Quella volta che la miccia si spense
Enzo Nobile era nervoso.
Nervosissimo.
Si aggiustava e riaggiustava la lunga ciocca che copriva il diradamento sulla cima del cranio.
Sua figlia era scoppiata a piangere appena era comparso all’asilo.
Con papà, no! Con papà, no! Ripeteva come una segreteria inceppata.
La maestra, -  una con il corpo a pera, e lui Enzo Nobile aveva il disgusto per le pere, figuriamoci per una donna con quella forma, - aveva chiamato Silvana, la sua ex moglie. Lei, che nei primi tempi della separazione s’era accanita con il ricatto: ti faccio vedere mia figlia solo se mi paghi la bolletta o mi fai un regalino, da qualche tempo s’era tranquillizzata.
Aveva l’uomo l’infingarda. Ecco perché.
S’era anche appostato sotto casa della Silva per verificare se quell’essere lungo, tutto uno scrocchio doveva essere a letto, mamma mia con chi s’era andata a mettere, si trattenesse a dormire nell’appartamento.
Primo perché non andava bene per l’educazione della bambina, secondo perché poteva chiamare l’avvocato e tentare una riduzione degli alimenti. Ma nulla da fare: lo scrocchio a mezzanotte meno dieci  usciva dal portone, accecava Enzo con il bagliore del telecomando e partiva su una mini metallizzata, che era un mistero come c’entrasse dentro. Un mistero dei pieghevoli dell’ikea.
Comunque da quando Silvana s’era trovata l’uomo, che doveva ammettere  gli bruciava un po’, sua figlia la vedeva senza salassi e ricatti. Anzi la bilancia era piombata dall’altra parte. Era tutto un chiedere con la bocca a cuore: la tieni tu stasera?
Per questo s’era arrabbiato quando la pera l’ aveva chiamata. Imbestialito quando lei aveva risposto che un improrogabile impegno non le permetteva di venire a scuola: Stava con lo spilungone, altro che impegno!
E come parlava elegante! Merito dello scrocchio?
Almeno la pupa avesse fatto i capricci perché voleva la madre.
L’avrebbe capita.
Una madre è sempre una madre per quanto puttana.
Invece no. Sua figlia pretendeva che andasse lì sua nonna, la madre di Silvana, di professione sarta, con tre denti mancanti a causa di una sberla ricevuta dal suo compagno che l’aveva sorpresa mentre sistemava in modo poco profescional la patta dei pantaloni a un cliente.
Ma si può? A sessant’anni?
Aveva interrogato l’avvocato, così tanto per vedere se ci fosse qualche appiglio.

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[ 13 commento(i) ]

13 Responses to “Quella volta che la miccia si spenseEnzo…”

  1. saltino dice:

    Sembri un uomo in B/N quando scrivi così… tipo rapimento nel libro. Bello è per carità… però inquietante.

  2. alice121 dice:

    be’ in compenso il titolo è rassicurante;-)

  3. utente anonimo dice:

    ciao Ale! Madonna che orrore di persone.. e che quotidianità. :-( mi ricorda quello ancora più mostro del secondo (o terzo) racconto del tuo libro.

    Su un tono decisamente più leggero e gioioso: ma sai che da poco anche io ho un M. personale? :-)
    Bacio, Leo

  4. alice121 dice:

    Ciao Leo! Ma cos’è un M. personale?

  5. utente anonimo dice:

    Volevo fare lo sciocchino: anche io da poco ho un M. (as in M.ario) tutto per me!

    Oggi qui dopo giorni di primavera c’è un grigio e un freddo orrendi…

    Baci Leo

  6. alice121 dice:

    devo essere più stupida del solito, ma

    io continuo a non capire;-)

  7. Effe dice:

    guardi, qui non c’è nulla di inventato, lei ha vissuto vite d’altri

  8. giorgi dice:

    Mi vengano già i brividi…

  9. alice121 dice:

    @effe: per fortuna che poi sono approdata alla mia;-)

    @giorgi: la miccia si spegne, quindi nulla di terribile accade;-)

  10. saltino dice:

    L’irrequietezza mia era un tuo semino, ed oggi e difati sbocciato.

    (tirandomi finalmente fuori dalle cronache).

    Grazie

  11. alice121 dice:

    a quanto pare per capire i commenti, bisogna consultare una chiromante;-)

  12. Effe dice:

    la papera è nello stagno, ripeto, la papera è nello stagno

  13. alice121 dice:

    Assolutamente falso. Nel mio stagno c’è un merlo che mangia i vermi d’acqua;-)

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