Fumiamoci la fine dell’Olanda…
21-08-2006
Fumiamoci la fine dell’Olanda
Fiona Site rientrò a casa verso le 18.00 dopo aver accompagnato i figli e il marito all’aeroporto. Mentre cercava la chiave della porta, arrivò il messaggio di Sanjay che erano appena atterrati a Edimburgo.
Fiona sospirò. Aveva voglia di una pizza, ma c’erano avanzi di tonno, di frittata e di formaggi e non sarebbe riuscita a gettarli via. Mise tutto in un piatto e si sistemò sul divano.
La televisione l’aveva venduta il giorno prima e anche l’acquario con i mille guppi. Ai bambini Fiona aveva detto che ne avrebbero preso un altro più grande con dei pesci azzurri che risplendevano al buio, ma pensava di prendere un gatto invece. Un piccolo gatto grigio o nero che l’avrebbe aiutata nella fase d’ambientamento in Scozia.
La Scozia era la loro sesta destinazione.
Prima c’era stata la Libia, un pappagallo rosso ed era nato Tom, poi il Congo e una scimmia nana, poi la Turchia, il cane Dingo ed era arrivato Rob, poi l’Italia, ancora Dingo ed era comparso Bruce, infine l’Olanda dove Dingo era morto dopo aver mangiato veleno per topi nel giardino del vicino, l’acquario e la pillola anticoncezionale.
Aveva conosciuto suo marito quindici anni prima a Houston dove lei guidava l’autobus che portava gli impiegati della R&R nei rispettivi uffici. Lui, benché vivesse in Texas da quando aveva sei anni, aveva ancora quel lamentoso accento indiano che durante le riunioni faceva accendere un sorriso negli occhi di quelli che ascoltavano. Così i primi due anni della loro storia l’avevano trascorsa a scandire parole e a cucinare piatti speziati. Quando, dopo il matrimonio, arrivarono in Libia lui aveva perduto il suo terrificante accento e lei sapeva cucinare un ottimo Tandoori.
Fiona scoprì il telecomando della tivù tra i due cuscini del divano e pensò che avrebbe dovuto chiamare il tipo a cui aveva venduto l’apparecchio. Doveva anche imballare qualcosa che non voleva fosse toccato dai traslocatori: i suoi dischi di jazz, le foto, la sua biancheria intima e altre cianfrusaglie . Ma non ne aveva voglia, l’avrebbe fatto più tardi oppure si sarebbe svegliata l’indomani all’alba.
E allora se non ne hai voglia cara, e ti comprendo e ti approvo, è opportuno che vai a dormire adesso perchè ci vogliono almeno sette ore di sonno per un organismo adulto per recuperare le energie consumate durante la giornata.
Zitto tu!
Fiona afferrò il telecomando, lo puntò sul vuoto, e spense la voce inesistente del marito. Poi s’alzò, aprì la borsetta e prese un pacchettino argentato.
Non me la puoi preparare tu, per favore? La pago di più.
Il ragazzo del coffee shop aveva scosso la testa, aveva preso una sigaretta dal taschino della camicia, e aveva detto: voi americani siete i più curiosi di tutti.
Fiona spense il cellulare e accese la canna.
Amava ancora Sanjay con la stessa intensità dii quei giorni in cui guidava il bus e lo guardava dallo specchietto retrovisore, ed era contenta di vivere con lui, stanca, invece, di continuare a girare il mondo, come lui, del resto.
Al terzo tiro pensò ai difetti di suo marito. Escludendo l’aspetto fisico, Sanjay era piccolo, di carnagione scura e quasi calvo, era perfetto. Era quieto e paziente e la faceva ridere o sorridere.
Al quarto tiro una risata si diffuse nel soggiorno silenzioso. Se ci fosse stato lui, lei non avrebbe mai osato fumarsi una canna. Lui era salutista, troppo.
Si distese meglio sul divano e guardò fuori oltre il minuscolo giardino. Pioveva sottile e ogni tanto un colpo di vento staccava qualche foglia dai rami degli alberi.
Quei due anni d’Olanda le erano passati sopra come un soffio e se qualcuno le avesse chiesto: l’Olanda com’è? Non avrebbe saputo rispondere nulla, se non: una terra piatta con i tulipani e i coffee shop. Ma in realtà quando era passata davanti ai campi dei fiori non li aveva guardati mai. E con la Scozia sarebbe stato lo stesso. Avrebbe vissuto nella comunità americana senza scambiare neanche una parola con gli scozzesi. Però questa volta avrebbe potuto seguire le trasmissioni televisive senza problemi. Le avrebbe seguite da un enorme televisore piatto che Sanjay aveva già ordinato. L’acquario con i pesci fosforescenti e uno schermo che ricopriva la parete. Sarebbe stato un soggiorno elegante!
E che ci guardo sul televisore? Ci guardo i castelli scozzesi, chissà quanti documentari che trasmetteranno!
Fiona ruppe in una risata che non finiva più. Poi s’addormentò sul divano dimenticandosi di mettere la sveglia.
Fiona Site rientrò a casa verso le 18.00 dopo aver accompagnato i figli e il marito all’aeroporto. Mentre cercava la chiave della porta, arrivò il messaggio di Sanjay che erano appena atterrati a Edimburgo.
Fiona sospirò. Aveva voglia di una pizza, ma c’erano avanzi di tonno, di frittata e di formaggi e non sarebbe riuscita a gettarli via. Mise tutto in un piatto e si sistemò sul divano.
La televisione l’aveva venduta il giorno prima e anche l’acquario con i mille guppi. Ai bambini Fiona aveva detto che ne avrebbero preso un altro più grande con dei pesci azzurri che risplendevano al buio, ma pensava di prendere un gatto invece. Un piccolo gatto grigio o nero che l’avrebbe aiutata nella fase d’ambientamento in Scozia.
La Scozia era la loro sesta destinazione.
Prima c’era stata la Libia, un pappagallo rosso ed era nato Tom, poi il Congo e una scimmia nana, poi la Turchia, il cane Dingo ed era arrivato Rob, poi l’Italia, ancora Dingo ed era comparso Bruce, infine l’Olanda dove Dingo era morto dopo aver mangiato veleno per topi nel giardino del vicino, l’acquario e la pillola anticoncezionale.
Aveva conosciuto suo marito quindici anni prima a Houston dove lei guidava l’autobus che portava gli impiegati della R&R nei rispettivi uffici. Lui, benché vivesse in Texas da quando aveva sei anni, aveva ancora quel lamentoso accento indiano che durante le riunioni faceva accendere un sorriso negli occhi di quelli che ascoltavano. Così i primi due anni della loro storia l’avevano trascorsa a scandire parole e a cucinare piatti speziati. Quando, dopo il matrimonio, arrivarono in Libia lui aveva perduto il suo terrificante accento e lei sapeva cucinare un ottimo Tandoori.
Fiona scoprì il telecomando della tivù tra i due cuscini del divano e pensò che avrebbe dovuto chiamare il tipo a cui aveva venduto l’apparecchio. Doveva anche imballare qualcosa che non voleva fosse toccato dai traslocatori: i suoi dischi di jazz, le foto, la sua biancheria intima e altre cianfrusaglie . Ma non ne aveva voglia, l’avrebbe fatto più tardi oppure si sarebbe svegliata l’indomani all’alba.
E allora se non ne hai voglia cara, e ti comprendo e ti approvo, è opportuno che vai a dormire adesso perchè ci vogliono almeno sette ore di sonno per un organismo adulto per recuperare le energie consumate durante la giornata.
Zitto tu!
Fiona afferrò il telecomando, lo puntò sul vuoto, e spense la voce inesistente del marito. Poi s’alzò, aprì la borsetta e prese un pacchettino argentato.
Non me la puoi preparare tu, per favore? La pago di più.
Il ragazzo del coffee shop aveva scosso la testa, aveva preso una sigaretta dal taschino della camicia, e aveva detto: voi americani siete i più curiosi di tutti.
Fiona spense il cellulare e accese la canna.
Amava ancora Sanjay con la stessa intensità dii quei giorni in cui guidava il bus e lo guardava dallo specchietto retrovisore, ed era contenta di vivere con lui, stanca, invece, di continuare a girare il mondo, come lui, del resto.
Al terzo tiro pensò ai difetti di suo marito. Escludendo l’aspetto fisico, Sanjay era piccolo, di carnagione scura e quasi calvo, era perfetto. Era quieto e paziente e la faceva ridere o sorridere.
Al quarto tiro una risata si diffuse nel soggiorno silenzioso. Se ci fosse stato lui, lei non avrebbe mai osato fumarsi una canna. Lui era salutista, troppo.
Si distese meglio sul divano e guardò fuori oltre il minuscolo giardino. Pioveva sottile e ogni tanto un colpo di vento staccava qualche foglia dai rami degli alberi.
Quei due anni d’Olanda le erano passati sopra come un soffio e se qualcuno le avesse chiesto: l’Olanda com’è? Non avrebbe saputo rispondere nulla, se non: una terra piatta con i tulipani e i coffee shop. Ma in realtà quando era passata davanti ai campi dei fiori non li aveva guardati mai. E con la Scozia sarebbe stato lo stesso. Avrebbe vissuto nella comunità americana senza scambiare neanche una parola con gli scozzesi. Però questa volta avrebbe potuto seguire le trasmissioni televisive senza problemi. Le avrebbe seguite da un enorme televisore piatto che Sanjay aveva già ordinato. L’acquario con i pesci fosforescenti e uno schermo che ricopriva la parete. Sarebbe stato un soggiorno elegante!
E che ci guardo sul televisore? Ci guardo i castelli scozzesi, chissà quanti documentari che trasmetteranno!
Fiona ruppe in una risata che non finiva più. Poi s’addormentò sul divano dimenticandosi di mettere la sveglia.
Categorie: Storie per la rete
[ 7 commento(i) ]
il 21-08-2006 alle 13:32
Ciao Ale, bellissimo racconto. Mi è piaciuta molto la scansione temporale dei pensieri, man mano sempre più leggeri.
Forse è banale, ma viene da chiedersi quanto ci sia di autobio…
Baci, Leo
il 21-08-2006 alle 13:44
Ciao Leo grazie! Di autob. non c’è nulla, l’ispirazione però l’ho presa guardandomi intorno. E’ tempo di trasferimenti, questo;-)
il 21-08-2006 alle 16:09
sveglia… e spegnere la tromba.
I pompieri la trovarono solo il mattino seguente, distesa ancor supina.
il 21-08-2006 alle 16:24
come si vede che vivi in italia;-) Qui i vicini chiamano i pompieri anche se abbrustolisci troppo il pollo.
il 21-08-2006 alle 16:33
splash!
il 21-08-2006 alle 17:12
passaggio veloce, solo un saluto. mi era proprio passato che tornavi. giorni intensi, questi. ciao (e prima o poi un post sui titoli, eri tu? oh my god, la mia demenza senile si fa sentile - le rime mai state il mio forte…:-)
il 22-08-2006 alle 10:35
ciao un poapolide;-) nessuna demenza: ero io;-)