Succede che mi prende una specie d’agitazione e desidererei dargli una mano, un consiglio, una scodella con una minestra, qualcosa.
E invece non posso fare nulla per lui.
Allora mi fermo.
Mancano circa novanta pagine e uscirò per sempre dalla sua vita. Mi fermo per spostare il momento in cui lo perderò, poi certo ci continuerò a pensare, a immaginare dei particolari che non sono stati scritti.
Lui è Michael K, e la sua storia comincia così:
La prima cosa che la levatrice notò di Michael K. quando lo aiutò a uscire dal ventre materno fu che aveva il labbro leporino. Il labbro si arricciava come una lumaca, e la narice sinistra era dilatata. Nascondendo per un attimo il neonato alla vista della madre, la donna aveva inserito il dito nel piccolo bocciolo della bocca e si era rallegrata di trovare il palato intero.
Qui un ricordo e qui un’intervista di due persone che hanno incontrato Coetzee al festival di letteratura di Mantova nel 2004.
Categorie: Libri
[ 3 commento(i) ]
il 24-08-2006 alle 10:16
Bentornata
il 24-08-2006 alle 14:21
Secondo lui io gioco ascacchi da un eternità?
“E le piaceva?
Non posso dire che fosse un lavoro creativo, ma era coinvolgente: allo stesso modo in cui possono esserlo gli scacchi”.
il 24-08-2006 alle 14:49
be’ è un lavoro che non ha fatto molto a lungo, forse per questo ne ha un ricordo che definisce coinvolgente.