Un paio d’ore a O. ogni…
09-11-2006
Un paio d’ore a O. ogni mercoledì
O., il paese dove abitavo prima, lo salverei per due cose: il campanile e il negozio di fiori.
Il campanile non ha proprio nulla di speciale.
E’ grigio scuro e spicca tra tutte le casette di O. come svetta qualsiasi campanile in tutti i paesi d’olanda, e ha un galletto dorato in cima che gira in modo scontato quando tira il vento. Però l’ho guardato a lungo sotto differenti prospettive questo campanile, con l’oscurità e la luce nei quattro anni in cui ho vissuto lì. Lo vedevo anche sottile e nero dalla finestra dove c’era la mia scrivania e mi ha ispirato, forse per questo suo essere uguale ma anche diverso, un certo numero di storie non scritte e qualcuna in cui invece è finito sulla carta, riconoscibilissimo.
Poi c’è il negozio dei fiori.
Il negozio dei fiori dovrebbe essere menzionato nella guide d’Olanda. Vero che poi bisognerebbe arrivare fino a O. solo per lui.
Se amate i fiori, lasciate perdere. Se invece vi attrae tutto quello che esce un po’ fuori dal già visto, bisognerebbe cercarlo. Più che descriverlo il negozio di fiori di O. si dovrebbe fotografare una volta la settimana quando cambia l’allestimento. Scattare un centinaio di foto, selezionarle e tappezzarci una parete di una stanza. Due aggettivi che gli stanno bene: solenne e misterioso. Insomma il contrario dei nostri negozi dei fiori.
Ci sono i vasi. Giganti o con forme curiose, minimalisti: marrone chiaro, neri, grigi, e di colori accecanti. Ci sono piante strane, enormi, contorte, la maggior parte sconosciute. Che vengono abbinate con i vasi. Delle viole chiare in un vaso dipinto a mano di vernice nera. Un mazzo di tulipani neri dentro un vaso grigio chiaro. E poi le decorazioni della vetrina. Decorazioni non è proprio il termine esatto. Ho visto invenzioni in quella vetrina che mi hanno stupito, sempre.
Ieri c’erano dei tubi argentati dello spessore di tre centimetri. Uno piegato a forma di specchio, un altro che pareva un serpente con la bocca spalancata che stava per mordere, uno che era un cerchio perfetto. Ho scattato una foto, velocemente, due o tre persone che passavano si sono voltate a guardarmi, per un attimo mi sono sentita come quando fotografavo a Sidi bu said i vecchi che dormivano davanti alle case.
Ho riguardato la foto dopo aver scritto queste righe e l’immagine s’avvicinava poco alla mia descrizione.
Ieri il campanile tagliava un cielo marrone, minaccioso. Con un cielo così poteva capitare qualunque cosa. Anche che scendessero gli alieni.
Ma forse sono già atterrati molti secoli fa.
Del cielo non ho foto, però.
O., il paese dove abitavo prima, lo salverei per due cose: il campanile e il negozio di fiori.
Il campanile non ha proprio nulla di speciale.
E’ grigio scuro e spicca tra tutte le casette di O. come svetta qualsiasi campanile in tutti i paesi d’olanda, e ha un galletto dorato in cima che gira in modo scontato quando tira il vento. Però l’ho guardato a lungo sotto differenti prospettive questo campanile, con l’oscurità e la luce nei quattro anni in cui ho vissuto lì. Lo vedevo anche sottile e nero dalla finestra dove c’era la mia scrivania e mi ha ispirato, forse per questo suo essere uguale ma anche diverso, un certo numero di storie non scritte e qualcuna in cui invece è finito sulla carta, riconoscibilissimo.
Poi c’è il negozio dei fiori.
Il negozio dei fiori dovrebbe essere menzionato nella guide d’Olanda. Vero che poi bisognerebbe arrivare fino a O. solo per lui.
Se amate i fiori, lasciate perdere. Se invece vi attrae tutto quello che esce un po’ fuori dal già visto, bisognerebbe cercarlo. Più che descriverlo il negozio di fiori di O. si dovrebbe fotografare una volta la settimana quando cambia l’allestimento. Scattare un centinaio di foto, selezionarle e tappezzarci una parete di una stanza. Due aggettivi che gli stanno bene: solenne e misterioso. Insomma il contrario dei nostri negozi dei fiori.
Ci sono i vasi. Giganti o con forme curiose, minimalisti: marrone chiaro, neri, grigi, e di colori accecanti. Ci sono piante strane, enormi, contorte, la maggior parte sconosciute. Che vengono abbinate con i vasi. Delle viole chiare in un vaso dipinto a mano di vernice nera. Un mazzo di tulipani neri dentro un vaso grigio chiaro. E poi le decorazioni della vetrina. Decorazioni non è proprio il termine esatto. Ho visto invenzioni in quella vetrina che mi hanno stupito, sempre.
Ieri c’erano dei tubi argentati dello spessore di tre centimetri. Uno piegato a forma di specchio, un altro che pareva un serpente con la bocca spalancata che stava per mordere, uno che era un cerchio perfetto. Ho scattato una foto, velocemente, due o tre persone che passavano si sono voltate a guardarmi, per un attimo mi sono sentita come quando fotografavo a Sidi bu said i vecchi che dormivano davanti alle case.
Ho riguardato la foto dopo aver scritto queste righe e l’immagine s’avvicinava poco alla mia descrizione.
Ieri il campanile tagliava un cielo marrone, minaccioso. Con un cielo così poteva capitare qualunque cosa. Anche che scendessero gli alieni.
Ma forse sono già atterrati molti secoli fa.
Del cielo non ho foto, però.
Categorie: Roba d'Olanda
[ 4 commento(i) ]
il 09-11-2006 alle 16:19
ho immaginato tante volte di arrivare da solo in una città straniera, solo e senza niente. Avrei vissuto umilmente, perfino miseramente. Innanzitutto avrei custodito il segreto… (J.G.)
il 09-11-2006 alle 20:52
di chi è questa frase?
il 12-11-2006 alle 17:11
Io ho un ricordo bellissimo della casa di O.
il 13-11-2006 alle 11:05
anch’io quando c’eri tu;-)