Carpe fettuccinam…
13-12-2006
Carpe fettuccinam
Avete presente l’istante in cui si sollevano le fettuccine bollenti per adagiarle nel piatto?
E il fumo e il profumo si dilatano e le salive si inghiottono?
E il silenzio che accompagna questa azione?
E l’intensità dello sguardo appuntato sulla massa gocciolante di sugo?
L’interruzione di questo momento, come succede con lo squillo di un telefono per esempio, frantuma un incantamento che è simile a quando qualcuno ti scuote mentre sei assorto a fissare un pensiero che sembra di poter vedere con altri occhi.
E questo rientro forzato nella realtà è come una caduta.
Inoltre l’alzata della fettuccina è ancora più importante e simbolica qui, in terra d’olanda, dopo lunghi anni di permanenza.
Ieri sera questo attimo (idilliaco e/o pubblicitario) è stato annullato da un trambusto davanti alla porta d’ingresso. L’autrice del trambusto, la gatta, s’è presentata subito dopo con una schifezza che le spuntava dalla bocca.
Ecco, ci ha comunicato con lo sguardo altero. Ho fatto il mio dovere.
La mia fobia per gli esseri quasi morti o quasi vivi mi ha fatto: mollare repentinamente il groviglio sugoso con conseguenti schizzi dappertutto, cacciare un urlo, alzarmi precipitosamente e rifugiarmi nell’ingresso chiudendomi la porta alle spalle, abbandonando figli, felino e roditore.
La gatta spaventata dall’urlo e dal mio movimento concitato ha lasciato il topo che si è rintanato sotto la libreria.
Lo spot pubblicitario si è così trasformato in una scena comica, nemmeno tanto originale, che vedeva me dare istruzioni ai figli e, nella più completa follia (ricordatevi che ero appena ricaduta nella realtà), alla gatta.
Così uno ha spalancato la porta-finestra che affaccia sul giardino, uno si è armato di scopa e lei si è acquattata davanti alla libreria, in attesa.
Sono trascorsi dei minuti, mentre le fettuccine cessavano tristemente di fumare e si compattavano, e nulla è accaduto.
Infine sono state proposte soluzioni dai figli perfettamente in linea con il carattere razionale dell’ uno e quello più romantico dell’altro.
Fran: torniamo a mangiare e lasciamo che la gatta ammazzi il topo.
Lo: catturiamo noi il topo e teniamolo. In fondo è come un gerbillo.
Come è finita.
La fame mi ha fatto dimenticare la mia paranoia per gli esseri quasi morti (o quasi vivi) e siamo tornati a tavola.
Presumo che sempre la fame abbia spinto il topo a uscire dal suo nascondiglio. A quel punto la gatta l’ha catturato, lo ha poi lanciato in alto di circa un metro e conseguentemente ho dedotto che la resistenza fisica di un topo e assai superiore a quella di un criceto o di un gerbillo. Quando è ricaduto a terra è schizzato via, apparentemente in perfetta salute, e infine è precipitato dalla grata che copre la buca dove c’è il termosifone.
Abbiamo tolto la grata, ma non si vedeva nulla. La gatta ha provato a calarsi, ma alla fine ha rinunciato.
Dopo oltre dodici ore i figli sono a scuola, il topo (vivo o morto) è ancora lì e la gatta pure.
Io sono altrove invece.
Avete presente l’istante in cui si sollevano le fettuccine bollenti per adagiarle nel piatto?
E il fumo e il profumo si dilatano e le salive si inghiottono?
E il silenzio che accompagna questa azione?
E l’intensità dello sguardo appuntato sulla massa gocciolante di sugo?
L’interruzione di questo momento, come succede con lo squillo di un telefono per esempio, frantuma un incantamento che è simile a quando qualcuno ti scuote mentre sei assorto a fissare un pensiero che sembra di poter vedere con altri occhi.
E questo rientro forzato nella realtà è come una caduta.
Inoltre l’alzata della fettuccina è ancora più importante e simbolica qui, in terra d’olanda, dopo lunghi anni di permanenza.
Ieri sera questo attimo (idilliaco e/o pubblicitario) è stato annullato da un trambusto davanti alla porta d’ingresso. L’autrice del trambusto, la gatta, s’è presentata subito dopo con una schifezza che le spuntava dalla bocca.
Ecco, ci ha comunicato con lo sguardo altero. Ho fatto il mio dovere.
La mia fobia per gli esseri quasi morti o quasi vivi mi ha fatto: mollare repentinamente il groviglio sugoso con conseguenti schizzi dappertutto, cacciare un urlo, alzarmi precipitosamente e rifugiarmi nell’ingresso chiudendomi la porta alle spalle, abbandonando figli, felino e roditore.
La gatta spaventata dall’urlo e dal mio movimento concitato ha lasciato il topo che si è rintanato sotto la libreria.
Lo spot pubblicitario si è così trasformato in una scena comica, nemmeno tanto originale, che vedeva me dare istruzioni ai figli e, nella più completa follia (ricordatevi che ero appena ricaduta nella realtà), alla gatta.
Così uno ha spalancato la porta-finestra che affaccia sul giardino, uno si è armato di scopa e lei si è acquattata davanti alla libreria, in attesa.
Sono trascorsi dei minuti, mentre le fettuccine cessavano tristemente di fumare e si compattavano, e nulla è accaduto.
Infine sono state proposte soluzioni dai figli perfettamente in linea con il carattere razionale dell’ uno e quello più romantico dell’altro.
Fran: torniamo a mangiare e lasciamo che la gatta ammazzi il topo.
Lo: catturiamo noi il topo e teniamolo. In fondo è come un gerbillo.
Come è finita.
La fame mi ha fatto dimenticare la mia paranoia per gli esseri quasi morti (o quasi vivi) e siamo tornati a tavola.
Presumo che sempre la fame abbia spinto il topo a uscire dal suo nascondiglio. A quel punto la gatta l’ha catturato, lo ha poi lanciato in alto di circa un metro e conseguentemente ho dedotto che la resistenza fisica di un topo e assai superiore a quella di un criceto o di un gerbillo. Quando è ricaduto a terra è schizzato via, apparentemente in perfetta salute, e infine è precipitato dalla grata che copre la buca dove c’è il termosifone.
Abbiamo tolto la grata, ma non si vedeva nulla. La gatta ha provato a calarsi, ma alla fine ha rinunciato.
Dopo oltre dodici ore i figli sono a scuola, il topo (vivo o morto) è ancora lì e la gatta pure.
Io sono altrove invece.
Categorie: Questioni di famiglia
[ 13 commento(i) ]
il 13-12-2006 alle 11:45
Cara Ale, ho vissuto tutta la scena e sofferto con te: per l’incantesimo spezzato prima (che odio lo squillo del telefono nell’attimo della forchetta a mezz’aria, tutte le volte inaspettato ma sempre poi riconosciuto e in qualche modo accettato con rassegnazione); e poi per l’avventura topesca, degna di una scena di “Le Avventure di Bianca o Bernie”.
Un bacione! Leo
il 13-12-2006 alle 12:02
ho avuto un’esperienza simile tempo fa… http://www.terzadicopertina.com/dblog/articolo.asp?articolo=229
http://www.terzadicopertina.com/dblog/articolo.asp?articolo=230
http://www.terzadicopertina.com/dblog/articolo.asp?articolo=231
magari può servirti…
il 13-12-2006 alle 12:34
Caro Leo io ancora soffro perchè tra un po’
dovrò pur mangiare e la presenza di un terzo (mezzo morto o vivo) mi preoccupa alquanto;-)
Azael: ora vado a leggere.
il 13-12-2006 alle 14:53
hahaha!
Fran for president!
and La Gatta for vice-president!!
splash!
il 13-12-2006 alle 18:43
finché la gatta non reca trionfante la coda del topolino, come un paio di orecchie di drago, non dormi in casa?
il 13-12-2006 alle 18:52
Alla fine si è infilata nel buco e l’ha preso proprio nel momento in cui stavo per uscire. Chissà se l’ha mangiato tutto o solo metà,-(
il 13-12-2006 alle 22:03
Cos’è un gerbillo?

Comunque non potrò mai più mangiare delle fettuccine senza pensare al topo che carambola in aria e ormai nella mia mente contorta mi finirà sempre irrimediabilmente nel piatto.
Grazie eh!
il 13-12-2006 alle 23:28
In Italia mica entrano topi da una porta lasciata aperta per cinque minuti;-) Il gerbillo è identico a un topo tranne per la coda che è pelosa come il corpo. E come il topo è addomesticabile, ma basta un piccolo urto e muore.
il 13-12-2006 alle 23:33
Eh, ti capisco, ma ancora peggio è quando la mia felina fa secchi gli uccellini. Per fortuna che adesso, con l’inverno, si calma e se ne sta a casa. Alla fine le fettuccine facevano schifo o no? E quando arrivate? E quante domande? ;-))
il 13-12-2006 alle 23:38
E chi ne ha sentito il sapore?;-) Poi adesso mi sento addosso quegli occhietti che mi guardavano dalla buca. Gli uccellini mica li hanno quegli occhietti là. Comunque veniamo sabato, vento permettendo;-)))
il 14-12-2006 alle 16:22
Guardala dal punto di vista della gatta … cosa che ho appreso a fare compatendo la gatta di mia nonna che la padrona, per francescana pietà verso topi e/o uccellini, pretendeva di trasformare in vegetariana. Non scherzo: la rimproverava e malmenava con moralistico cipiglio come se la gatta, bestia disgraziata, fosse un bambino riottoso.
il 14-12-2006 alle 20:50
Purtroppo non ho il gatto. In compenso ho comprato un’ottima polvere che fa soffocare i topi che per istinto scappano all’aperto. Almeno mi sono evitata cadaveri in casa!
il 15-12-2006 alle 9:07
@approssimazioni: hai ragione, anche
se questo topo ha creato due schieramenti peggio che in politica;-)
@ ross: prima della gatta m’avevano dato dei semi rossi che prosciugano gli organi. Ma la tua soluzione è sicuramente migliore. Perchè poi li ho trovati mummificati dopo un paio di anni.