Che nessuno chiuda quella porta….
31-08-2006
Che nessuno chiuda quella porta.
Da quando Emme è partito dormiamo con la porta della serra aperta.
E’ vero che non viene nessuno, è vero che il mio udito è sensibilissimo, soprattutto di notte quando dormo, però questa apertura verso il mondo m’inquieta assai.
E così Fran e io ogni sera ci proviamo. Ci vuole forza, destrezza e velocità per chiuderla, e noi non riusciamo a dosarli nel modo corretto questi tre elementi. E, ogni notte, ci ritiriamo nelle nostre stanze con la frase consolatoria: tanto non viene nessuno.
Fran sente la responsabilità, sa che se arrivasse qualcuno è a lui che toccherebbe agire, e se c’è un rumore, il giardino è pieno di rumori quando si fa scuro per il vento e per i gatti che si rincorrono, eccolo che scende, ma prima mi avverte: sto andando a dare un’occhiata.
E con questa frase mi ricorda quando era bambino, aveva cinque o sei anni, vivevamo ancora a Roma, e quando doveva lavarsi i denti la sera, c’era un lungo corridoio illuminato da una luce giallastra e parzialmente coperta da una libreria prima del bagno, mi diceva: io vado e canto, sottintendendo che se la canzone s’interrompeva, dovevo correre a salvarlo.
Due giorni fa, ero a letto a leggere, c’è stato un fracasso pazzesco ed è sceso con la sua Katana. Io gli sono andata dietro per incoraggiamento, sembravamo due personaggi di Dungeons & Dragons che avevano smarrito il gruppo, lui il guerriero e io la maga, come ai bei tempi. E invece non era nessuno, solo il secchio della spazzatura che s’era rovesciato.
Ieri sera, invece, stavo per tagliare la testa alla gatta. Ero al settimo o all’ottavo tentativo di: “afferra la maniglia tira con violenza devia verso l’esterno” per permettere alla serratura di agganciarsi e lei, la gatta intendo, è comparsa dall’oscurità e ha infilato la testa sulla soglia quando mancavano trenta centimetri alla chiusura. Ho urlato, ma ormai avevo preso lo slancio e non mi potevo fermare, la porta s’è chiusa, la serratura non è scattata e lei, un istante prima, è balzata indietro con una velocità fulminea.
Eccomi, urlava Fran, ma non c’erano ladri, stupratori e nemmeno assassini, c’ero soltanto io che morivo dal ridere.
Da quando Emme è partito dormiamo con la porta della serra aperta.
E’ vero che non viene nessuno, è vero che il mio udito è sensibilissimo, soprattutto di notte quando dormo, però questa apertura verso il mondo m’inquieta assai.
E così Fran e io ogni sera ci proviamo. Ci vuole forza, destrezza e velocità per chiuderla, e noi non riusciamo a dosarli nel modo corretto questi tre elementi. E, ogni notte, ci ritiriamo nelle nostre stanze con la frase consolatoria: tanto non viene nessuno.
Fran sente la responsabilità, sa che se arrivasse qualcuno è a lui che toccherebbe agire, e se c’è un rumore, il giardino è pieno di rumori quando si fa scuro per il vento e per i gatti che si rincorrono, eccolo che scende, ma prima mi avverte: sto andando a dare un’occhiata.
E con questa frase mi ricorda quando era bambino, aveva cinque o sei anni, vivevamo ancora a Roma, e quando doveva lavarsi i denti la sera, c’era un lungo corridoio illuminato da una luce giallastra e parzialmente coperta da una libreria prima del bagno, mi diceva: io vado e canto, sottintendendo che se la canzone s’interrompeva, dovevo correre a salvarlo.
Due giorni fa, ero a letto a leggere, c’è stato un fracasso pazzesco ed è sceso con la sua Katana. Io gli sono andata dietro per incoraggiamento, sembravamo due personaggi di Dungeons & Dragons che avevano smarrito il gruppo, lui il guerriero e io la maga, come ai bei tempi. E invece non era nessuno, solo il secchio della spazzatura che s’era rovesciato.
Ieri sera, invece, stavo per tagliare la testa alla gatta. Ero al settimo o all’ottavo tentativo di: “afferra la maniglia tira con violenza devia verso l’esterno” per permettere alla serratura di agganciarsi e lei, la gatta intendo, è comparsa dall’oscurità e ha infilato la testa sulla soglia quando mancavano trenta centimetri alla chiusura. Ho urlato, ma ormai avevo preso lo slancio e non mi potevo fermare, la porta s’è chiusa, la serratura non è scattata e lei, un istante prima, è balzata indietro con una velocità fulminea.
Eccomi, urlava Fran, ma non c’erano ladri, stupratori e nemmeno assassini, c’ero soltanto io che morivo dal ridere.
Categorie: Pare che sia andata
[ 5 commento(i) ]
il 31-08-2006 alle 12:36
Piccolo Goemon (pronuncia: goèmon).

il 31-08-2006 alle 12:37
il 01-09-2006 alle 16:05
katana! goemon (io avrei scritto ghemon, che bestia) u come mi piacevo Lupin. E comunque che ridere, mi ricorda quando ho brandito i manico di scopa per scacciare un micro topolino.
il 01-09-2006 alle 17:10
anche lo suiffer (o come si scrive) non è male..^__^
Scusa l’intrusione, sono finita qui per caso, inseguendo un Bianconiglio…
Sa
il 01-09-2006 alle 21:36
Quella povera gatta… ;-))