Ma poi quelli che vi partecipano la sanno…
22-03-2006
Ma poi quelli che vi partecipano la sanno usare l’acca? E gli accenti? E conoscono la regola della m? E le virgole? Ah le virgole…
Mi ha scritto una lettera, mi disse all’orecchio.
Eravamo sull’autobus schiacciate tra corpi avvolti in cappotti e sciarpe e una penna di fagiano che spuntava da un cappello di un’aggressiva anziana senza posto.
Parlavamo piano.
Ha scritto qui con l’accento e anno con l’acca.
Non dissi nulla: ero concentrata sulla penna.
Se l’afferravo sarebbe venuta via subito o avrebbe fatto resistenza?
Era cucita o infilata nel cappello?
Non potrò mai innamorarmi di lui!
Le pietre blu appese al filo d’ottone s’agitarono una due tre volte, erano le uniche ad avere spazio su quell’ottantasette, oltre alla penna di fagiano.
Ma è assurdo! risposi scandalizzata, mi scandalizzavo spesso a quei tempi.
E’ assurdo, ma è così.
Poi vent’anni dopo, nella sua auto in un parcheggio del centro, ma anche in precedenza e so che accadrà ancora: mi ha scritto una mail lunghissima con delle parole che mai nessuno mi aveva detto, vorrei che lo conoscessi è così entusiasta, è…
E cosa c’è che non va?
Ha scritto bambino con la n.
Ma sarà un errore di distrazione!
Lo ha scritto per tre volte b a n b i n o.
Io non mi scandalizzavo più, dissi: esiste il correttore automatico.
Lui non lo usa.
Gli zaffiri appesi al filo d’oro ondeggiarono più volte, avevano ancora lo spazio, ma adesso anche le mie braccia e le mie mani erano libere, avrei potuto sfilare o tirare qualunque cosa mi fosse capitata a tiro, ma non c’era nulla, così mi misi a giocherellare con la chiusura dello sportellino davanti a me.
Prima di cominciare una storia dettagli un testo, dissi ridendo. Oppure parlane con qualcuno.
E che gli racconto a qualcuno: devo capire perché mi piacciono solo gli uomini che usano l’acca al posto sbagliato? Mi sono iscritta a un corso di yoga, invece.
C’erano stati i viaggi nei paesi senza turisti, la cucina esotica, le discese dei fiumi in canoa, l’osservazione delle stelle, le tazze di ceramica nei conventi sulla collina, i pesci tropicali osservati da una maschera, l’Olanda in bicicletta.
Forse un corso di scrittura creativa?
Mi ha scritto una lettera, mi disse all’orecchio.
Eravamo sull’autobus schiacciate tra corpi avvolti in cappotti e sciarpe e una penna di fagiano che spuntava da un cappello di un’aggressiva anziana senza posto.
Parlavamo piano.
Ha scritto qui con l’accento e anno con l’acca.
Non dissi nulla: ero concentrata sulla penna.
Se l’afferravo sarebbe venuta via subito o avrebbe fatto resistenza?
Era cucita o infilata nel cappello?
Non potrò mai innamorarmi di lui!
Le pietre blu appese al filo d’ottone s’agitarono una due tre volte, erano le uniche ad avere spazio su quell’ottantasette, oltre alla penna di fagiano.
Ma è assurdo! risposi scandalizzata, mi scandalizzavo spesso a quei tempi.
E’ assurdo, ma è così.
Poi vent’anni dopo, nella sua auto in un parcheggio del centro, ma anche in precedenza e so che accadrà ancora: mi ha scritto una mail lunghissima con delle parole che mai nessuno mi aveva detto, vorrei che lo conoscessi è così entusiasta, è…
E cosa c’è che non va?
Ha scritto bambino con la n.
Ma sarà un errore di distrazione!
Lo ha scritto per tre volte b a n b i n o.
Io non mi scandalizzavo più, dissi: esiste il correttore automatico.
Lui non lo usa.
Gli zaffiri appesi al filo d’oro ondeggiarono più volte, avevano ancora lo spazio, ma adesso anche le mie braccia e le mie mani erano libere, avrei potuto sfilare o tirare qualunque cosa mi fosse capitata a tiro, ma non c’era nulla, così mi misi a giocherellare con la chiusura dello sportellino davanti a me.
Prima di cominciare una storia dettagli un testo, dissi ridendo. Oppure parlane con qualcuno.
E che gli racconto a qualcuno: devo capire perché mi piacciono solo gli uomini che usano l’acca al posto sbagliato? Mi sono iscritta a un corso di yoga, invece.
C’erano stati i viaggi nei paesi senza turisti, la cucina esotica, le discese dei fiumi in canoa, l’osservazione delle stelle, le tazze di ceramica nei conventi sulla collina, i pesci tropicali osservati da una maschera, l’Olanda in bicicletta.
Forse un corso di scrittura creativa?
Categorie: Storie per la rete
[ 11 commento(i) ]
il 22-03-2006 alle 12:08
povera lettera, l’unica mutilata per propria natura.
il 22-03-2006 alle 12:10
mi è venuta in mente e non so perché una canzone di Don Backy che si intitola “Ho rimasto”.
d.
il 22-03-2006 alle 12:11
già, hai ragione. E poi ci si è messa anche la K a tendergli gli agguati.
il 22-03-2006 alle 12:12
d:non la conosco. Vediamo se la trovo…
il 22-03-2006 alle 13:32
La sua amicha non sà cosa si perde! Detto da uno che sè nè intende.
il 22-03-2006 alle 14:12
le posso dare l’indirizzo del tuo blog? Così le fai cambiare idea?;-)
il 22-03-2006 alle 15:06
“è” la licenz(i)a poetica, dove la mettiamo?!

Comunque: per una ragione molto particolare e di proposito, mi piace molto scriverlo così: “biNbo”…
il 22-03-2006 alle 15:35
mica sarai tu quell’ex, per caso?;-)
il 22-03-2006 alle 17:43
http://www.allice.splinder.com
ciao…
sai che ti chiami come me! bello il blog… bè che dire, w la scrittura creativa…
il 23-03-2006 alle 7:55
Banbino con la N non mi suona per niente…errore o non errore non passa proprio…
Buona giornata
il 23-03-2006 alle 10:52