Un fatto che non riesco a dimenticare.
Dopo
Allora gli hai menato? Chiede un tipo che ha come segni particolari avambracci grossi come zampe d’elefante con un pelame fitto e pettinato.
Macché! Risponde uno basso, compatto, capello biondo ossigenato ravviato indietro in una simulazione perfetta di una criniera leonina, strizzato in un completo jeans che svela dettagli di un corpo non certo appetibile.
Macché! Non reagiva. Stava lì come un deficiente a ripetere che lui non ha detto nulla, che l’avevano seguito. Gli ho dato qualche pizza, ma così, senza soddisfazione.
Prima
Tra il marciapiede e la strada davanti alle bancarelle d’abbigliamento, un gruppo di uomini che lavorano lì, probabilmente i padroni, si sistemano a cerchio. Al centro del cerchio c’è uno sui trenta che non ha l’aspetto di un ragazzo sui trenta,  ma che sembra invece un uomo sui trenta di quaranta anni fa. Indossa un giubbotto di renna slacciato su una polo gialla che mostra la curva della pancia, i capelli neri pettinati con una riga a destra, le guance paffute e rasate, un borsello a tracolla sulla spalla sinistra.
Davanti a lui il tipo compatto delle righe precedenti.
L’uomo compatto strilla, l’uomo di quaranta anni fa risponde a bassa voce, sembra tranquillo.
Pur trovandomi a una decina di metri da loro non mi arriva una parola di quello che si dicono. Il tipo compatto mi dà le spalle, il tipo di quaranta anni fa è rivolto verso di me.
Il tipo compatto alza ancora la voce, urla talmente forte che dovrei sentirlo per forza, ma il brusio delle persone che ho intorno, delle auto che cercano di passare per la strada bloccata dai furgoni parcheggiati in seconda fila coprono le parole e sento solo la sua rabbia.
Poi il tipo compatto colpisce al viso l’uomo di quaranta anni fa. Sei, otto sberle forse anche dieci. Ne dà un paio e fa una pausa, gli urla contro e paf, paf, prosegue.
Le guance del tipo diventano rosse e poi rosso scuro.
Non indietreggia, non si ripara con le braccia, non accenna a nessun tipo di difesa. Rimane lì fermo sotto gli occhi di tutti e durante la pausa parla, sempre a bassa voce.
Io
Aspetto i figli che si misurano dei jeans dietro a un telo attaccato a un bastone.
E faccio di no con la testa al venditore che vuole trovare qualcosa anche a me.
Il venditore assomiglia a un personaggio di un fumetto che leggevo da bambina. Un pirata francese che navigava con un vascello sui mari in tempesta. Quando i mari si calmavano andava all’arrembaggio, infine approdava a un porto e s’innamorava perdutamente di una donna per poi ripartire malinconico.
Però questo qui ha parecchi chili in più che in fase d’arrembaggio gli sarebbero d’ostacolo e due occhi blu, mentre il tipo del fumetto li aveva scuri.
Al quinto giubbotto che slaccia per mostrarmi l’imbottitura gli chiedo: perché quel tipo non reagisce?
Scuote la testa. Modifica il tono. Da uno convincente passa a uno misterioso. Mi si avvicina.
Perché… Quello con il giubbotto di renna è un ladro. Ruba nelle macchine parcheggiate qui intorno e i portafogli alla gente. Qualche giorno fa ha nascosto della roba dietro la bancarella di quel tipo. Pochi minuti dopo sono arrivati dieci carabinieri di corsa, hanno recuperato la roba e hanno arrestato quello biondo, che non c’entrava nulla. Ora lui lo punisce. Già noi gli avevamo detto che non si doveva far più vedere da queste parti, invece è tornato.
Perché non si difende?
Il pirata solleva le spalle. E’ un ladro scemo, risponde. Mi sa proprio che un giubbotto non lo vuoi, eh?
Io non capisco. Non capisco come non abbia l’istinto di tirarsi indietro. Di parare lo schiaffo.
Non c’è niente da capire, dice. Ha torto, punto.
Pensierino che non porta da nessuna parte
Quel tipo s’è alzato dal letto, si è fatto la barba e forse una doccia, si è infilato una polo gialla stirata, un paio di pantaloni, ha pensato è ottobre, e ha indossato il giubbotto di renna anche se la temperatura era estiva, ha bevuto un caffè a casa o al bar e si è diretto dove va tutte le mattine, malgrado l’avvertimento di non comparire più. Con il tipo compatto probabilmente di nuovo lì alla bancarella. Quando l’ha avuto davanti invece di fuggire o di bucare il cerchio quando era circondato, è rimasto immobile a prendersi le sberle con la faccia di uno che aspetta che gli incartino il pane.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “Un fatto che non riesco a dimenticare….”

  1. utente anonimo dice:

    non so perchè ma il tuo racconto mi inquieta.. in più, la settimana scorsa ho sognato di essere in un negozio assieme ad un carissimo amico che continuava ad intascare oggetti - ovviamente veniva pizzicato all’uscita. Che vorrà dire?? mah! baci e bentornata, Leo

  2. alice121 dice:

    entrambi hanno avuto un comportamento non spiegabile. Il ladro non reagendo in alcun modo, il tuo amico nel sogno continuando a rubare pur sapendo che sarebbe stato

    fermato. E quello che non si spiega inquieta.

    baci a te;-)

  3. donnavidens dice:

    Cavolo…

  4. LaSirenetta dice:

    eccerto, aveva torto!

    tutto chiaro, no?

    :)
    splash!

  5. giorgi dice:

    masochista? Oppure sapeva che se avesse reagito sarebbe andata peggio…

  6. utente anonimo dice:

    Alice m’è piaciuto tantissimo il tuo racconto. Scrivi anche molto bene; coltiva tua passione e fanne partecipe gli altri.

    Con simpatia ed amicizia ANDREA

  7. alice121 dice:

    Andrea: grazie!

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