Ma non dicevi che saresti voluta restare ancora qualche giorno?
La temperatura tropicale di Roma ha colpito Lo e la gatta: il primo ha rimediato una febbre, la seconda un raffreddore. Quando la decisione di rimandare la partenza era stata presa, e Lo s’alzava dal letto sentendosi un po’ meglio, ho infilato roba alla rinfusa nelle valigie e via.
Come passare il controllo all’aeroporto senza perquisizioni? Con un ragazzino influenzato che innaffia giacche, giubbotti e divise di chiunque si trovi nelle vicinanze.
Così si è creato il vuoto intorno a noi e abbiamo proseguito relativamente tranquilli.
A Parigi per due ore.
Mamma fai la normale, per favore.
Davanti agli imbarchi i francesi hanno costruito un’area massaggi. Ti accomodi su una poltrona con una forma speciale e in dieci minuti ti tolgono la stanchezza dell’attesa.
Che c’è di strano, chiedo.
Sei sotto gli occhi di tutti e poi è una roba da vecchi.
Invece quelli che avevano pagato per farsi togliere lo stress avevano tra i trenta e i quaranta anni.
Però quando Fran pronuncia la frase: roba da vecchi, io mi ritraggo dall’azione che sto per compiere come una lumaca nel guscio.
A Schiphol sotto l’ombrellone dei fumatori dopo nove ore di viaggio mentre Fran (sono il tuo facchino, ormai. Ma sei così incredibilmente forte! Sì ma i pesi pesano lo stesso) aspetta i bagagli. Arriva un tale con i capelli all’olandese (rasati sulla nuca più lunghi in cima), carnagione scura, occhi neri, sopracciglia folte.
Oh madonna mia, dice con un sospiro tirando fuori una sigaretta.
Con le dita nascondo il titolo del libro che ho appoggiato vicino al posacenere, il tipo mi domanda d’accendere, in inglese.
Eccomi qui. Sono atterrata da pochi minuti e già mi sono settata in modalità non comunicativa, mentre nei giorni passati sono stata sempre disponibile alle micro conversazioni che nascevano dalle attese.
Ci rifletto un po’ su questa cosa, mentre il facchino vigila il nastro, e concludo che non è il luogo che determina la mia disponibilità al dialogo ma è la prevedibilità del dialogo che avrei avuto con costui, emigrante come me, che non mi attira.
Poi dopo altri quarantasei chilometri sono finalmente a casa.
Nel giardino al buio a respirare aria di caminetto.

Categorie: Pare che sia andata

[ 5 commento(i) ]

5 Responses to “Ma non dicevi che saresti voluta restare…”

  1. Effe dice:

    a casa

    è una stranssima espressione

  2. alice121 dice:

    io mi confondo sempre quando la uso.

  3. utente anonimo dice:

    ammettilo, ormai ti manca anche quell’aria. Giamaica

  4. alice121 dice:

    ammetto tutto;-)

  5. LaSirenetta dice:

    io la prima volta che ho visto una (una sola però!) poltrona per massaggi in aeroporto è stato a bruxelles una decina di anno fa… e mi ci sono fiondata a razzo: e dieci anni fa, ti assicuro, ero persino più giovane di adesso!! :P
    splash!

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