Non facciamolo cadere…
27-12-2006
Non facciamolo cadere
Che ci faccio alle undici di sera del ventisei dicembre in compagnia di quattro sconosciuti, tre donne e un uomo, che non si conoscono tra loro, in un punto affollato di Trastevere?
Non è un’evoluzione della trama di Non Buttiamoci Giù, e io fino a qualche minuto prima passeggiavo allegramente con i miei amici che adesso mi aspettano pazientemente vicino al semaforo.
Discuto con i quattro su quello che è opportuno fare.
C’è un altro sconosciuto ed è per lui che ci siamo fermati noi cinque. Per impedirgli di buttarsi giù. Un tipo sui vent’anni, ubriaco fradicio, che si alza e cade, si alza e cade, e ha battuto la testa violentemente sui gradini già un paio di volte.
Due degli sconosciuti (l’uomo e una delle donne) lo sostengono, io faccio le domande in inglese e veniamo a sapere che è polacco, che ha ventidue anni, che si chiama Pit, che non ha un posto per dormire. Non è che veniamo a sapere, intuiamo tutte queste cose perché lui s’esprime con un linguaggio da ubriaco e quando gli domando dove dormi non risponde e i due che lo sostengono dicono: dorme per strada.
Comunque l’autoambulanza non arriva e l’uomo organizza il soccorso di Pit.
Ci vogliono delle gomme! Le gomme svegliano. Rimediate le gomme. Mangia una gomma Pit! Ma Pit ci guarda e non reagisce. Allora io traduco. Pit prende la gomma, ma la lascia cadere e ci parla in polacco. Ci vorrebbe dell’acqua! Una bottiglietta d’acqua. Meglio ancora una fontanella. C’è una fontanella laggiù, dice una delle donne. Ma non ce la facciamo a portarlo fino a lì. Dovrebbe vomitare! Ce la fai a vomitare Pit?. Pit non capisce. Traduco. Non capisce lo stesso o forse non vuole vomitare. I vigili, dico io. Prima c’era un vigile su viale Trastevere. Magari se richiamano loro l’ambulanza… La donna bionda, elegante, va a cercare il vigile, ma il vigile è sparito. Epperò quanto ci mette ad arrivare, dice l’altra, che è bruna ed elegante come l’altra. Parliamo ancora con Pit, ma non otteniamo risposte. Riescono a farlo sedere sul gradino. Lui si copre il viso con le mani, appoggia la schiena al portone e non cade. Sta molto meglio, dice l’uomo. Passano altri minuti. Intanto chiacchieriamo ancora, poi la donna bionda dice: certo che non si ferma nessuno… Ti succede qualcosa e nessuno ci fa caso. Non è vero che non si ferma nessuno, dico io. Noi ci siamo fermati. E siamo cinque.
In fondo alla strada, dove c’è la piazza, si vede, oltre la gente, una luce lampeggiante blu. L’ambulanza è arrivata, ma dalla parte sbagliata. La tipa che reggeva Pit, che è stata quella che si è fermata per prima e che ha chiamato il 118 scappa a chiamarli.
La tua ragazza è in gamba, dice la tipa bruna all’uomo.
Non è la mia ragazza, risponde lui. Ci siamo conosciuti poco fa, per reggere Pit.
Non è la tua ragazza?, dice la bionda. Scusa, eh, ma sembra proprio che state insieme.
No, no. Risponde lui. Ognuno per conto suo.
Avete detto che stavate andando al cinema, dico io.
Sì, dice lui, ma mica insieme, e poi ormai si è fatto tardi.
Arriva la tipa con i due infermieri del 118. Una donna e un uomo. La donna dice alla tipa che è un’ ottusa. Come un’ottusa? Diciamo tutti insieme. Un’ottusa, sì, proprio un’ottusa.
Sono 40 minuti che aspettiamo, dico io.
Colpa dell’ottusa, dice l’infermiera. Ha detto che eravate vicino a S.Maria in Trastevere e che indicazione è? Il vostro senso civico, se si trattava di un infarto, avrebbe ucciso una persona con questa indicazione.
Sussurriamo alla tipa di lasciar perdere, le facciamo capire che per noi non è ottusa.
L’infermiera prende la mano di Pit, si fa dire il suo nome, gli dice: ehi Pit adesso tu vieni con me dal dottore, capito? Pit resta qualche secondo in silenzio, poi fa un grugnito d’assenso, dice: sì, va bene.
Allora parla anche italiano, dico io. Pit sale sull’ambulanza, io dico ai quattro: be’ allora ciao.
E chissà com’ è finita tra i due che andavano al cinema ognuno per proprio conto.
Che ci faccio alle undici di sera del ventisei dicembre in compagnia di quattro sconosciuti, tre donne e un uomo, che non si conoscono tra loro, in un punto affollato di Trastevere?
Non è un’evoluzione della trama di Non Buttiamoci Giù, e io fino a qualche minuto prima passeggiavo allegramente con i miei amici che adesso mi aspettano pazientemente vicino al semaforo.
Discuto con i quattro su quello che è opportuno fare.
C’è un altro sconosciuto ed è per lui che ci siamo fermati noi cinque. Per impedirgli di buttarsi giù. Un tipo sui vent’anni, ubriaco fradicio, che si alza e cade, si alza e cade, e ha battuto la testa violentemente sui gradini già un paio di volte.
Due degli sconosciuti (l’uomo e una delle donne) lo sostengono, io faccio le domande in inglese e veniamo a sapere che è polacco, che ha ventidue anni, che si chiama Pit, che non ha un posto per dormire. Non è che veniamo a sapere, intuiamo tutte queste cose perché lui s’esprime con un linguaggio da ubriaco e quando gli domando dove dormi non risponde e i due che lo sostengono dicono: dorme per strada.
Comunque l’autoambulanza non arriva e l’uomo organizza il soccorso di Pit.
Ci vogliono delle gomme! Le gomme svegliano. Rimediate le gomme. Mangia una gomma Pit! Ma Pit ci guarda e non reagisce. Allora io traduco. Pit prende la gomma, ma la lascia cadere e ci parla in polacco. Ci vorrebbe dell’acqua! Una bottiglietta d’acqua. Meglio ancora una fontanella. C’è una fontanella laggiù, dice una delle donne. Ma non ce la facciamo a portarlo fino a lì. Dovrebbe vomitare! Ce la fai a vomitare Pit?. Pit non capisce. Traduco. Non capisce lo stesso o forse non vuole vomitare. I vigili, dico io. Prima c’era un vigile su viale Trastevere. Magari se richiamano loro l’ambulanza… La donna bionda, elegante, va a cercare il vigile, ma il vigile è sparito. Epperò quanto ci mette ad arrivare, dice l’altra, che è bruna ed elegante come l’altra. Parliamo ancora con Pit, ma non otteniamo risposte. Riescono a farlo sedere sul gradino. Lui si copre il viso con le mani, appoggia la schiena al portone e non cade. Sta molto meglio, dice l’uomo. Passano altri minuti. Intanto chiacchieriamo ancora, poi la donna bionda dice: certo che non si ferma nessuno… Ti succede qualcosa e nessuno ci fa caso. Non è vero che non si ferma nessuno, dico io. Noi ci siamo fermati. E siamo cinque.
In fondo alla strada, dove c’è la piazza, si vede, oltre la gente, una luce lampeggiante blu. L’ambulanza è arrivata, ma dalla parte sbagliata. La tipa che reggeva Pit, che è stata quella che si è fermata per prima e che ha chiamato il 118 scappa a chiamarli.
La tua ragazza è in gamba, dice la tipa bruna all’uomo.
Non è la mia ragazza, risponde lui. Ci siamo conosciuti poco fa, per reggere Pit.
Non è la tua ragazza?, dice la bionda. Scusa, eh, ma sembra proprio che state insieme.
No, no. Risponde lui. Ognuno per conto suo.
Avete detto che stavate andando al cinema, dico io.
Sì, dice lui, ma mica insieme, e poi ormai si è fatto tardi.
Arriva la tipa con i due infermieri del 118. Una donna e un uomo. La donna dice alla tipa che è un’ ottusa. Come un’ottusa? Diciamo tutti insieme. Un’ottusa, sì, proprio un’ottusa.
Sono 40 minuti che aspettiamo, dico io.
Colpa dell’ottusa, dice l’infermiera. Ha detto che eravate vicino a S.Maria in Trastevere e che indicazione è? Il vostro senso civico, se si trattava di un infarto, avrebbe ucciso una persona con questa indicazione.
Sussurriamo alla tipa di lasciar perdere, le facciamo capire che per noi non è ottusa.
L’infermiera prende la mano di Pit, si fa dire il suo nome, gli dice: ehi Pit adesso tu vieni con me dal dottore, capito? Pit resta qualche secondo in silenzio, poi fa un grugnito d’assenso, dice: sì, va bene.
Allora parla anche italiano, dico io. Pit sale sull’ambulanza, io dico ai quattro: be’ allora ciao.
E chissà com’ è finita tra i due che andavano al cinema ognuno per proprio conto.
Categorie: Fatti italiani
[ 7 commento(i) ]
il 27-12-2006 alle 15:37
già, chissà…
OrsaLè
il 27-12-2006 alle 23:02
Allora sei guarita!
il 27-12-2006 alle 23:39
la sera del 24 come previsto;-) (Ma avevo la febbre per davvero e per davvero sono guarita la sera del 24)
il 28-12-2006 alle 10:55
per me è finita bene.
d.
il 28-12-2006 alle 15:46
Magari è nata una storia d’amore.
il 05-01-2007 alle 16:45
Cavolo.. è successo tutto questo il giorno del mio compleanno.. e pensare che ci stavo anche io a trastevere quella sera.. Non è che per caso avete avvistato qualche altro ubriaco??
il 06-01-2007 alle 11:16
no, quella sera no. Ma dal giorno successivo abbiamo fondato una compagnia di sostegno e giravamo trastevere ogni sera. Nel caso ti servisse: fammi sapere;-)