E purtroppo non sono riuscita a sapere quali fossero le penitenze.
Mi ricordo che qualche volta alle medie all’uscita di scuola si formava un circolo di maschi intorno a due che se le davano di santa ragione mentre quelli che guardavano intonavano un coro: Sangue Sangue! Al liceo scene simili, per fortuna, non accadevano più, semmai volava una sberla e il malcapitato di turno, di solito era sempre uno bravino e un po’ giocherellone, se la teneva.
All’elementare del mio primo figlio, frequentata in una scuola pubblica di Roma molto eterogenea - erano ancora piccoli quindi - qualche episodio di violenza oltre ci fu. A uno, per esempio, fu sbattuta la faccia contro un termosifone. A ogni episodio cruento Fran risultava sempre estraneo avendo adottato la filosofia: non si risponde alla violenza con la violenza. Il mio sorriso compiaciuto per questa frase si sarebbe trasformato in una smorfia quando sarebbero passati alla scuola inglese. Lì il bullismo germogliava dalla più tenera età. Così a sei anni Lo s’i ritrovò, dopo un paio di mesi, in un angolo di un grande giardino con l’erba rasata al punto giusto, in un paese in cui era arrivato da poco, con una lingua di cui conosceva trenta parole, bloccato da due tipi, che avevano la stessa età, mentre un terzo lo prendeva a calci. In quel momento la frase di cui sopra non deve essergli nemmeno passata per la testa ché si trattava di riportare a casa, come la chiama lui, la pellaccia. Questa fu una delle ragioni per cui cambiarono scuola e passarono a una american, dove il bullismo viene combattuto come la peste. Ovvio che non tutte le scuole americane sono così, però in questa c’è un clima rilassato.
C’è, poi, il dopo scuola a Cameliahof, dove in questi mesi s’è creato un gruppo di maschi tra i nove e gli undici anni che giocano insieme tra le 4 e le 8 di sera. Fino a quando era freddo tutto è filato liscio, nessuna scaramuccia di rilievo, poi da quando è iniziato il caldo e sono usciti i waterguns qualche problema s’è palesato. Perché c’è sempre qualcuno che non rispetta la regola e spara all’avversario in faccia. Lo, in un paio d’occasioni, s’è azzuffato con uno di due porte più in là della nostra, che poi è venuto a bussarmi e me l’ha descritto come uno sterminatore e con tale ricchezza di dettagli, che la prima volta quasi gli credevo. Invece Lo mi spiegò: pensava di essere più forte, m’ha dato un pugno e io gliene ho restituiti due. Alla mia domanda: perché due? Rispondeva: perché così ha capito.
Però tolti questi due fattacci, devo riconoscere che va d’accordo con tutti. Ma per qualcuno non va ugualmente bene. Ci sono quasi sempre due soccombenti. Due bambini di dieci e undici anni. Il primo è un americano e appena qualcosa non gira secondo il suo gusto, a torto o a ragione, comincia a piagnucolare e corre dalla madre. Il secondo è uno scozzese, obeso e insicuro.
Interrogato sul perché sempre a loro capiti qualcosa, Lo mi rispondeva: mica litigano con me e poi è anche un po’ colpa loro.
Nei mesi, comunque, il gruppo cresce. Compagni di Lo arrivano dalle strade adiacenti. E ci sono sempre loro, i soccombenti, che a un certo punto, a turno, escono dal gioco. Un pomeriggio inoltrato, insospettita dal silenzio prolungato, vado a dare un’occhiata al parco. E scopro che ci sono nuovi ingressi: tre ragazzine mai viste prima. Sono seduti in cerchio a gambe incrociate e girano una bottiglia vuota. Un gioco tranquillo, penso, finalmente! Poi, ieri, sorprendo il bambino scozzese seduto dietro un cespuglio con le lacrime che stanno proprio lì, agli angoli. Ma non è solo, a parlargli ci sono le tre.
La pace è femmina, non ci sono dubbi.
Mi ricordo che qualche volta alle medie all’uscita di scuola si formava un circolo di maschi intorno a due che se le davano di santa ragione mentre quelli che guardavano intonavano un coro: Sangue Sangue! Al liceo scene simili, per fortuna, non accadevano più, semmai volava una sberla e il malcapitato di turno, di solito era sempre uno bravino e un po’ giocherellone, se la teneva.
All’elementare del mio primo figlio, frequentata in una scuola pubblica di Roma molto eterogenea - erano ancora piccoli quindi - qualche episodio di violenza oltre ci fu. A uno, per esempio, fu sbattuta la faccia contro un termosifone. A ogni episodio cruento Fran risultava sempre estraneo avendo adottato la filosofia: non si risponde alla violenza con la violenza. Il mio sorriso compiaciuto per questa frase si sarebbe trasformato in una smorfia quando sarebbero passati alla scuola inglese. Lì il bullismo germogliava dalla più tenera età. Così a sei anni Lo s’i ritrovò, dopo un paio di mesi, in un angolo di un grande giardino con l’erba rasata al punto giusto, in un paese in cui era arrivato da poco, con una lingua di cui conosceva trenta parole, bloccato da due tipi, che avevano la stessa età, mentre un terzo lo prendeva a calci. In quel momento la frase di cui sopra non deve essergli nemmeno passata per la testa ché si trattava di riportare a casa, come la chiama lui, la pellaccia. Questa fu una delle ragioni per cui cambiarono scuola e passarono a una american, dove il bullismo viene combattuto come la peste. Ovvio che non tutte le scuole americane sono così, però in questa c’è un clima rilassato.
C’è, poi, il dopo scuola a Cameliahof, dove in questi mesi s’è creato un gruppo di maschi tra i nove e gli undici anni che giocano insieme tra le 4 e le 8 di sera. Fino a quando era freddo tutto è filato liscio, nessuna scaramuccia di rilievo, poi da quando è iniziato il caldo e sono usciti i waterguns qualche problema s’è palesato. Perché c’è sempre qualcuno che non rispetta la regola e spara all’avversario in faccia. Lo, in un paio d’occasioni, s’è azzuffato con uno di due porte più in là della nostra, che poi è venuto a bussarmi e me l’ha descritto come uno sterminatore e con tale ricchezza di dettagli, che la prima volta quasi gli credevo. Invece Lo mi spiegò: pensava di essere più forte, m’ha dato un pugno e io gliene ho restituiti due. Alla mia domanda: perché due? Rispondeva: perché così ha capito.
Però tolti questi due fattacci, devo riconoscere che va d’accordo con tutti. Ma per qualcuno non va ugualmente bene. Ci sono quasi sempre due soccombenti. Due bambini di dieci e undici anni. Il primo è un americano e appena qualcosa non gira secondo il suo gusto, a torto o a ragione, comincia a piagnucolare e corre dalla madre. Il secondo è uno scozzese, obeso e insicuro.
Interrogato sul perché sempre a loro capiti qualcosa, Lo mi rispondeva: mica litigano con me e poi è anche un po’ colpa loro.
Nei mesi, comunque, il gruppo cresce. Compagni di Lo arrivano dalle strade adiacenti. E ci sono sempre loro, i soccombenti, che a un certo punto, a turno, escono dal gioco. Un pomeriggio inoltrato, insospettita dal silenzio prolungato, vado a dare un’occhiata al parco. E scopro che ci sono nuovi ingressi: tre ragazzine mai viste prima. Sono seduti in cerchio a gambe incrociate e girano una bottiglia vuota. Un gioco tranquillo, penso, finalmente! Poi, ieri, sorprendo il bambino scozzese seduto dietro un cespuglio con le lacrime che stanno proprio lì, agli angoli. Ma non è solo, a parlargli ci sono le tre.
La pace è femmina, non ci sono dubbi.
Categorie: Pare che sia andata
[ 12 commento(i) ]
il 13-06-2006 alle 14:13
se non c’è un maschio di mezzo.
il 13-06-2006 alle 14:33
il 13-06-2006 alle 14:40
cioé facevano il gioco della bottiglia, dico prima.
(la tattica di farsi consolare è utilizzabile per un po’, poi anche le donne si rompono di potar pace…)
d.
ps
manuel potevi ben venire a trieste
il 13-06-2006 alle 14:45
solitamente io sono a trieste.
in realtà ci provai, a venire, come le ho spiegato nei commenti al post della sig.ina fainberg.
mi scuso per l’ot e ringrazio la sig.ra alice per l’ospitalità.
il 13-06-2006 alle 14:55
no, non c’è bisogno di scuse per gli ot, chè nei miei commenti ognuno scrive quello che gli pare, e comunque quella spiegazione sull’impossibilità a presenziare mi sembrava assai vaga…
il 13-06-2006 alle 15:14
insomma Lo comunque sta incominciando diciamo ad avere le prime ragazzette che gli girano intorno. ehheheh
d.
il 13-06-2006 alle 15:34
per ora gira la bottiglia vuota, poi chissà…
il 13-06-2006 alle 16:15
Ma che bello riuscire a vedere ancora questi dettagli di pre-adolescenza “nonostante” tu sia mamma… spesso, oberati dal proprio ruolo “adulto”, queste fondamentali tappe di crescita e formazione si trascurano come “cose stupide da bambini”… peccato, io spero proprio di non perdere la facoltà di vedere (quasi) tutto in futuro!
il 13-06-2006 alle 21:40
Non so se la pace sia davvero femmina. Io da bambina, per dire, ero di un aggressivo inaudito, ma cattiva proprio. Poi ho imparato cos’è la vergogna.
il 13-06-2006 alle 22:33
melusina: non è difficile, basta averli fatti certi giochi e li ricordi;-)
fainberg: la pace di cui accenno qui, è una pace un po’ ristretta che sta all’opposto della violenza fisica. Che poi le donne siano aggressive (e talvolta perfide) sono la prima a riconoscerlo. Anche se penso che l’aggressività a cui fai cenno tu sia più di tipo fisico;-)
il 14-06-2006 alle 8:29
Dio é femmina
il 14-06-2006 alle 9:47
Dici? Non so, alcune persone dovrebbero ricordare più spesso di essere state bambini e non esseeri semplicemente imperfetti…