delle persone e la musica non erano affatto male, ti mettevano un’allegria leggera, e pensavo che una festa del genere la devi trascorrere così in mezzo alla gente, ma lo pensavo in quel momento e magari l’anno successivo è probabile che penserò il contrario.
Lo accendeva una stellina, l’appoggiava sulla strada e uno che era infarcito di botti più di un guerrigliero utilizzava le scintille per far scoppiare i suoi. Ce ne era un altro invece che li schierava in file ordinate come un piccolo esercito pronto all’attacco. C’era poi un tipo incredibile, con una bottiglia di whisky in cui era rimasto giusto un sorso che faceva l’ubriaco per rimorchiare le ragazze. Dell’ubriaco aveva solo qualche dettaglio selezionato: non ricordava dov’era, diceva, nè dove aveva in mente di andare, però aveva un equilibrio perfetto, uno sguardo limpido, le parole gli uscivano senza incertezze, alla fine stava quasi per riuscire con una spagnola, gli ha detto: parlami in spagnolo ti prego, è una lingua che mi piace tanto, lei stava con il suo ragazzo, il ragazzo gli ha detto: ehi, bello stai tranquillo, è la mia ragazza, e lui ha messo su la faccia smarrita dell’ubriaco, ha detto: ma che hai capito? A me piaceva solo ascoltarla parlare in spagnolo, solo questo, così mentre il tipo parlava al telefono la ragazza intenerita dalla sua faccia sperduta ha cominciato a parlargli spagnolo, prima veloce poi più lenta, e lui le diceva: che bello come mi piace, e io morivo dal ridere e mi chiedevo se la ragazza avesse intuito che il tipo ci marciava ché non era proprio possibile che si fosse fatto fuori una bottiglia intera di whisky, ma il ragazzo della ragazza spagnola lui sì che lo aveva capito e fremeva per chiudere la conversazione al cellulare. Tiravo un sospiro di sollievo quando Fran mi avvertiva che era a casa, che gli avevo predetto che in giro in centro con una bionda ragazza del nord, avrebbe avuto filo da torcere, un altro sospiro senza sollievo, quando mi pregava di non tornare prima delle quattro. Poi estraevo la micro bottiglia di spumante dalla borsa e brindavamo con degli sconosciuti conosciuti lì, i pompieri accendevano le luci del loro camion rosso, le linee telefoniche andavano giù, il tipo afferrava la sua ragazza spagnola e la trascinava lontano dal finto ubriaco che rimirava un po’ desolato la bottiglia con il sorso di whisky e infine partiva alla carica con un altro gruppo.
La mattina bevevo caffè sulla terrazza guardando le antenne, il cielo e la gatta che passeggiava sul cornicione.
Meno quattro e poi si sale, ma se le lo scrivo poi non ci penso.
Io sono tra quelli che sostengono che al capodanno non ci tengono, che potrebbero anche dormire prima della mezzanotte e tutte quelle cose che dicono quelli così. E quindi fedele a questo partito non programmo nulla, non compro neanche lo spumante, magari capita nel frigo così, come ci si potrebbe trovare una fanta o una bottiglia di latte. E prima di mezzanotte non vado mai a dormire per abitudine e perché dovrei andarci proprio l’ultima notte dell’anno? Sarebbe un comportamento da scemi. E poi mi viene in mente o mi capita qualcosa da fare il pomeriggio del 30, e dopo penso che una serata migliore non la potevo passare e decido che l’anno prossimo la passerò nello stesso identico modo. Ma l’anno dopo capisco che è impossibile realizzare una serata che sia la copia precisa di quella di trecentosessantacinque giorni prima perché non c’è quel certo evento, non posso più andare in quel certo posto oppure quelle persone hanno un impegno altrove e allora dico che non m’importa di fare nulla.
La notte del trentuno eravamo a cinecittà a uno dei concerti organizzati dal Comune, e lo spettacolo dei fuochi e delle persone e la musica non erano affatto male, ti mettevano un’allegria leggera, e pensavo che una festa del genere la devi trascorrere così in mezzo alla gente, ma lo pensavo in quel momento e magari l’anno successivo è probabile che penserò il contrario.
Lo accendeva una stellina, l’appoggiava sulla strada e uno che era infarcito di botti più di un guerrigliero utilizzava le scintille per far scoppiare i suoi. Ce ne era un altro invece che li schierava in file ordinate come un piccolo esercito pronto all’attacco. C’era poi un tipo incredibile, con una bottiglia di whisky in cui era rimasto giusto un sorso che faceva l’ubriaco per rimorchiare le ragazze. Dell’ubriaco aveva solo qualche dettaglio selezionato: non ricordava dov’era, diceva, nè dove aveva in mente di andare, però aveva un equilibrio perfetto, uno sguardo limpido, le parole gli uscivano senza incertezze, alla fine stava quasi per riuscire con una spagnola, gli ha detto: parlami in spagnolo ti prego, è una lingua che mi piace tanto, lei stava con il suo ragazzo, il ragazzo gli ha detto: ehi, bello stai tranquillo, è la mia ragazza, e lui ha messo su la faccia smarrita dell’ubriaco, ha detto: ma che hai capito? A me piaceva solo ascoltarla parlare in spagnolo, solo questo, così mentre il tipo parlava al telefono la ragazza intenerita dalla sua faccia sperduta ha cominciato a parlargli spagnolo, prima veloce poi più lenta, e lui le diceva: che bello come mi piace, e io morivo dal ridere e mi chiedevo se la ragazza avesse intuito che il tipo ci marciava ché non era proprio possibile che si fosse fatto fuori una bottiglia intera di whisky, ma il ragazzo della ragazza spagnola lui sì che lo aveva capito e fremeva per chiudere la conversazione al cellulare. Tiravo un sospiro di sollievo quando Fran mi avvertiva che era a casa, che gli avevo predetto che in giro in centro con una bionda ragazza del nord, avrebbe avuto filo da torcere, un altro sospiro senza sollievo, quando mi pregava di non tornare prima delle quattro. Poi estraevo la micro bottiglia di spumante dalla borsa e brindavamo con degli sconosciuti conosciuti lì, i pompieri accendevano le luci del loro camion rosso, le linee telefoniche andavano giù, il tipo afferrava la sua ragazza spagnola e la trascinava lontano dal finto ubriaco che rimirava un po’ desolato la bottiglia con il sorso di whisky e infine partiva alla carica con un altro gruppo.
La mattina bevevo caffè sulla terrazza guardando le antenne, il cielo e la gatta che passeggiava sul cornicione.
Meno quattro e poi si sale, ma se le lo scrivo poi non ci penso.
Categorie: Pare che sia andata
[ 6 commento(i) ]
il 02-01-2007 alle 11:08
Beh, ci sarebbe piaciuto stare lì con voi. Un Capodanno in piazza prima o poi ci scapperà. Il prossimo?
Auguri grandi a tutta la famigghia
il 02-01-2007 alle 13:14
il prossimo va bene, purché non se ne parli troppo prima;-))
il 02-01-2007 alle 14:25
sì, sale, ma anche tanto zucchero alice!
il 02-01-2007 alle 22:41
Buon anno!
il 03-01-2007 alle 0:21
grazie anche a te;-))
il 26-01-2007 alle 20:26
vabbe’ comunque c’ero anch’io.
E mi chiamo M.