Sanguineti’s night…     11-12-2006  
Sanguineti’s night
Aggrappata al palo del semaforo aspetto che le raffiche finiscano.
Alla prima le biciclette s’arrestano e i ciclisti ridono mentre io sono seria: mi sembra di essere in  un sogno e di volare, e non sono sicura che mi piaccia.
Alla seconda un ombrello, che pare un pipistrello ferito, rotola sulla strada, s’alza in volo terribilmente sgraziato e va a incastrarsi in una balaustra di un ponte, e io mi  chiedo perché i ponti abbiano la protezione e le sponde invece no.
Alla terza i grandiosi lampadari di cristallo che hanno appeso per Natale oscillano e tintinnano e li guardo affascinata e preoccupata.
Quando sopraggiunge la quarta deduco che è a causa del vento che gli olandesi sono così alti e robusti, ché loro ce la fanno a camminare mica sono costretti a stare agganciati a un semaforo come me.
Infine comincia a piovere e il vento se ne va altrove. Ho dimenticato il cappello e allora srotolo dal collo il pareo azzurro e mi riparo con quello, mi sento un po’ statua della madonna che cammina, ma tanto nessuno mi vede, o meglio nessuno mi guarda.
Supero un gruppo con i trolley lucidi di pioggia e di fabbrica e mi domando: perché gli italiani che vengono ad Amsterdam hanno sempre le valigie nuove? E perché mi pongo sempre domande simili? Perché non mi chiedo mai qual è il senso della vita?
Quando arrivo all’istituto la sala è vuota a parte un tipo in un angolo con un teleobiettivo, ma dopo venti minuti le sedie, un centinaio, sono tutte occupate.
Sento il direttore dell’istituto bisbigliare a qualcuno: pensavo che ci sarebbe stata più gente…
In effetti quando venne Melania Mazzucco o anche Caterina Cilento c’erano persone in piedi.
Però la composizione del pubblico di Edoardo Sanguineti è diversa. E’ un pubblico italiano, sui trenta, che prenderà appunti.
Mentre quello della Mazzucco e della Cilento era olandese, sui sessanta e non si segnava frasi, però domandava.
Perché questo pubblico che scrive non domanda? Mi chiedo mentalmente quando la conferenza è finita.
Io lo so, dice una tipa con un’espressione irritata alla sua amica, io lo so che tra un’ora avrò decine di domande che mi gireranno per la testa, ma adesso, purtroppo, ho solo il vuoto.
Anch’io ho trascritto qualcosa: ogni persona anche quando si sforza di essere sincera sostiene una certa immagine di sé. E l’altro ne osserva i gesti e le espressioni, ne ascolta le parole, ma se non ha un interesse di tipo emotivo difficilmente ci rifletterà sopra.
Chissà perché tra tutte le frasi abbia deciso di fissare per la memoria proprio questa. In effetti ce ne è un’altra che mi è rimasta in testa e che spiega la mia scelta: Io non penso che nessuno scrittore sappia fino in fondo che cosa stia scrivendo.

Categorie: Pensierini

[ 11 commento(i) ]

11 Responses to “Sanguineti’s night…”

  1. LaSirenetta dice:

    mi piacciono le tue domande (a chiedersi il senso della vita son bravi tutti), e sanguineti sì, è vero fa quell’effetto lì, che tutte le domande da fargli ti vengono in mente dopo!

    però mi sarebbe piaciuto vederti svolazzare come mary poppins (altro che madonnina azzurra!) :P
    splash!

  2. alice121 dice:

    è che non avevo gli stivaletti della Mary, ecco perchè;-)))

  3. sisternet dice:

    Però perchè i sessantenni invece fanno le domande? hanno meno timore? o più senso di sè? me lo hiedo spesso e di solito dopo che scopro 1. di avere il vuoto nella mente 2. che la domanda che ha fatto qualcun altro, era uguale a quella che non ho fatto… per paura di dire una scemenza.

  4. alice121 dice:

    la 1 e la 2 le ho anch’io. La ragione per cui i 60/70 enni non hanno paura di domandare mi viene da pensare che sia legata alla generazione. Dove quelli che hanno avuto la possibilità di studiare erano ancora pochi. Mi viene da pensare che quando avremo noi 60/70 anni ci saranno meno domande e ché staremo ancora a chiederci se è stupido chiedere una certa cosa o meno. Quanto al pubblico olandese che domanda. Be’ lì penso che entra in gioco il fatto di poter esibire la loro capacità di parlare in italiano.

  5. amilgaQ dice:

    ecco, ora imparo che amsterdam è ventosa. conosci per caso (o non per caso) l’etimologia del nome di amsterdam?

    baci

  6. alice121 dice:

    No. Tu la conosci?

  7. amilgaQ dice:

    eh no che non la conosco! hai modo di informarti? :) non reggo la curiosità inappagata…

  8. alice121 dice:

    sì, lo chiederò al mio informatore sulle cose d’olanda. Però dopo le feste ormai sono a roma;-)

  9. LaSirenetta dice:

    ehi, fanciulline! mi avete incuriosito ed ho fatto un piccola ricerca da cui è risultato questo: Amsterdam nacque nel XIII secolo da un villaggio di pescatori situato vicino ad una diga (dam) sul fiume Amstel (da cui il nome originario Amstelredam).

    spero di esservi stata utile e grazie per avermi spinta a conoscere una piccola cosa in più!

    splash!

  10. alice121 dice:

    bisognerebbe fare un monumento alla curiosità;-))

  11. amilgaQ dice:

    che splendide che siete!!!

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