A me la saggezza stresserebbe…
30-11-2006
A me la saggezza stresserebbe
Percorro la solita strada dritta che taglia la solita distesa verde, sul fondo c’è un po’ di sole tra la nebbia.
Sono soddisfatta. Assetata. Sudata.
Ho da poco terminato di giocare a tennis, ma la soddisfazione non deriva solo dal gioco, ma dal fatto che ho finalmente avuto un contatto con Misaki.
Cioè con la prepotente del gruppo che gioca a tennis.
Quella che deve essere prima a ogni costo. Prima a passare una porta, a sedersi su una sedia, a fare un determinato esercizio, a prenotarsi per la lezione successiva, a bere, ad andare al cesso, in fila, ovunque.
I tipi così si manifestano nel pieno del loro volere soprattutto nel lavoro e nel gioco, anche se quando ce l’hai dentro l’ossessione di essere primo devi metterla in pratica sempre.
Le altre del gruppo la lasciano primeggiare. Alcune forse non ci fanno caso, altre forse sì e saggiamente (ma si tratta di saggezza? non ne sono così sicura) pensano: in fondo a me cosa cambia? Sono qui per divertirmi e non mi occupo d’altro.
Nel lavoro, certo, non funziona così, ma in una situazione di svago si può lasciar perdere.
E’ meno stressante.
Vuoi essere la prima ad attraversare quella porta: vai pure, tanto non ho fretta in questo momento.
Io invece non glielo posso permettere. Non ce la faccio. Se davanti alla porta ci sono io non mi sposto per lasciar passare te a meno che non intuisca che sei distratta, che non ci fai caso.
Fino a oggi per una serie di casualità lei e io non siamo mai venute in contatto. Dato che il gruppo non è così numeroso, immagino che non siamo capitate vicino perché avevo bisogno di tempo per osservarla con attenzione.
Quando sono stata certa del suo obiettivo, allora, credo, non l’ho più evitata.
Ho adottato la tecnica olandese.
Excuse me, excuse me, a cui seguiva una frase in cui m’informava che c’era prima lei, Misaki. Reazione da parte mia? Nulla. Come se non avesse parlato. Come se non esistesse.
E’ andata avanti così fino a quando ha deciso di porre fino al contatto o alla prova di forza.
Si è ritirata insomma.
Mi pareva quasi di sentire il rumore scomposto degli zoccoli dei cavalli e un suono triste di tromba.
Si ritorna alla macchina dell’inizio.
Mi godo lo spettacolo della nebbia che si spezzetta sotto il sole.
Se non fosse per la sete starei benissimo.
Percorro questa strada dritta a doppio senso, senza corsia di sorpasso a cinquanta chilometri all’ora come da segnale stradale.
Si potrebbe andare a settanta, anche a novanta in effetti perché non c’è nemmeno una curva, un avvallamento del terreno, nessuna imperfezione, pare proprio una strada tracciata con la riga, ma rispetto la regola. Come quello prima di me e come quello dopo. Come la ventina di automobilisti che marciano tutti a una distanza di sicurezza.
Poi dallo specchietto noto un’automobile nera in corsia di sorpasso. Quando mi affianca vedo che è Misaki al volante. Pochi secondi ed è la prima della fila, altri pochi secondi ed è un punto in fondo alla strada.
Cinque minuti dopo c’è la sua macchina ferma in una piazzola e due poliziotti in moto.
Potevo non suonare il clacson e non salutarla?
Percorro la solita strada dritta che taglia la solita distesa verde, sul fondo c’è un po’ di sole tra la nebbia.
Sono soddisfatta. Assetata. Sudata.
Ho da poco terminato di giocare a tennis, ma la soddisfazione non deriva solo dal gioco, ma dal fatto che ho finalmente avuto un contatto con Misaki.
Cioè con la prepotente del gruppo che gioca a tennis.
Quella che deve essere prima a ogni costo. Prima a passare una porta, a sedersi su una sedia, a fare un determinato esercizio, a prenotarsi per la lezione successiva, a bere, ad andare al cesso, in fila, ovunque.
I tipi così si manifestano nel pieno del loro volere soprattutto nel lavoro e nel gioco, anche se quando ce l’hai dentro l’ossessione di essere primo devi metterla in pratica sempre.
Le altre del gruppo la lasciano primeggiare. Alcune forse non ci fanno caso, altre forse sì e saggiamente (ma si tratta di saggezza? non ne sono così sicura) pensano: in fondo a me cosa cambia? Sono qui per divertirmi e non mi occupo d’altro.
Nel lavoro, certo, non funziona così, ma in una situazione di svago si può lasciar perdere.
E’ meno stressante.
Vuoi essere la prima ad attraversare quella porta: vai pure, tanto non ho fretta in questo momento.
Io invece non glielo posso permettere. Non ce la faccio. Se davanti alla porta ci sono io non mi sposto per lasciar passare te a meno che non intuisca che sei distratta, che non ci fai caso.
Fino a oggi per una serie di casualità lei e io non siamo mai venute in contatto. Dato che il gruppo non è così numeroso, immagino che non siamo capitate vicino perché avevo bisogno di tempo per osservarla con attenzione.
Quando sono stata certa del suo obiettivo, allora, credo, non l’ho più evitata.
Ho adottato la tecnica olandese.
Excuse me, excuse me, a cui seguiva una frase in cui m’informava che c’era prima lei, Misaki. Reazione da parte mia? Nulla. Come se non avesse parlato. Come se non esistesse.
E’ andata avanti così fino a quando ha deciso di porre fino al contatto o alla prova di forza.
Si è ritirata insomma.
Mi pareva quasi di sentire il rumore scomposto degli zoccoli dei cavalli e un suono triste di tromba.
Si ritorna alla macchina dell’inizio.
Mi godo lo spettacolo della nebbia che si spezzetta sotto il sole.
Se non fosse per la sete starei benissimo.
Percorro questa strada dritta a doppio senso, senza corsia di sorpasso a cinquanta chilometri all’ora come da segnale stradale.
Si potrebbe andare a settanta, anche a novanta in effetti perché non c’è nemmeno una curva, un avvallamento del terreno, nessuna imperfezione, pare proprio una strada tracciata con la riga, ma rispetto la regola. Come quello prima di me e come quello dopo. Come la ventina di automobilisti che marciano tutti a una distanza di sicurezza.
Poi dallo specchietto noto un’automobile nera in corsia di sorpasso. Quando mi affianca vedo che è Misaki al volante. Pochi secondi ed è la prima della fila, altri pochi secondi ed è un punto in fondo alla strada.
Cinque minuti dopo c’è la sua macchina ferma in una piazzola e due poliziotti in moto.
Potevo non suonare il clacson e non salutarla?
Categorie: Pare che sia andata
[ 13 commento(i) ]
il 30-11-2006 alle 15:31
grandiosa!
il 30-11-2006 alle 19:09
goduria.
il 30-11-2006 alle 22:33
eh…per dire, l’altra notte tornavo a casa, e c’è un dirizzone di tre km, alberato, fra pistoia e qui, e una macchina mi sorpassa a tutta velocità, mentre un’altra sta arrivando nel senso opposto, e io rallento e mi dico “ecco lo schianto!!!” e invece no. nell’attimo in cui la macchina che veniva incontro mi affiancava, la sorpassatrice folle si era appena rimessa in corsia. insomma, la macchina che ho incrociato, era una macchina della polizia. che ovviamente non ha pensato neppure per un attimo ad intervenire….vabbè…ciao!-)
il 01-12-2006 alle 7:47
insomma, l’hai superata per ben due volte, una per un tuo incaponimento e una per un suo autogol…
e secondo me le ha fatto più rabbia il secondo del primo
splash!
il 01-12-2006 alle 10:27
@unpoapolide: qui non so che cosa le avrebbero fatto per una cosa del genere.
@Sire: e chissà quanto avrà pagato.
Se superi di cinque chilometri il limite paghi 30 euro. E a velocità maggiore corrisponde un importo proporzionato.
Eh per un po’ sarà tranquilla, per lo meno sulla strada;-)
il 01-12-2006 alle 11:36
eh si, sono soddisfazioni!
saluti e baci da ale
il 01-12-2006 alle 12:08
Ciao Ale! Tra un paio di settimane arrivo! Intanto pensa a un posto carino dove possiamo incontrarci insieme con g.
il 01-12-2006 alle 12:22
..che film delizioso nella mia testa! Sembrava più una di quelle strade all’americana, lunghe lunghe.. e Misaki sembrava uscita da Kill Bill
Baci, leo
il 01-12-2006 alle 13:50
Fantastica! Qui c’è un cortometraggio… Pensaci ;-))
A tra poco
il 01-12-2006 alle 15:27
giorgi: purtroppo ( o per fortuna) le cose che mi succedono direttamente non riesco proprio a trasformarle in nulla;-)
il 01-12-2006 alle 19:33
eh, immagino, alice121. però a me, alla stazione, dopo circa mezzo minuto che ero appoggiato vicino allo sbocco del sottopassaggio, due polfer mi hanno chiesto i documenti, e notando del tabacco sulla carta d’identità, l’hanno pure annusata…(è stato il mio undicesimo controllo, per quest’anno…)
il 02-12-2006 alle 12:45
perchè i polfer non hanno fantasia…Ti
vedono con quella barba e baffi e s’insospettiscono;-)
il 03-12-2006 alle 22:25
grande goduria, ha, ha