Mai devi domandarmi. Da un paio di mesi mi…
06-06-2006
Mai devi domandarmi.
Da un paio di mesi mi girava per la testa questa frase con virgola compresa: “Mi sa che prenderò un cane,”
Avevo pensato di aprire un blog dove questa frase sarebbe apparsa nel post di apertura, il blog sarebbe stato senza commenti in modo che nessuno potesse domandarmi: l’hai preso sto cane o no?, però non ci sarebbe dovuti essere imbrogli e nel "chi sono" avrei spiegato che tutto quello che sarebbe stato scritto poteva essere finzione ma anche no.
Quello che si raccontava sarebbe stato di genere maschile intorno ai 35, impiegato probabilmente in un ministero. Colori del template: bianco e nero. Colore del cane, perché alla fine il tipo sarebbe andato al canile comunale, bianco o nero. Un tipo più disilluso che spento. Non bello, ma neanche orrendo. Ogni tanto aggiungevo un particolare e dimenticavo quelli già definiti. Ci lavoravo sopra nei momenti d’attesa in macchina o quando mi trovavo presente in certe conversazioni su argomenti di cui non capivo un accidente o mentre leggevo una lettera sulla critica di Emanuele Trevi (dove ci sono dei pezzi accattivanti, ma di cui non riuscivo a seguire il filo). Poi capito su un sito in cui si propone di scrivere un racconto sul cibo e tac! “Mi sa che prenderò un cane,” si trasforma in un racconto, ci metto un po’ a terminarlo, ma è come se fosse già scritto con un inchiostro invisibile: devo solo farlo riapparire passandoci sopra una penna blu.
Il protagonista resta maschile, l’età scende, la professione cambia, immediatamente appaiono altri due personaggi fondamentali, altri appena accennati sullo sfondo,e naturalmente appare il cane.
Scopro che è una femmina, a pelo corto bianco, e che si chiama Lara. Ma non trovo il titolo.
E poi mi ricordo di quando progettavo di aprire il blog: avevo riflettuto sul secondo terzo quarto ventiquattresimo post e non avevo pensato al titolo. E a quel punto lo trovo il titolo al blog mai nato. Mai devi domandarmi sarebbe stato perfetto. Ne avrebbe espresso il proposito.
Al racconto, invece, manca ancora il nome.
Da un paio di mesi mi girava per la testa questa frase con virgola compresa: “Mi sa che prenderò un cane,”
Avevo pensato di aprire un blog dove questa frase sarebbe apparsa nel post di apertura, il blog sarebbe stato senza commenti in modo che nessuno potesse domandarmi: l’hai preso sto cane o no?, però non ci sarebbe dovuti essere imbrogli e nel "chi sono" avrei spiegato che tutto quello che sarebbe stato scritto poteva essere finzione ma anche no.
Quello che si raccontava sarebbe stato di genere maschile intorno ai 35, impiegato probabilmente in un ministero. Colori del template: bianco e nero. Colore del cane, perché alla fine il tipo sarebbe andato al canile comunale, bianco o nero. Un tipo più disilluso che spento. Non bello, ma neanche orrendo. Ogni tanto aggiungevo un particolare e dimenticavo quelli già definiti. Ci lavoravo sopra nei momenti d’attesa in macchina o quando mi trovavo presente in certe conversazioni su argomenti di cui non capivo un accidente o mentre leggevo una lettera sulla critica di Emanuele Trevi (dove ci sono dei pezzi accattivanti, ma di cui non riuscivo a seguire il filo). Poi capito su un sito in cui si propone di scrivere un racconto sul cibo e tac! “Mi sa che prenderò un cane,” si trasforma in un racconto, ci metto un po’ a terminarlo, ma è come se fosse già scritto con un inchiostro invisibile: devo solo farlo riapparire passandoci sopra una penna blu.
Il protagonista resta maschile, l’età scende, la professione cambia, immediatamente appaiono altri due personaggi fondamentali, altri appena accennati sullo sfondo,e naturalmente appare il cane.
Scopro che è una femmina, a pelo corto bianco, e che si chiama Lara. Ma non trovo il titolo.
E poi mi ricordo di quando progettavo di aprire il blog: avevo riflettuto sul secondo terzo quarto ventiquattresimo post e non avevo pensato al titolo. E a quel punto lo trovo il titolo al blog mai nato. Mai devi domandarmi sarebbe stato perfetto. Ne avrebbe espresso il proposito.
Al racconto, invece, manca ancora il nome.
Categorie: Pensierini
[ 10 commento(i) ]
il 06-06-2006 alle 11:31
“mi sa che prenderò un cane” è un bel titolo ad esempio.
d.
il 06-06-2006 alle 11:32
però è proprio la frase d’apertura…
il 06-06-2006 alle 12:04
però tieni conto i sonetti avevano come “titolo” il primo verso.
il 06-06-2006 alle 15:21
un passo peloso…non lo so sono un po uno schifo per i titoli :p
il 06-06-2006 alle 15:30
Menac Evac (sarebbe cave canem, ma più esotico)
il 07-06-2006 alle 10:30
mi sa che accetto il titolo di d.
A tutti gli altri: grazie per la collaborazione;-)
il 07-06-2006 alle 10:33
le solite camarille
(il concorso era truccato)
il 07-06-2006 alle 10:54
giuro che no;-) Demi era solo più preparato. Anche se devo ammettere che ho un debito nei suoi confronti per una consulenza sulle uova che è stata fondamentale;-)
il 07-06-2006 alle 12:27
Pare che il dott. Francesco Saverio Borrelli vi stia cercando
(ma lei è olandese, che ne sa)
il 09-06-2006 alle 11:12
Arrivo a concorso finito, vedo. Il titolo fa un po’ Fante, “e il cagnolino rise”. a me piace, Fante. E non sono bravo con i titoli. “Titolo per un racconto sul cibo:”. Il racconto diventa così il titolo, e il titolo scompare fagocitato. La prima o l’ultima frase di solito van bene, come titolo. Anche alcune di quelle di mezzo, sì. Poi ci sono i titoli metafore, quelli simboli, quelli che non c’incastrano proprio niente, o che fingono di non incastrarci per niente e invece, quelli lunghi lunghi un po’ all’americana ironici che però alla fine, quelli tendenzialmente falsi, quelli a caso, quelli illuminati e quelli oscuri, e quelli proprio proprio bui e. mo’ ora scrivo un post sui titoli. ciao.