Avevo seguito un corso, leggevo i giornali, tentavo di conversare. Non mi devo vergognare, mi ripetevo, di balbettare, di ammutolire perché non riesco a proseguire. Quando tornavo a casa la sera, ripensavo ai discorsi e mi domandavo: esiste un’altra parola che avrei potuto incastrare meglio in quella frase? Oppure altre che abbiano lo stesso significato? Allora aprivo il vocabolario, le cercavo e le memorizzavo. E’ stato per questo che l’ho imparato bene. E ci ho impiegato tre anni. (Così un romeno mi spiegava in italiano di come avesse imparato il dutch).

Nei primi tempi di vita qui rimasi assai affascinata dalla figura di Kader Abdolah. Nel 1998 fugge dall’Iran e si rifugia nei Paesi Bassi. Nel 1993, cinque anni dopo quindi, esce la prima raccolta di racconti in olandese.
Per me, che non riuscivo a memorizzare e tanto meno a pronunciare neanche una parola, rappresentava un mito.
Kader Abdolah non è l’unico naturalmente ad aver fatto questo sforzo enorme. Ce ne sono decine come lui.
Però io credo che lo sforzo compiuto dallo scrittore iraniano non abbia confronti con molti altri. Perché, oltre alla barriera linguistica, ha dovuto superare una barriera assai più impervia quale è la differenza di civiltà tra l’Iran e l’Olanda.

Quanto a me, dopo cinque anni di permanenza qui, continuo a non sapere una parola d’olandese, e ho mille ragioni per cui non le ho imparate (ragioni che non vogliono essere giustificazioni), anche se talvolta mi succede di capire interi discorsi per una specie di miracolo. Credo che dipenda da un senso particolare che possiedo, il senso randomico, che mi permette di usare apparecchi senza leggere le istruzioni o di far ripartire un computer senza sapere come.
Comunque un po’ d’olandese qui, un po’ d’inglese là, e mi capita, a volte, di bloccarmi su una parola. Di doverla pensare. E questo succede malgrado ascolti radio e tv italiane, legga e scriva in italiano e frequenti, per lo più, stranieri che parlano nella mia lingua (e ciò è curioso). La parola non è più immediata.
Dopo questi anni d’ assenza ridimensiono così, quello che era il mio mito iniziale: D’ impossessarsi talmente bene di una lingua da utilizzarla per scrivere un romanzo.
Considero difficile, anzi forse più difficile, conservare la capacità di esprimersi nella propria lingua d’origine pur essendo immersi in suoni, abitudini e atteggiamenti che non hanno alcun legame con il proprio paese. Scrivere in italiano, per esempio, risulterebbe meno complicato se si vivesse in Spagna, in Portogallo o anche in Francia. Perché si possono rintracciare dei suoni, delle abitudini, delle reazioni comuni. Scrivere da un Paese del Nord Europa è più duro. Soprattutto se vivi fuori dal tuo Paese da lunghissimo tempo.
Così mi emoziona un po’ sapere che è uscito Quattro giorni per non morire di Marino Magliani.
Mi ricordo che una sera, in libreria o al telefono, Marino m’ accennò proprio alle difficoltà di trattenere le parole. Quelle parole che fuggono via.

*Agota Kristof – L’analfabeta-

Categorie: Libri

[ 10 commento(i) ]

10 Responses to “La cosa certa è che avrei scritto in qualsiasi luogo, in qualsiasi lingua*”

  1. manuelcalavera dice:

    forse era meglio glissare sui 5 anni trascorsi senza avere imparato una parola di olandese :-)

  2. alice121 dice:

    ;-) ma ho già glissato sull’inglese (che lo parlo nello stesso modo di quando sono arrivata). Glissare anche

    sul dutch mi sembrava veramente troppo;-)))

  3. crycry dice:

    Dopo 3 anni in Belgio non parlo una parola di fiammingo ancora…e mai la parlero…questioni di feeling :p

  4. alice121 dice:

    ;-) Ma i belgi parlano in inglese, come gli olandesi?

  5. utente anonimo dice:

    ciao! è tanto che manco, lo so..

    eppure pensavo che oggi avrei trovato unpost sul coniglio e sul caimano …

    con un pò di calma ti scriverò una mail

    intanto ciao e a presto

    ale

  6. Effe dice:

    pensi che io non parlo nemmanco l’italiano (per questi commenti uso Babefish)

  7. alice121 dice:

    In un mondo in cui tutti parlano e sparlano ciò mi conforta assai;-)

  8. sciroppato dice:

    Bisogna avere una grande voglia, una passione o un desiderio per una qualsiasi lingua. Per me è il metodo “Assimil”. I bambini possono parlare prima di poter leggere o scrivere, hanno ‘assimilato’ la lingua, no?

  9. sciroppato dice:

    Ho letto il primo libro di Kader Abdolah, è davvero impressionante come ce l’ha fatto lui ;)

  10. alice121 dice:

    come al solito dai consigli saggi;-) Anche se per imparare qualcosa penso che dovrebbero legarmi a una sedia per almeno dodici ore di seguito;-)

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