Amsterdam, Rembrandtplein ore 19.00, venerdì
Baricco?
NO!
Per quale ragione facevo questa domanda a un uomo barbuto seduto ad un tavolo con degli amici?
Assomigliava a Baricco per caso?
Sapete se Baricco si sia fatto crescere la barba recentemente?
E se avessi riconosciuto Baricco, sarei andata a dirgli come un’idiota: Baricco?
No, non credo.
La ragione è spiegata qui.
Emme e io c’eravamo prima guardati intorno: nel locale c’erano almeno duecento persone in piedi, con un bicchiere di birra in mano che urlavano, più una cinquantina sedute che urlavano anche loro.
Emme mi chiedeva all’orecchio: quali sono?
E io: ma che ne so.
Lui continuava: ma li conosci tu!
Io rispondevo: ma no!
Chiamali sul cellulare.
Ma non ho il numero di nessuno!
Poi mi mollava lì, dicendomi: tu rintracciali, io torno subito.
Così m’infilavo tra i gruppi, cercando di rubare qualche parola, e selezionavo un tavolo dove tutti avevano i capelli castani e neri, notavo che avevano la barba, e che nessuno aveva il libro.
Gli italiani hanno la barba?
Alcuni sì, certo, ma in un gruppo di otto persone è plausibile che l’abbiano tutti?
Avrei dovuto farmi questa domanda. E poi anche un’altra: è realistico che un gruppo di persone che non si sono mai viste prime si riuniscono per parlare di un romanzo e nessuna di queste mette il libro davanti a sé? E la terza domanda: è possibile che colui che ha promosso l’iniziativa del gruppo di lettura - che vive ad Amsterdam beato lui, come tutti gli altri del resto beati loro, anche se quando mi hanno chiesto dove vivevo io: hanno commentato: aaahhh vivi a W.! – è possibile, dicevo, che costui abbia scelto un locale così affollato dove per comunicare bisogna urlarsi nelle orecchie? Avrei dovuto pormi queste domande, ma non sarebbe cambiato nulla in effetti, perché l’unico gruppo che non sembrava dutch pareva essere composto proprio da quegli otto uomini barbuti e da due donne, che non avevano la barba per lo meno così osservavo da lontano.
E quindi mi sono buttata con la mia domanda idiota. E siccome mi vergognavo un po’, anziché chiedere: sei italiano, sei del gruppo di lettura, insomma anche in questo caso potevo fare tante domande, ho cercato la strada più breve e per accorciare l’imbarazzo mi sono espressa con una sola parola.
Il tipo a cui l’ho rivolta, poi, aveva notato che lo guardavo, s’aspettava che gli dicessi qualcosa, ed era evidentemente seccato del mio sguardo fisso su di lui. Per questo ha risposto: NO!
Sei sicuro che è il posto giusto? Chiedevo a Emme. Lui era sicuro, io invece no, e poi che restavamo a fare lì. Così sono uscita e sull’insegna del locale c’era scritto Schiller Restaurant, mentre invece l’appuntamento era allo Schiller Cafè. Che era proprio a fianco, con un’entrata nascosta. Al Restaurant si beve, al Cafè si mangia. Logico, no?
Per evitare altre figure meschine, domandavo alla cameriera: c’è un gruppo d’italiani, per caso? E sì c’era. E avevano tutti il libro davanti.
Ed erano senza barba.

Categorie: Pare che sia andata

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “Amsterdam, Rembrandtplein ore 19.00,…”

  1. giorgi dice:

    E com’è stato l’incontro?

  2. alice121 dice:

    @ Giorgi: curioso. Perchè erano tutte persone, tranne forse un paio, che non è che fossero grandi lettori. Però anche interessante per questa ragione.

  3. utente anonimo dice:

    e tipo cosa è uscito di interessante?

    d.

  4. alice121 dice:

    qualcosa;-)

  5. PlacidaSignora dice:

    Ad ogni modo sì, se l’era fatta crescere.

    Un barbone brizzolato. Spaventoso. ;-*

  6. alice121 dice:

    be’ allora la mia domanda non era del

    tutto scema;-)

  7. meva dice:

    :-D

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