Sotto il mio letto…
15-12-2006
Sotto il mio letto
Un po’ di tempo fa ho sbirciato dentro una cartella di un’amica di Fran che era sul pavimento vicino alla porta d’ingresso.
Era una cartella di cartone rigido del tipo di quelle che si usano, di solito, per trasportare disegni.
Dentro c’erano delle belle foto in bianco e nero.
Le ho guardate un po’ in fretta perché Fran e l’amica erano al piano di sopra e mi seccava farmi pizzicare a curiosare anche se il nastro rosso della cartella era slacciato e la posizione della stessa rendeva poco agevole il raggiungimento della porta.
La curiosità che mi aveva spinto ad aprirla era per una ragione estetica.
Perché questa ragazza, l’amica di Fran, per come si veste, per come porta i capelli, per come ha la faccia sembra appena uscita da un film francese (dove immagino che suoni il sax o scatti foto) e ciò mi sembra inconcepibile perché è olandese invece.
E pur vero che se frequenta la scuola americana e vive qui nel paese di W. significa che in Olanda è di passaggio o quanto meno che in precedenza ha vissuto altrove.
Comunque le foto.
Tra tutte me ne era rimasta impressa una intitolata: Sotto il mio letto.
Sotto il suo letto c’era una confusione di oggetti.
Così ho cominciato a guardare sotto i nostri letti. Non con l’intento di pulire e di raccogliere, ma proprio con quello di guardare.
Sotto il letto dei figli c’è il caos o la vita a seconda della prospettiva.
Sotto il mio nulla. A parte qualche ricciolo di tappeto o di polvere verso la fine della settimana.
Eppure non ero una persona ordinata e inoltre mi sfuggono un sacco di cose dalle mani.
Stamattina, però, ci ho trovato una matita, anche ben temperata.
E’ tua? ho domandato a Emme.
E’ tua, mi ha risposto lui. Ti ho visto che la usavi per sottolineare un libro, una sera.
Che libro?
Ha alzato le spalle.
Io non sottolineo, ho detto.
E invece sì, lo hai fatto.
Ho sfogliato gli ultimi libri che avevo letto e alla fine ho rinvenuto delle pagine con asterischi e linee sghembe.
Erano le pagine di un saggio di Coetzee dal titolo: Che cos’è un classico? Per spiegare cos’è un classico Coetzee riporta la storia di Bach. Che mi aveva colpito assai mentre la leggevo. Come mi aveva colpito questo ricordo dell’autore che racconta il suo incontro con Bach: Una domenica pomeriggio dell’estate del 1955, all’età di quindici anni, mentre gironzolavo per il giardino di casa, alla periferia di Cape Town, chiedendomi cosa fare, essendo la noia il problema principale dell’esistenza, sentii una musica dalla casa accanto.
A quel punto ho sottolineato e subito dopo mi sono messa a pensare alla mia infanzia quando gironzolavo anch’io per risolvere il problema terribile della noia.
Così attraverso una procedura contorta (e un po’ irregolare) sono venuta a scoprire un’azione che ho compiuto e dimenticato. E ciò mi ha rallegrato assai.
Un po’ di tempo fa ho sbirciato dentro una cartella di un’amica di Fran che era sul pavimento vicino alla porta d’ingresso.
Era una cartella di cartone rigido del tipo di quelle che si usano, di solito, per trasportare disegni.
Dentro c’erano delle belle foto in bianco e nero.
Le ho guardate un po’ in fretta perché Fran e l’amica erano al piano di sopra e mi seccava farmi pizzicare a curiosare anche se il nastro rosso della cartella era slacciato e la posizione della stessa rendeva poco agevole il raggiungimento della porta.
La curiosità che mi aveva spinto ad aprirla era per una ragione estetica.
Perché questa ragazza, l’amica di Fran, per come si veste, per come porta i capelli, per come ha la faccia sembra appena uscita da un film francese (dove immagino che suoni il sax o scatti foto) e ciò mi sembra inconcepibile perché è olandese invece.
E pur vero che se frequenta la scuola americana e vive qui nel paese di W. significa che in Olanda è di passaggio o quanto meno che in precedenza ha vissuto altrove.
Comunque le foto.
Tra tutte me ne era rimasta impressa una intitolata: Sotto il mio letto.
Sotto il suo letto c’era una confusione di oggetti.
Così ho cominciato a guardare sotto i nostri letti. Non con l’intento di pulire e di raccogliere, ma proprio con quello di guardare.
Sotto il letto dei figli c’è il caos o la vita a seconda della prospettiva.
Sotto il mio nulla. A parte qualche ricciolo di tappeto o di polvere verso la fine della settimana.
Eppure non ero una persona ordinata e inoltre mi sfuggono un sacco di cose dalle mani.
Stamattina, però, ci ho trovato una matita, anche ben temperata.
E’ tua? ho domandato a Emme.
E’ tua, mi ha risposto lui. Ti ho visto che la usavi per sottolineare un libro, una sera.
Che libro?
Ha alzato le spalle.
Io non sottolineo, ho detto.
E invece sì, lo hai fatto.
Ho sfogliato gli ultimi libri che avevo letto e alla fine ho rinvenuto delle pagine con asterischi e linee sghembe.
Erano le pagine di un saggio di Coetzee dal titolo: Che cos’è un classico? Per spiegare cos’è un classico Coetzee riporta la storia di Bach. Che mi aveva colpito assai mentre la leggevo. Come mi aveva colpito questo ricordo dell’autore che racconta il suo incontro con Bach: Una domenica pomeriggio dell’estate del 1955, all’età di quindici anni, mentre gironzolavo per il giardino di casa, alla periferia di Cape Town, chiedendomi cosa fare, essendo la noia il problema principale dell’esistenza, sentii una musica dalla casa accanto.
A quel punto ho sottolineato e subito dopo mi sono messa a pensare alla mia infanzia quando gironzolavo anch’io per risolvere il problema terribile della noia.
Così attraverso una procedura contorta (e un po’ irregolare) sono venuta a scoprire un’azione che ho compiuto e dimenticato. E ciò mi ha rallegrato assai.
Categorie: Pensierini
[ 5 commento(i) ]
il 15-12-2006 alle 19:24
ho un letto troppo basso per stivarvi qualcosa, eccetto gatti di polvere e non.
eppure ne avrei bisogno, eh.
il 15-12-2006 alle 19:43
secondo me la cosa più bella di questo episodio è che hai accanto qualcuno che nota certe cose di te, che si ricorda di te che sottolineavi proprio con quella matita
insomma, la cosa più bella è l’amore
il 15-12-2006 alle 21:55
Sono in fondo alcuni attimi raccolti dal figlio o dalla persona che hai accanto di te. Molto speciale quell’attenzione per le tue attività, ma come si legge, ti sei divertita dall’insieme.
il 16-12-2006 alle 1:07
fan di Bach anche tu?
il 16-12-2006 alle 19:29
Spesso alcuni gesti passano inosservati perchè ormai sono diventati troppo facili…
Alice