Mirco Pellicino aggiornava il blog la mattina quando tornava dal lavoro.
Mentre sua nonna gli scaldava il latte con il cacao, lui allacciava il portatile al filo della rete e postava quello che aveva scritto la notte piegato sulla brandina.
Scambiava due parole con la vecchia, sua madre a quell’ora era già uscita da un pezzo, poi lei andava a messa, lui a dormire.
Veniva alla luce verso mezzogiorno, con il borbottio della moka.
Ancora in pigiama faceva fuori i rigatoni al sugo, sorseggiava il caffè e guardava insieme alla nonna una telenovela, scambiando qualche parere sulla puntata, infine la nonna domandava: esci? Lui rispondeva: studio! Lei allora alzava le mani verso il ritratto di Padre Pio e diceva: se ti sentisse tuo padre!
Lui tornava nella sua stanzetta e passava in rassegna le coppe di judo. Quella che guardava per ultima era sempre la coppa del 2003 che aveva una forma orrenda, ma che gli ricordava una grande vittoria.
Sospirava e apriva il libro di Diritto Civile e studiava fino alle cinque quando sua madre tornava dalla sartoria. Chiacchierava un po’ anche con lei, mentre correvano i titoli di un’altra telenovela, e quando la madre attaccava a litigare con la nonna, fuggiva nella cameretta e si faceva un giro in rete. Controllava gli accessi e i commenti al suo blog che erano bassi i primi e quasi inesistenti i secondi. Forse perché l’aveva aperto da poco o perché non commentava mai quelli degli altri, chissà. Infine dava un’occhiata al suo romanzo e diceva: il mese prossimo lo spedisco alle case editrici.
La sua vita filava via così, da bravo ragazzo o da sfigato, a seconda che a definirlo fosse Don Dino, il prete della parrocchia, o Erri Putacchia, il capo di quelli del bar.
Alle sei ficcava nello zaino la sua cena e andava a prendere Desirè, la sua ragazza, che lavorava come shampista da una parrucchiera. La sbaciucchiava e la palpava il giusto tra le siepi spelacchiate di un giardino nelle vicinanze e dopo l’accompagnava in palestra o a casa e lui attaccava il turno come guardiano di notte al garage Felloni.
Leggeva nella gabbia di vetro annerita dai gas di scarico e verso le undici, quando i clienti erano quasi tutti rientrati, apriva il portatile e lavorava ancora sul romanzo o buttava giù un post.
Era il terzo romanzo che aveva scritto.
Gli altri due giacevano spiegazzati sul soppalco del bagno.
A sua madre, a sua nonna e a Desirè erano piaciuti da impazzire, ma nessuna delle case editrici, a cui li aveva spediti, aveva risposto. Quell’estate li aveva riletti, dopo mesi che non li sfogliava, e li aveva trovati disgustosi, un pietoso intreccio di banalità. Questo, invece, l’aveva ripreso dopo averlo messo in quarantena e continuava a essere soddisfatto. Inoltre, Desirè aveva sbadigliato quando gliene aveva letto qualche pagina, la nonna era caduta in catalessi come faceva davanti alla trasmissione di Porta a Porta e a sua madre era salita una tosse nervosa. Erano segnali positivi questi.
Era un uomo felice, dunque. Sfigato, bravo ragazzo, ma felice.
Fino al concorso bandito da Scritto Mesto.
Il concorso diceva: invia una raccolta di post del tuo blog, di racconti, un romanzo, quello che vuoi. Il vincitore realizzerà il suo sogno: pubblicherà un libro. E Mirco Pellicino si era iscritto. Forse è arrivata la mia occasione, pensò. Oppure prenderò un’altra batosta, e la gente riderà di me e della mia storia. Insomma Mirco era preparato al peggio, ma sperava nella vittoria.
Non aveva fatto i conti con le modalità di voto che, dopo qualche giorno, si succhiarono la sua speranza. Bisognava procurarseli i voti e l’impresa gli sembrò più ardua delle difficoltà in cui s’era imbattuto nello scrivere il romanzo.
Mise un annuncio sul suo blog. I suoi due lettori: Il Gambero di Catania e Il Faro Nero di Bari gli diedero un bel dieci, lui per non barare si assegnò un otto. A quel punto gli altri partecipanti si accorsero di lui e fioccarono un numero imprecisato di uno fino ad abbassargli la media a tre. Capì che se voleva la sufficienza, doveva avere un numero elevato di voti e che quindi era fregato. Perché lui non conosceva nessuno. Se avesse lavorato in una banca o in un ministero allora sì che avrebbe avuto qualche possibilità. Bastava mandare una bella lettera ai colleghi e il gioco era fatto.
Provò a domandare a qualche cliente del garage che gli pareva più evoluto se usasse internet, ma ricevette solo risposte negative.
Desirè sparse la voce tra le signore a cui lavava i capelli e in palestra, ma non ci furono altri voti.
Sua madre riuscì a sfilare un bel dieci al figlio della Contessa Marchesini, ma venne subito annullato da una cascata di uno.
Un pomeriggio invece di aprire il libro di Diritto Civile, scese a parlare con quelli del bar, anzi con il loro capo.
Attese pazientemente che Erri Putacchia finisse il pokerino, gli offrì una birretta e aspirò, impassibile, il fumo delle sue tre sigarette mentre lo ascoltava ripetere per l’ennesima volta perché aveva abbandonato il calcio per la lotta libera.
Alla fine Erri disse: se è per darti una mano a uscire dalla tua vita sfigata…posso portarti i voti di tutti gli abitanti del Pigneto.
Davvero? Chiese Mirco.
Davvero. Per uno del Pigneto questo e altro! Rispose Erri Putacchia battendo il pugno sul tavolo e rovesciando il posacenere.
Qual è il numero a cui dobbiamo inviare il voto?
Il numero? Non è attraverso i cellulari che si vota, Erri, ma attraverso la rete!
La rete? E che sarebbe?
Internet!
Ah quella dove si scaricano le cose porno. Se è così non ti posso aiutare. Non conosco nessuno che la usa. Qualcuno che va agli internet Point, certo, però sono pochi. Se era con i cellulari…
Grazie lo stesso, disse Mirco Pellicino.
Quella notte, mentre lavava le macchine, pensò di aprire un numero infinito di caselle di posta elettronica e di farsi un giro per tutti gli Internet Point di Roma, ma poi cambiò idea.
Si era da poco addormentato quando fu svegliato dalle urla della nonna.
Vinci il concorso! Vinci il concorso! Urlava con il fiatone e il viso paonazzo.
Oddio mi sento male! Aggiunse ansimando come una locomotiva.
Mirco l’aiutò a togliersi il cappotto, le scarpe, la fece accomodare sulla sedia, le portò un bicchiere d’acqua. Attese.
Ho parlato con Don Dino, disse la nonna, quando il colorito scese al rosa. Lui ha quella roba che hai tu.
Un blog?
Sì, quello, e conosce anche il concorso di Scritto Pesto. E ha un blog famoso come una stella.
Scritto Mesto. E’ una blog star?
Sì. Ha contatti con i ragazzi degli oratori di tutta Italia attraverso il blog. Ha detto che chiederà di votarti. E domenica durante la predica ne parlerà anche i fedeli.
Mirco strizzò la nonna in un abbraccio quasi mortale.
Però vuole qualcosa in cambio.
Cosa?
Devi venire a fare le letture in chiesa la domenica, dice che come te non legge nessuno. E poi, se occorre, anche il chierichetto. Per un anno, ha detto.
Don Dino lo sa che non ho più la fede.
Dice che se stai lì poi ti torna.
E se non vinco? Non è detto che la giuria scelga proprio il mio romanzo.
Glielo ho fatta anch’io questa osservazione al Don. Lui m’ha risposto che ti devi assumere il rischio. Comunque, la nonna strizzò gli occhi (non era capace di fare l’occhietto), comunque è un prete influente.
La giuria è tutta di Sinistra, rispose Mirco scuotendo la testa.
I figli della Sinistra fanno la comunione, fece notare lei.
Allora? Cosa gli dico?
E allora rispondi: sì.
La nonna balzò dalla sedia come una lepre e trascinò il nipote in un girotondo.
Quando Mirco aprì il pacco con le copie del romanzo pubblicato da Scritto Mesto,vinto ex aequo con un altro blogger-scrittore, un dirigente di una filiale di una banca, e ne aspirò l’odore, gli parve di avvertire, oltre a quello della carta e dell’inchiostro, uno più tenue che gli ricordava quello dell’incenso.
Le modalità di voto del concorso di Scritto Mesto a cui partecipò Mirco Pellicino sono le stesse di queste.
Per il resto: qualsiasi somiglianza con persone reali, fatti o luoghi è assolutamente casuale.
Categorie: Storie per blog
[ 13 commento(i) ]
il 13-10-2006 alle 0:26
e Marco Pellicano?
il 13-10-2006 alle 8:38
non partecipò al concorso per colpa di un errore di Scritto Mesto.
il 13-10-2006 alle 10:04
grandiosa!
il 13-10-2006 alle 11:05
Comunque, al di là di tutto, il libro di Pellicino è interessante.
Uno spaccato di vita a basso costo, un sogno a mezza altezza. ALcune pagine sono particolarmente riuscite. Il frontespizio, per dire.
A voi è l’invidia che vi fa parlare, Donna Alice.
il 13-10-2006 alle 11:23
grazie giorgi;-)
effe: è perchè io sono meno coraggiosa e più pigra di Pellicino (che partecipava ai concorsi e spediva alle case editrici) e aspetto che mi vengono a cercare;-)
il 13-10-2006 alle 11:49
Rido, sorrido e taccio. Almeno per una volta… però mi scappa da ridere ancora!
Scusate!!! (fugge in veranda…).
il 13-10-2006 alle 13:12
stupendo….
ora vado dal prete.
baci
Shesaid
il 13-10-2006 alle 13:26
Insomma, abbiate fede, luci e ombre, qualcuno vincerà, ex aequo, ma qualcuno vincerà.
il 13-10-2006 alle 18:33
Effettivamente quel regolamento mi ha sempre lasciato perplesso.
R4
il 13-10-2006 alle 20:52
bellissimo, alice
(ma anche Pellicino andava a dar spettacolo di sé in modo indecoroso nei commenti?)
il 13-10-2006 alle 23:30
Mirco Pellicino era timidissimo nei commenti, nel bene e nel male;-)
il 16-10-2006 alle 12:52
ti lascio un applauso e un a risata!
il 26-10-2007 alle 12:51
[...] lo scopo: mi ero distratta un po’. Con Prima che la storia finisca mi sento un po’ come Mirco Pellicino Era il terzo romanzo che aveva scritto. Gli altri due giacevano spiegazzati sul soppalco del bagno. [...]