Ieri…
20-11-2006
Ieri
L’Aja delle sei del pomeriggio la disegnò la mia amica Carla una domenica del mese di novembre quando avevamo quattordici anni e scappammo da una festa dove non c’erano due che ci piacevano. Sono sicura del mese perché una settimana prima lei aveva festeggiato il suo compleanno e qualcuno aveva detto: che giorno del cavolo per festeggiare un compleanno.
E così quel pomeriggio, dopo aver scartato il gelato e il cinema, tirai fuori l’idea di costruire la città del futuro.
M’arrampicai sul soppalco e presi la scatola del Lego già piena di polvere.
Lei, che era bravissima con le matite, disegnò un tram che entrava in un galleria sopra cui c’era un ufficio, dei palazzi viola e verdi con le facciate curiose e sghembe, una biblioteca di vetro con delle poltrone immense, le strade brillanti di pioggia e dei faretti che espandevano i colori e dei camioncini gialli e un piccolo aereo con uno striscione attaccato su cui io scrissi: viva noi.
Dopo il progetto cominciammo la costruzione. Oltre ai mattoncini del lego, usammo le torce, le carte della caramelle e dei ritagli delle riviste.
Venne fuori un’altra città rispetto al disegno: più brutta e per niente futuristica.
Allora presi un’altra scatola che conteneva dei pupazzi minuscoli con cui ci organizzavo qualche anno prima delle avventure pazzesche e la trasformammo in una città viva.
Perché nella città del futuro non c’è nessuno? Chiesi a un certo punto.
Perché sono tutti chiusi nei palazzi a fare le attività.
Quali attività?
Lei alzò le spalle.
Nella città del futuro piove sempre e la notte è lunghissima perché il sole si sta spegnendo e per questo motivo colorano i palazzi e tengono le luci accese, disse dopo un po’.
A me sembrò un futuro tristissimo.
Eppure ieri quando camminavo in quel disegno con l’eco che amplificava i passi ero incredibilmente a mio agio.
L’Aja delle sei del pomeriggio la disegnò la mia amica Carla una domenica del mese di novembre quando avevamo quattordici anni e scappammo da una festa dove non c’erano due che ci piacevano. Sono sicura del mese perché una settimana prima lei aveva festeggiato il suo compleanno e qualcuno aveva detto: che giorno del cavolo per festeggiare un compleanno.
E così quel pomeriggio, dopo aver scartato il gelato e il cinema, tirai fuori l’idea di costruire la città del futuro.
M’arrampicai sul soppalco e presi la scatola del Lego già piena di polvere.
Lei, che era bravissima con le matite, disegnò un tram che entrava in un galleria sopra cui c’era un ufficio, dei palazzi viola e verdi con le facciate curiose e sghembe, una biblioteca di vetro con delle poltrone immense, le strade brillanti di pioggia e dei faretti che espandevano i colori e dei camioncini gialli e un piccolo aereo con uno striscione attaccato su cui io scrissi: viva noi.
Dopo il progetto cominciammo la costruzione. Oltre ai mattoncini del lego, usammo le torce, le carte della caramelle e dei ritagli delle riviste.
Venne fuori un’altra città rispetto al disegno: più brutta e per niente futuristica.
Allora presi un’altra scatola che conteneva dei pupazzi minuscoli con cui ci organizzavo qualche anno prima delle avventure pazzesche e la trasformammo in una città viva.
Perché nella città del futuro non c’è nessuno? Chiesi a un certo punto.
Perché sono tutti chiusi nei palazzi a fare le attività.
Quali attività?
Lei alzò le spalle.
Nella città del futuro piove sempre e la notte è lunghissima perché il sole si sta spegnendo e per questo motivo colorano i palazzi e tengono le luci accese, disse dopo un po’.
A me sembrò un futuro tristissimo.
Eppure ieri quando camminavo in quel disegno con l’eco che amplificava i passi ero incredibilmente a mio agio.
Categorie: Roba d'Olanda
[ 8 commento(i) ]
il 20-11-2006 alle 15:37
splash!
il 20-11-2006 alle 17:00
Non ci starai diventando troppo nordica?
il 20-11-2006 alle 18:01
sire: mi piacerebbe scrivere non ci pensiamo, ma invece non si può.
giorgi: io mica ho “attività” programmate per la domenica pomeriggio;-)
il 20-11-2006 alle 18:05
Mi sa che questo futuro è arrivato. Il sole non si sta spegnendo e il cielo non sta diventando grigio: ma potrebbe succedere. E nessuno se ne accorgerebbe: continueremmo semplicemente a correre e a premere sul clacson appena scatta il verde.
[Ste]
il 21-11-2006 alle 11:17
più o meno come fanno gli scimpanzè quando spingono il tasto con la figura delle banane.
il 22-11-2006 alle 0:16
Sembra un Nord… ovunque venga collocato (una mia sensazione…).
il 29-11-2006 alle 9:33
Vabbè io sarò anche di parte…..Quando ci sono tornata quest’estate mi sono resa conto di quanto mi era mancata e di quanto in realtà fosse “casa” per me.
Anche se il tram sottoterra in centro mi fa impressione….
il 29-11-2006 alle 10:57
se torni ancora, mandami un messaggio! Tanto hai il msg facile;-)