Chiara
C’era stato un tempo in cui Chiara Bersani s’alzava al primo chiarore dell’alba perché aveva bisogno di riflettere prima di uscire.
Riflettere, in realtà, non era la parola giusta.
Chiara aveva bisogno di prendere coscienza di sé.
Distendeva una stuoia sul pavimento e, in calzettoni e pigiama, si tirava, si fletteva, respirava e aspirava. In basso le braccia, in alto le gambe. Poi si concentrava sui muscoli fino a quando non li identificava singolarmente. Seguiva il sangue che scorreva nelle arterie e nelle vene e si disperdeva nei capillari. Quel flusso doveva pur produrre un suono e, per quanto impercettibile, tentava d’identificarlo.
Infine entrava in cucina, si sedeva, allungava le gambe sullo sgabello di fronte, fissava il caffellatte bollente che appannava il bicchiere, i polpastrelli che sfioravano la superficie del vetro mentre mutava da nitida ad opaca, un filo di musica muoveva l’aria, e lasciava che i pensieri le calassero addosso.
Ma non era esatto chiamarli pensieri.
Va? Non Va? E Perchè Non Va?
Categorie: Incipit, Tre in una stanza
[ 14 commento(i) ]
il 20-09-2006 alle 11:38
Come la mia Berthally… solo che lei è vera e vive sperduta in una landa del Canada orientale. Quando uscivo al mattino riuscivo a sentirmi in colpa per la mia cauta indifferenza a quella calma apparente, aria lievelmente polverosa irrorata da un sole leggero oltre le tendine ricamate di Bertally, un odore dolce di cenere, leggero come a coprir la brace.
il 20-09-2006 alle 11:55
“c’era stato un tempo in cui..” quindi ora l’abitudine mattiniera della Chiara è mutata. E come? Ha scoperto come chiamare quei pensieri? Ha identificato il suono del sangue, lo scorrere della vita stessa? Domande, domande..
baci Leo
il 20-09-2006 alle 12:01
Saltino: ho fatto quello che m’hai detto di fare, ma i commenti non mi funzionano ancora…
Leo: L’abitudine è stata mangiata da sua madre che si è trasferita lì. Eh, queste madri. Ci sono sempre loro all’origine di tutto (nel bene e nel male).
il 20-09-2006 alle 12:14
Peccato: avrei bisogno di interlocutori autorevoli… mi dispiace e grazie.
il 23-09-2006 alle 18:47
che bella prosa, Alessandra!
il 23-09-2006 alle 22:08
grazie anonimo/a!
il 24-09-2006 alle 9:59
E meno male! un post senza errori mette tristezza ….
il 26-09-2006 alle 20:50
se sono su questo blog è un buffo caso…e sorrido perchè sono perfetta omonima della tua donna del racconto…
buona fortuna
C.B.
il 26-09-2006 alle 21:24
grazie! ne ho bisogno;-)
che poi questa Chiara è la protagonista non di un racconto, ma di un romanzo, e questo che ho postato qui non è un incipit, ma l’inizio del terzo capitolo.
il 30-11-2007 alle 20:39
anche io sn capitata qui per caso ed è terribilmente ganzo che la protagonista immaginaria del romanzo, la ragazza/signora (non lo so) che ha lasciato un commento anonimo porti lo stesso e la sottoscritta si abbia tutte lo stesso nome…
il 01-12-2007 alle 12:14
ciao Chiara
Sei toscana!
La mia Chiara, invece, è di roma, ha trent’anni, qualche problema da risolvere e una banale cisti al polso che cambierà la sua vita.
il 06-12-2007 alle 22:51
Siamo in tre! Mi aggiungo all’esercito delle Chiare Bersani (nome, a quanto pare, molto più in uso di quanto immaginassi)…mi piacerebbe conoscere più nel dettaglio il tuo romanzo. Lavoro in campo artistico_teatrale e mi incuriosisce molto la presenza di una mia/nostra omonima in un opera.
In bocca al lupo per tutto,
scrivimi se ti va
Chiara Bersani
il 07-12-2007 alle 10:29
ciao Chiara!
Pensa che quando mi ha lasciato un commento la prima Chiara un anno fa, sono andata a interrogare google e sono venute fuori notizie su di te, e quindi avevo dedotto che tu fossi una certa C.B. che sta in una certa città e fa un certo lavoro. E invece era un’altra. Va be’. Più tardi magari ti scrivo.
il 10-12-2007 alle 12:29
[...] omonime di Chiara Bersani, una delle protagoniste di Tre in una stanza si cercano su google, arrivano al brano che le riguarda e mi lasciano un commento o/e mi scrivono [...]