Frasi dette così senza pensarci troppo, proposte che esprimono mutazioni orribili.
Era un po’ che parlavamo. Che facevi prima. Lavoravi non lavoravi. Ah, ma hai saputo che vogliono vietare l’uso di lingue straniere per le strade e nei ristoranti? Hai figli? Io due, tu? E via così, come al solito. Ad un certo punto mi fa una domanda, una domanda che si fa sempre quando conosci un’italiano-a in Olanda, o in un altro paese, ma la costruisce in modo un po’ particolare, o forse sono io che per la prima volta astraggo quelle parole dal contesto in cui sono fatte, comunque mi dice: a te quanto manca? A me due anni e poi ho finito. E io le rispondo: mi sono fatta già cinque anni e me ne mancano altri venti. Ormai la risposta era partita, allora per sdrammatizzare ho aggiunto: ho i viaggi premio, però.
Eppure tutta questa ansia di ritorno non ce l’ho, altrimenti questi cinque anni sarebbero passati lenti e invece sono volati. Anche se il futuro…La proposta della Verdonk non passerà, ovvio. Come si può imporre alle persone di parlare solo in olandese? Ma è il pensiero che un’idea così assurda abbia preso forma a inquietarmi.
Categorie: Chiacchiere
[ 11 commento(i) ]
il 13-02-2006 alle 12:12
Le imposizioni oggi giorno hanno una certa familiarità con il successo… a qualsiasi latitudine e longitudine vengano proposte. Ti auguro ognibene, e vedrai che “volendo & potendo” rimarrai nelle terre basse a tuo piacimento ed ingegno. In bocca al lupo.
p.s.
Neanche una vogliettina piccola, piccola e saltuaria… molto saltuaria, di giardino degli aranci, capocotta, gianicol di sera? No?
il 13-02-2006 alle 12:19
quelle le soddisfo con i viaggi premio;-))
il 13-02-2006 alle 14:42
era uno scherzo vent’anni? Mannaggia, non riesco più a capire se scherzi o fai sul serio;-)
il 13-02-2006 alle 14:50
il 13-02-2006 alle 15:38
se un’imposizione potesse realizzarsi davvero ti cacciano entro l’anno successivo, altro che vent’anni.
il 13-02-2006 alle 16:38
Eh manuelcalavera… ma vuoi mettere tutti insieme a Pianosa e magari anche con ADSL!?
il 13-02-2006 alle 16:54
ehhh, e che vuoi che siano vent’anni… se cinque sono volati, venti svolazzeranno, come polli (sani, per carità!)… eppoi ci sono i viaggi premio, giusto!
la verdonk non la spunterà, scommetto!
splash!
il 14-02-2006 alle 11:15
è interessante questo ribaltamento di prospettiva, l’emigrazione vista dalla parte dell’emigrante.
DI lusso, si capisce, ma pur sempre.
Perché qui in Italia tuti dicono che gli immigrati devono avere rispetto per la nostra cultura, per la nostra religione, per la nostra lingua, e non possono pretendere di conservare eimporre le loro Il velo, le moschee e così via).
Ecco, non è dissimile da quello cui accenni tu.
Sembrano entrambi - il tuio e quello degli itliani per bene - discorsi fondati su una certa logica, ma assumono significati diversi e generano reazioni opposte, a seconda della prospettiva (scandalo pe le parole della Verdonk, una certa condiscendeza verso quelle degli italiani dabbene).
Sarebbe davvero interessante leggere il blog di un immigrato - meglio se clandestino - africano in Italia
il 14-02-2006 alle 12:56
Questa Verdonk mi pare una dilettante. Uno fa presto a dire: si parla solo in olandese. Con che accento e in quale versione, però? Frisone? Zelandese? Olandese di Amsterdam o di un sobborgo a sud-est? Bisogna essere precisi e stabilire bene le regole, quando si progetta una prigione.
il 14-02-2006 alle 15:47
@effe: già sarebbe interessante. Però ancora più del blog il suo diario non pubblico.
@Caracaterina: la Verdonk è ministro dell’immigrazione. Come vedi ogni paese ha i suoi.
il 16-02-2006 alle 12:34
La mia dama di compagnia olandese (la signora da cui vado a conversare) dice di sentirsi a disagio quando non capisce che cosa si dicono le impiegate turche che parlano tra loro negli uffici.
Non giustifico la Verdonk e non mi sogno di parlare olandese con mio marito per strada, ma un pochino li capisco. Qui a Utrecht il 30% della gente che incontri per strada non ha la faccia di un olandese.
Credo che gli olandesi si sentano assediati.
Il loro Paese viene trasformato dagli stranieri e loro vedono il loro mondo diluirsi e sparire, lentamente, ma inesorabilmente.
Cercano di arginare il fenomeno, ma non ce la fanno. E’ una battaglia persa, non c’e’ diga che tenga.
Cesca