E invece no.
Lidia Celi
Loro sono fatti così, si diceva nella macchina che faceva il servizio di navetta tra l’ospedale e le zone dei dintorni.
Sono figli. Sembra che non ti vogliono bene, ma non è vero. E’ che una madre ha il vizio di sostituire la testa della prole, con la sua, di madre, che è ben diversa. E invece si devono amare per quello che sono. Non bisogna confondere il fatto che siano venuti da te con l’idea che siano te.
Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto; non penso, accumulo passivamente impressioni. Registro l’uomo che si rade alla finestra di fronte e la donna in chimono che si lava i capelli: un giorno tutto ciò dovrà essere sviluppato, attentamente stampato, fissato. (Addio a Berlino- Isherwood)
Categorie: Tre in una stanza
[ 12 commento(i) ]
il 08-09-2006 alle 10:25
Ciao,
Vuoi far conoscere il tuo blog agli altri blogger?
Riuscirai a dare loro delle buone motivazioni per Linkarti?
Hai voglia di dare un giudizio sugli altri blog che si mettono “in gioco”?
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il 08-09-2006 alle 10:37
e chi sei allora?
il 08-09-2006 alle 11:35
Quel libro di Isherwood è proprio bello. Mi son fatto certi pianti lì sopra…
il 08-09-2006 alle 11:42
il non confondere il fatto che siano venuti da te con l’idea che siano te credo sia una delle cose più difficili.. almeno l’accorgersi dell’errore dovrebeb aprire gli occhi…
:* OrsaLè
il 08-09-2006 alle 11:51
davide: a chi lo dici. Poi sono andata a berlino.
orsa: no, quello credo che non sia difficile. E’ decidere per loro come se non fossi te che mi pare più complicato. (comunque quella non sono io:-)
il 08-09-2006 alle 12:11
Isherwood era notoriamente un guardone
il 08-09-2006 alle 12:24
che bello questo post. se mai avrò dei figli cercherò di ricordarmelo…
il 08-09-2006 alle 16:08
qualcuno scrisse: io sono un elettrobisturi.
d.
il 08-09-2006 alle 16:25
LA navetta dell’ospedale? E’ successo qualcosa? Non mi far prendere colpi… Comunque hai scritto una cosa bella bella, per noi mammine.
il 08-09-2006 alle 16:40
d.: qui si ricorda tutto (tranne quello che viene annotato sull’agenda, ahimè).
giorgi: se gli ospedali di qui avessero una navetta penserei di stare su Marte non in Olanda;-)
il 11-09-2006 alle 9:44
Che bello qui!
Quello che c’è dietro le parole è una calma sovversiva della quotidianità, un quarto d’ora in una serra con l’aroma del caffè che lambisce le rose,uno sguardo lucido e attento, tanto amore, e i dialoghi che vorrei avere con mia figlia…
Grazie
il 11-09-2006 alle 10:36
grazie a te per le tue parole!