Il gabbiano e il ciclistaDisse il gabbiano:…
28-04-2006
Il gabbiano e il ciclista
Disse il gabbiano: ora sputo al ciclista.
Ma i gabbiani non hanno saliva e allora andò a cercare qualcosa che la sostituisse.
Si lanciò verso l’alto, si buttò con le ali tirate, un battito, una planata e finalmente avvistò il Mare del Nord. Era un gabbiano con le penne marroni che ancora non poteva volare a lungo.
Il Mare del Nord, quel giorno, aveva l’aspetto di un mare del Sud: era tratteggiato da onde leggere e rade e siccome splendeva un sole, dal punto di vista del gabbiano ma anche di un aereo, era azzurro. Visto dalla riva invece era di un grigio meno drammatico del solito.
Con un grido di battaglia, ma in realtà era uno strepito di gioia, ancora non riusciva a esprimersi con precisione, il gabbiano si tuffò, fece un breve tratto sott’acqua, se ci fosse stato un sub avrebbe descritto una traiettoria a virgola, ma non ci sono sub nel mare del Nord, poi riemerse, aveva catturato un’aringa che aveva smarrito il branco, si mise in posizione di riposo sul pelo dell’acqua e infine si riempì il becco con un po’ di mare.
E via di nuovo verso l’alto a cercare il ciclista.
Intanto s’era alzato il vento, ancora le onde restavano tranquille, ma se si socchiudevano gli occhi e si fissava l’orizzonte oltre la piattaforma petrolifera, si notava un’ increspatura che s’andava espandendo.
Disse il gabbiano: ora sputo al ciclista.
Ma i gabbiani non hanno saliva e allora andò a cercare qualcosa che la sostituisse.
Si lanciò verso l’alto, si buttò con le ali tirate, un battito, una planata e finalmente avvistò il Mare del Nord. Era un gabbiano con le penne marroni che ancora non poteva volare a lungo.
Il Mare del Nord, quel giorno, aveva l’aspetto di un mare del Sud: era tratteggiato da onde leggere e rade e siccome splendeva un sole, dal punto di vista del gabbiano ma anche di un aereo, era azzurro. Visto dalla riva invece era di un grigio meno drammatico del solito.
Con un grido di battaglia, ma in realtà era uno strepito di gioia, ancora non riusciva a esprimersi con precisione, il gabbiano si tuffò, fece un breve tratto sott’acqua, se ci fosse stato un sub avrebbe descritto una traiettoria a virgola, ma non ci sono sub nel mare del Nord, poi riemerse, aveva catturato un’aringa che aveva smarrito il branco, si mise in posizione di riposo sul pelo dell’acqua e infine si riempì il becco con un po’ di mare.
E via di nuovo verso l’alto a cercare il ciclista.
Intanto s’era alzato il vento, ancora le onde restavano tranquille, ma se si socchiudevano gli occhi e si fissava l’orizzonte oltre la piattaforma petrolifera, si notava un’ increspatura che s’andava espandendo.
Categorie: Incipit
[ 9 commento(i) ]
il 28-04-2006 alle 13:44
Bellissima, davvero.
Ma giusto per rompere l’idilliio di questa visione poetica ti faccio una domanda:
un gabbiano ti ha per caso di recente sputato addosso un’aringa?? No perchè se l’ha fatto dopo l’incazzatura, deve essere stato davvero comico!!
OrsaLè
il 28-04-2006 alle 15:09
il 28-04-2006 alle 15:21
era dal ’62 che non si osservava un gabbiano pescare un pesce.
il 28-04-2006 alle 23:15
perchè tu osservi i mari del Sud.
il 29-04-2006 alle 15:11
Alla fine lo colpisce?
il 29-04-2006 alle 21:19
sempre meglio uno sputo che altro…
il 01-05-2006 alle 9:46
written: alla fine sì.
il 01-05-2006 alle 13:50
La virata di un gabbiano.
Il ciclista, così piena di fatica, ovvia fonte di pensiero, spudoratamente invade un quadro naturale e vuoto dell’umano errore, e della nostra tipica esperienza critica.
La virata di un gabbiano. Pensarci sembra così semplice.
Esplorarla, ancora piu’ convincente.
Grazie per questo post.
Andrea.
il 01-05-2006 alle 18:36
,-)