E’ facile: non puoi sbagliare! Dicono in coro.
E’ il mio ex collega a prendere la parola: è lontano, però con una metro, due autobus e cinquecento metri di walking sei arrivata.
Walking?
Walking! Sentito che pronuncia? Da settembre ho iniziato un corso d’inglese!
Ma che stai dicendo? E’ la mia ex collega che interviene. Uochin, due autobus, una metro? Dove la vuoi mandare? L’inglese t’ha confuso l’orientamento oltre che il cervello. Quella strada è vicina. Tre fermate di metro e poi lo uochin che dice lui.
Ma no.
Ma sì. Verifichiamo sul computer, dice lei.
Un momento, dico io. Forse esistono due vie con lo stesso cognome. L’iniziale del nome è P.
E’ vero, ci sono due strade, dice la mia ex collega. Però avevo più ragione io. Perché io ho fornito le indicazioni per P.B., tu invece per E.B. e l’avresti spedita dall’altra parte della città.
La strada dell’altra parte della città è più grande. Avendo a disposizione solo il dato del cognome è più normale che si pensi a quella piuttosto che al vicolo che le hai indicato tu.
Però la mia è quella giusta.
La mia era quella più logica.
Però…
Come faccio a dimenticare queste micro discussioni?
E’ facile: non puoi sbagliare. Devi andare dritta, poi giri a destra e sei quasi arrivata.Mi dice un ragazzo con dei capelli lunghissimi legati con un elastico e un cane nero al guinzaglio che non pare molto contento della spiegazione o della sosta.
Scusate se m’intrometto. E’ un signore anziano d’altri tempi che interviene. Indossa un impermeabile grigio leggero e ha dei capelli bianchi e umidi ravviati all’indietro.
Così le fai allungare la strada.
Ci sono i lavori in corso per questo la deve allungare, dice il ragazzo.
Se taglia per le scalette che le indico io, accorcia di almeno trecento metri.
E’ vero, dice il ragazzo.
Il cane scodinzola speranzoso.
E’ facile: non puoi sbagliare, continua il signore anziano. Vai sempre dritta e poi…
Arrivo alla fine della strada, c’è una specie di giardino circolare che non è proprio un giardino, ci sono delle panchine, un tipo che legge molto concentrato, un tipo da cui non ti aspetteresti una concentrazione simile nella lettura, tre ragazzini in ginocchio che smontano una bicicletta, un ragazzo appoggiato a una panchina che guarda un punto dove le case scompaiono e inizia la campagna o il prato, non so cosa sia quella distesa di verde un po’ selvaggia lì di fronte.
Mi avvicino a una signora anziana in compagnia di un’altra più giovane.
La giovane è di un paese dell’est e non sa nulla di strade, la signora anziana sì, ma non ce la fa a parlare. Biascica qualche parola con enorme fatica.
Ringrazio, mi allontano e chiedo ancora.
Sei vicina, mi dice un tipo sui quaranta e una barba nerissima. So che è da questa parti, ma non so dove esattamente.
E’ facile non puoi sbagliare.
Mi volto.
C’è una signora bionda con una giacca viola.
E’ lì. Punta un dito indice con l’unghia lunga e dipinta di una tonalità più scura di quella della giacca.
Dietro quel pino inizia la strada che cerchi.
All’ultimo piano c’è un odore incredibilmente struggente di peperoni ripieni.
L’odore per le scale dei peperoni ripieni: come posso dimenticarlo?
L’odore non proviene dall’appartamento in cui entro io.
C’è un corridoio lungo e ampio con le pareti ricoperte da libri.
Vieni, mettiamoci qui.
Sono in una stanza completamente tappezzata da libri. C’è una piccola scrivania in un angolo sommersa anche essa da libri stropicciati e nuovi e una finestra da cui entra il principio di un tramonto e un pezzo di quella cosa che è un po’ prato e un po’ campagna.
Quanta luce, dico. Quanti libri, invece, me la tengo per me.
C’è un oggetto a cui do un’occhiata per un attimo. Un oggetto di legno, antico, una specie di triciclo, ma non proprio. Per capire dovrei guardare ancora.
Il tipo sta vicino alla finestra.
Seguo le sue parole e il sole che scende.
La rete sta uccidendo i classici, dice a un certo punto.
E’ vero, rispondo io. Ci penso da tempo a questa cosa. Mi sono fatta una promessa: per ogni autore vivente che leggo, ne leggerò uno nato almeno agli inizi del novecento.
Il tramonto diventa crepuscolo e io continuerei a chiacchierare ancora, ma mi viene in mente che magari il tipo vorrebbe che andassi via, ma che per cortesia non dà segnali a riguardo. Mi faccio una di quelle menate pazzesche e mi alzo in piedi di scatto, come se mi fossi ricordata di un appuntamento improvviso.
Devo andare, adesso.
Hai avuto difficoltà a trovare la strada?
Ma no! Era facile, non potevo sbagliare.
Sulla strada che mi riporta a casa ripenso alla luce al mio ingresso nella stanza, all’oggetto che ho guardato di sfuggita. Poi passo davanti a una libreria e compro Quella sera dorata e La recita di Bolzano.
Categorie: Fatti italiani
[ 10 commento(i) ]
il 24-10-2006 alle 11:19
..la naturalezza del raccontare sensazioni… ora mi hai fatto venire volgia di peperoni!! Oggi sono particolarmente recettiva.
OrsaLè
il 24-10-2006 alle 11:21
Eh ohh? Prima mi sembra di entrare in punta di piedie venirti dietro, dietro ad un terzo piano della Garbatella in giro per i lotti popolari. Poi leggo anche altro è mi chiedo che mai potesse voler dire.
Metaletture (le mie).
il 24-10-2006 alle 13:12
spero tu abbia scelto i libri senza chiedere indicazioni: tutte le vie conducono al medesimo punto, cambia solo il paesaggio.
il 24-10-2006 alle 19:47
oh, i peperoni ripieni … ho la salivazione scatenata, mannaggiattè
bello bello bello la stanza col sole e i libri, e lui contro la finestra, e l’oggetto misterioso… ma perchè non sei rimasta a chiacchierare invece di farti prendere da quella che mi sembra paura delle novità (ma forse mi sbaglio, forse era solo soggezione)?
però se il risultato è stato l’acquisto di sandor marai, posso anche perdonarti il fatto che lo hai accomunato a quel peter cameron che non riesce ad attirarmi proprio per nulla!
splash!
il 24-10-2006 alle 23:15
orsalè: che poi questi peperoni mi toccherà suggerire a qualcuno di prepararli, ché quelli del ristorante sono pieni d’olio e a me di cucinare mica mi va…
saltino: poteva anche essere la Garbatella, però lì non c’è una parte
vuota che è una via di mezzo tra
prato e campagna… E comunque nessun significato nascosto. Per lo meno credo;-)
manuel: di questa tua affermazione
mica sono convinta.
sire: le novità non mi fanno affatto paura, anzi. Non conoscevo molto bene la persona con cui chiacchieravo ed era di un’educazione spiazzante;-)
il 25-10-2006 alle 8:40
Grazie, Ale, che bella lettura! Non so a Roma, ieri qui a B. nel centro-nord (compromesso) c’era scirocco e un cielo limpidissimo, cosa rara. Ho sentito l’impulso di scattare qualche foto al crepuscolo, forse proprio mentre tu ti facevi le menate..
te ne invio un paio via mail. Un abbraccio, Leo
il 25-10-2006 alle 11:18
è terribile, quel Non puoi sbagliare.
Non puoi.
Non puoi.
Mentre è spesso dall’errore, dallo scarto, dalla differenza, che arrivano piccole verità.
C’è il diritto all’errore, anche toponomastico
il 25-10-2006 alle 17:09
io, tra l’altro, quando sbaglio finisco sempre per divertirmi.
il 26-10-2006 alle 8:34
gli hai detto del coro?
d.
il 26-10-2006 alle 11:11
gli ho detto, sì.