Venerdì…     04-12-2006  

Alle otto di mattina al parcheggio della stazione sono incollata allo sportello della mia macchina in difesa di uno dei miei figli che per questioni di “privacy” non svelerò qual è. Davanti a me un arabo inferocito, con gli occhi dilatati, che vuole aprire lo sportello.
L’arabo ha ragione di essere arrabbiato, ma la reazione è spropositata. Intorno a noi centinaia di persone e nemmeno un poliziotto, che di solito sono ovunque in bici, a piedi, a cavallo, in motorino, ma non lì in quel momento.
Da quelli che passavano non mi aspettavo certo un aiuto, come non me lo sarei aspettato in nessun posto del mondo in effetti, però incredibile: la gente non ci ha rivolto nemmeno uno sguardo, come se fossimo trasparenti.
Gli emigrati sono sempre più arrabbiati, colpa della Verdonk, delle black school, della sproporzione tra offerta e domanda di lavoro.
Alla fine il tipo sono riuscita a calmarlo  pronunciando una frase magica.
Doveva essere lì da qualche parte, bastava tirarla fuori. Ho detto: è mio figlio. Ha smesso di gridare e di tirare lo sportello. Ci ha lasciato andar via  pur continuando a fissarci minaccioso.
M’è venuto in mente Sabato, un racconto di Giancarlo De Cataldo in Teneri assassini. La storia si svolge in un bar dove un padre e un figlio di un paese dell’est entrano a bere qualcosa. A un tavolo ci sono dei ragazzi del paese che sono un po’ di malumore, un po’ annoiati, un po’ ubriachi. I due dell’est non sono a caccia di liti, i ragazzi invece sì. E una sera di un sabato che avrebbe potuto essere senza storia finisce nel peggiore dei modi. Più tardi, in macchina, disse agli amici che il ragazzo non aveva toccato Katia. Era stato tutto uno stupido equivoco. Nessuno gli chiese perché non l’aveva detto subito. E chi se ne frega, - disse Tappo - era solo uno straniero di merda. (Tratto da Sabato)
L’episodio che mi è capitato alla stazione non ha nulla in comune con il racconto di De Cataldo. Quasi nulla a parte l’intolleranza da cui derivano entrambi.

Categorie: Pare che sia andata

[ 10 commento(i) ]

10 Responses to “Venerdì…”

  1. Effe dice:

    naturalmente, è una punizione del cielo per il post precedente e quel colpo di clacson (le divintà olandesi sono insopportabili)

  2. alice121 dice:

    eh, magari fosse così;-)

  3. licenziamentodelpoeta dice:

    “L’episodio che mi è capitato alla stazione non ha nulla in comune con il racconto di De Cataldo. Quasi nulla a parte l’intolleranza da cui derivano entrambi”

    Mi vien da aggiungere: meno male.

  4. utente anonimo dice:

    ..spavento e capelli bianchi in aguato?

    OrsaLè

  5. alice121 dice:

    davide: c’è anche un altro punto in comune con quel racconto. Anche lì una frase avrebbe potuto cambiare il corso della storia.

    orsa: macchè! ero felicissima di poter vivere un’avventura simile per poterla scrivere dopo;-) Be’, a parte la battuta, non sono stati minuti piacevoli…

  6. LaSirenetta dice:

    ecco la differenza tra una blogger come te e una non-blogger come me: io credo che on sarei mai riuscita a scrivere un post su un episodio del genere… ma dimenticavo, tu sei anche un’altra cosa che io non sono: una scrittrice!

    :)
    splash!

  7. utente anonimo dice:

    E’ vero, i poliziotti sono dappertutto in Olanda, compreso il tetto del mio garage e di quello della vicina. Mai quando servono.

  8. alice121 dice:

    Sire: però scriverne aiuta a sdrammatizzare;-)

    Rossella: quel post sulla polizia sul tetto di notte, era proprio quello a cui volevo lasciare un commento. E’ pazzesco un’azione del genere. Io una telefonata al consolato l’avrei fatta.

  9. giorgi dice:

    Ma… Voglio sapere di più! Adesso ti scrivo (per ragioni di privacy…)

  10. utente anonimo dice:

    Avrei dovuto.

    Purtroppo, appena arrivata, spaesata, nel bel mezzo di nulla, ho reagito male… Non ho affrontato la situazione e ho somatizzato molto..

    Meno male che ora va meglio. Ma non è ancora facile!

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