Post slegato d’autunno…     17-11-2006  
Post slegato d’autunno
Dall’ippocastano è precipitata l’ultima foglia, quelle delle betulle invece ancora resistono seppur diradate e alla gatta si è alzato il livello di stress perché sui rami spogli i merli spiccano neri e grassi.

Alle cinque della sera percorrevo in macchina la strada che taglia W. e un bambino sui dieci, undici anni in mezzo a un gruppo di suoi coetanei ci ha lanciato un sasso. Lo ha abbassato il finestrino e non so che cosa gli abbia urlato contro, ha pescato a caso nel suo repertorio brutteparoleintuttelelinguedelmondo, e mi ha anche rimproverato perché non mi sono fermata. Il sasso era minuscolo e sulla carrozzeria è rimasto solo un piccolo segno.

Sono arrivate le pagelle e ci sono stati i colloqui , i giudizi sono buoni per entrambi. L’unica debolezza di Lo pare sia il clarinetto. L’insegnante dice che non si esercita, e in effetti dopo i primi giorni di solfeggi, il clarinetto è sempre chiuso nella sua custodia. Io però non sono di gran sostegno, ché gli dico: insomma lo vuoi suonare o no questo violino?
Fran da quando vive una storia, che dal suo punto di vista è La Storia, non legge più le storie degli altri, cioè non legge più libri, ma ho un piano segreto per riportarlo alla lettura, che ovviamente non posso scrivere qui.

Mi è venuta un’allergia per la cucina. Non mi sono comparse bolle, ma mi taglio continuamente con il coltello e mi brucio con il forno. Però riesco a preparare una cena sempre diversa (be’ quasi sempre) in trenta minuti, apparecchiatura compresa.

I quadri del tipo di qualche post fa non li compreremo. Neanche il ritratto di famiglia c’interessa.
A Emme ho detto: perché non lo dipingi tu l’autunno? Ha fatto un chiaroscuro di una foglia accartocciata che era atterrata sulle piastrelle del bagno che a me pare bellissimo, lui sostiene invece che è solo un’esercitazione, e che ogni cosa che disegna io dico sempre che è bellissima, senza alcun spirito critico.

Sono arrivati dei nuovi vicini nella casa di fronte. E’ già da qualche giorno che ci dormono e sono praticamente invisibili. Non chiudono né aprono le tende delle finestre, non escono ed entrano dalla porta, eppure ci sono. Ho visto i ragazzi un paio di mattine fa che risalivano CameliaHof con la felpa azzurra e i pantaloni di carta blu della british school. Mi sono imposta di non esprimere un giudizio in anteprima, in effetti anche i miei figli sono andati in quella terribile scuola. Oggi c’è il trasloco in atto e ogni tanto ne spio qualche passaggio. I trasportatori olandesi mi fanno pensare agli orsi bruni che guardano il nulla allo zoo.

Sono stata in una strada commerciale di Rotterdam che attraversa un quartiere abitato dagli arabi-turchi. Gli uomini non avevano facce contente. A Emme piaceva il giubbotto che indossava uno e l’ha ammirato per qualche secondo, ma lui non ha gradito perchè si è fermato minaccioso, le gambe divaricate, le mani sui fianchi e un’espressione che diceva: avvicinati che ti uccido.

Ho la testa da un’altra parte e accumulo mille immaginazioni surreali. Come quella in cui i personaggi delle mie storie sono apparsi nella mia stanza. Anche quelli dei due racconti in corso.
Il protagonista di uno mi è simpatico (Tonino sollevò le labbra e scoprì i denti. Denti dritti, candidi, un po’ aguzzi, su cui non c’erano dubbi: costituivano,senz’altro, il suo cavallo di battaglia. Ma si possono fare conquiste attraverso i denti se uno non ride, anzi non sorride praticamente mai? E poi come lo chiamava Antonella in certi momenti che si lasciava andare? Il mio squaletto. Squaletto, non squalo. E ciò era mortificante e gli faceva passare la voglia dell’amore. Che poi non combinava più niente. Non la dire quella parola, no? Io la dico con affetto, rispondeva lei con gli occhi limpidi e l’espressione testarda).
Ma gli altri sono quattro che non vorrei mai conoscere dal vivo. Così ho deciso di regalare a uno di loro una nota in modo che non mi disturbi di averlo qui nella mia stanza.

Stasera me ne vado ad Amsterdam alla libreria Bonardi dove Quelli di Astaroth  si esibiscono in: Un ululato con un brivido d’autunno.

Ho ripreso a leggere Dostoevskij. Ho cominciato da Il Sosia dove c’è questa frase che ben mi si addice in questo periodo: Per un paio di minuti però rimase a giacere immobile sul suo letto, da uomo non ancor pienamente sicuro se si sia svegliato o dorma tuttora, se esista nella veglia e nella realtà tutto ciò che intorno gli succede o sia il seguito delle sue disordinate e assonnate fantasticherie.

Categorie: Pensierini

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “Post slegato d’autunno…”

  1. utente anonimo dice:

    Grande Il sosia. E’ passato un po’ di tempo da quando l’ho letto, ma sembra ieri, tanto mi è piaciuto.

    R4

  2. giorgi dice:

    Sarà pure slegato d’autunno, ma è un bel post, ecco. Immagino che i tuoi personaggi saranno spaventosi, eh?

  3. alice121 dice:

    un po’ spaventosi, sì, ma in un modo “normale”.

  4. CloseTheDoor dice:

    a le cinqo de la tarde

    qué pasa a le cinqo de la tarde? :)

  5. alice121 dice:

    è terribile: tutte le frasi sono già state occupate;-)

  6. MaxWeb dice:

    …sprazzi di vita.

    Mi ci perdo.

  7. Effe dice:

    Dosto ha già scritto tutto, lo so.

    Occorre contare sulla smemoratezza degli uomini

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