E il coniglio s’innamorò del…
24-01-2006
E il coniglio s’innamorò del campanile
Ian B,. maestro di una scuola di Oegstegeest, si accorse subito che l’autista dell’autobus era cambiato. Se ne accorse perché lui arrivava a scuola alle 7.30 per accudire i conigli, mentre l’autobus privato si fermava alle 7.55, caricava quattro studenti e ripartiva subito. Lui alle 7.55 portava fuori le buste con la spazzatura del giorno prima. Quel 7 gennaio invece l’autobus c’era già al suo arrivo.
Ian B. era un uomo solo.
Aveva una montagna di impegni pomeridiani e un enorme circuito di conoscenze, però era senza una donna da un tempo immemorabile.
Da due mesi non vedeva gli amici del pub con cui condivideva i fine settimana e anche il locale di jazz non lo frequentava più. Aveva mantenuto solo l’impegno del giovedì quando andava con Ana, la sua vicina, al club degli obesi a tirare freccette e a bere sidro. Lì, periodicamente, Ian sbaciucchiava qualcuna, ma non le chiedeva mai di uscire.
Mi hanno domandato se sei gay, gli disse una sera Ana. Ian B. aveva sorriso senza informarsi su quale fosse stata la sua risposta.
Di sfogliare quelle donne oltremisura non aveva voglia. Di baciare quei visi riscaldati dalle mele fermentate invece sì.
L’ultima rapporto con una donna risaliva alle vacanze estive di due anni prima, quando aveva passato dieci giorni sul lago del Garda e aveva incontrato Matilde, una cameriera della pensione dove alloggiava. Di lei conservava qualche foto, una maglietta che profumava di vaniglia, e un foglio di carta a quadretti dove erano scritte in stampatello alcune frasi in italiano.
Quel mattino del 7 gennaio, mentre pedalava sulla ciclabile, Ian B. pensò che avrebbe potuto ammazzarsi anche quella sera.
Era un lunedì, era inverno, mancava la luna e non c’era motivo di vivere ancora. Il camion della spazzatura avrebbe ritirato il suo passato, e lui se ne sarebbe andato via tranquillo, senza traccia.
Mentre legava la bicicletta alla rastrelliera vide l’autobus fermo. Così invece di scavalcare la staccionata della scuola, decise d’entrare dal cancello d’ingresso in modo da poter dare un’occhiata all’interno. C’era una donna che giocherellava con la radio e quando lui rallentò, lei alzò lo sguardo e gli fece un cenno di saluto. Lui ne fu sorpreso e si dimenticò di rispondere. Si pentì subito per la sua scortesia e pensò che forse poteva tornare indietro e scusarsi, ma poi alzò le spalle e si diresse verso la gabbia dei conigli. Aveva stabilito di dargli una razione doppia perché il giorno dopo non ci sarebbe stato e nessuno si sarebbe preoccupato che fossero senza cibo. Quando era malato, infatti, doveva chiamare la scuola più volte per ricordare alle maestre di dar loro l’erba. Tirò fuori il coniglio nero e cominciò a sussurrargli sul muso i dettagli del suo progetto, ma le ultime parole furono coperte da un frastuono pazzesco e per un attimo Ian B. pensò che qualcosa stesse per precipitare dal cielo. Anche il coniglio nero lo pensò e con un salto sgusciò dalle sue mani e con un altro imbucò la porta. L’aereo militare risalì di quota e il coniglio saltellava nello spiazzo di fronte alla chiesa. Ian B. afferrò un mazzo d’erba medica e un asciugamano e si avvicinò lentamente. Depose l’erba sul selciato e guardò l’orologio del campanile. Le 7.40. Anche il coniglio guardò l’ora, per lo meno diresse il muso verso l’alto. Ian B. fece due passi senza respirare. Il coniglio arricciò il naso e con un balzo mantenne immutata la distanza. Ian B. aprì l’asciugamano e corse. Il coniglio saltò cinque volte e di nuovo si fermò a guardarlo.
Stupido, disse Ian B.
Posso offrire una delle mie carote? disse una voce alle sue spalle. Ne ho cinque per il pranzo, sono a dieta.
Era l’autista che l’aveva salutato prima.
Mentre aspettavano che il coniglio s’avvicinasse alla carota, lei gli spiegò che aveva preso servizio quella mattina e che aveva cominciato una dieta il primo gennaio. Lui le raccontò che era maestro in quella scuola da quindici anni e che da cinque avevano i conigli.
Lei aveva degli occhi orientali ed era un po’ robusta sui fianchi, ma non troppo.
Alle 7.50 il coniglio s’avvicinò alla carota e quando ne ebbe mangiata metà, Ian B. lo catturò con l’asciugamano.
Poi le offrì un caffè, ne aveva un thermos pieno, ma lei indicò l’orologio del campanile e disse che era tardi.
Lui rispose: bene e si girò con l’asciugamano e il coniglio stretto al petto, ma lei disse: mi chiamo Christine. Lo berrò domani il caffè perchè sarò in anticipo, come stamattina.
Mentre aggiungeva l’acqua nelle ciotole, Ian B. decise che avrebbe rinviato il suo progetto, in fondo anche il martedì era un giorno qualunque.
Aveva una montagna di impegni pomeridiani e un enorme circuito di conoscenze, però era senza una donna da un tempo immemorabile.
Da due mesi non vedeva gli amici del pub con cui condivideva i fine settimana e anche il locale di jazz non lo frequentava più. Aveva mantenuto solo l’impegno del giovedì quando andava con Ana, la sua vicina, al club degli obesi a tirare freccette e a bere sidro. Lì, periodicamente, Ian sbaciucchiava qualcuna, ma non le chiedeva mai di uscire.
Mi hanno domandato se sei gay, gli disse una sera Ana. Ian B. aveva sorriso senza informarsi su quale fosse stata la sua risposta.
Di sfogliare quelle donne oltremisura non aveva voglia. Di baciare quei visi riscaldati dalle mele fermentate invece sì.
L’ultima rapporto con una donna risaliva alle vacanze estive di due anni prima, quando aveva passato dieci giorni sul lago del Garda e aveva incontrato Matilde, una cameriera della pensione dove alloggiava. Di lei conservava qualche foto, una maglietta che profumava di vaniglia, e un foglio di carta a quadretti dove erano scritte in stampatello alcune frasi in italiano.
Quel mattino del 7 gennaio, mentre pedalava sulla ciclabile, Ian B. pensò che avrebbe potuto ammazzarsi anche quella sera.
Era un lunedì, era inverno, mancava la luna e non c’era motivo di vivere ancora. Il camion della spazzatura avrebbe ritirato il suo passato, e lui se ne sarebbe andato via tranquillo, senza traccia.
Mentre legava la bicicletta alla rastrelliera vide l’autobus fermo. Così invece di scavalcare la staccionata della scuola, decise d’entrare dal cancello d’ingresso in modo da poter dare un’occhiata all’interno. C’era una donna che giocherellava con la radio e quando lui rallentò, lei alzò lo sguardo e gli fece un cenno di saluto. Lui ne fu sorpreso e si dimenticò di rispondere. Si pentì subito per la sua scortesia e pensò che forse poteva tornare indietro e scusarsi, ma poi alzò le spalle e si diresse verso la gabbia dei conigli. Aveva stabilito di dargli una razione doppia perché il giorno dopo non ci sarebbe stato e nessuno si sarebbe preoccupato che fossero senza cibo. Quando era malato, infatti, doveva chiamare la scuola più volte per ricordare alle maestre di dar loro l’erba. Tirò fuori il coniglio nero e cominciò a sussurrargli sul muso i dettagli del suo progetto, ma le ultime parole furono coperte da un frastuono pazzesco e per un attimo Ian B. pensò che qualcosa stesse per precipitare dal cielo. Anche il coniglio nero lo pensò e con un salto sgusciò dalle sue mani e con un altro imbucò la porta. L’aereo militare risalì di quota e il coniglio saltellava nello spiazzo di fronte alla chiesa. Ian B. afferrò un mazzo d’erba medica e un asciugamano e si avvicinò lentamente. Depose l’erba sul selciato e guardò l’orologio del campanile. Le 7.40. Anche il coniglio guardò l’ora, per lo meno diresse il muso verso l’alto. Ian B. fece due passi senza respirare. Il coniglio arricciò il naso e con un balzo mantenne immutata la distanza. Ian B. aprì l’asciugamano e corse. Il coniglio saltò cinque volte e di nuovo si fermò a guardarlo.
Stupido, disse Ian B.
Posso offrire una delle mie carote? disse una voce alle sue spalle. Ne ho cinque per il pranzo, sono a dieta.
Era l’autista che l’aveva salutato prima.
Mentre aspettavano che il coniglio s’avvicinasse alla carota, lei gli spiegò che aveva preso servizio quella mattina e che aveva cominciato una dieta il primo gennaio. Lui le raccontò che era maestro in quella scuola da quindici anni e che da cinque avevano i conigli.
Lei aveva degli occhi orientali ed era un po’ robusta sui fianchi, ma non troppo.
Alle 7.50 il coniglio s’avvicinò alla carota e quando ne ebbe mangiata metà, Ian B. lo catturò con l’asciugamano.
Poi le offrì un caffè, ne aveva un thermos pieno, ma lei indicò l’orologio del campanile e disse che era tardi.
Lui rispose: bene e si girò con l’asciugamano e il coniglio stretto al petto, ma lei disse: mi chiamo Christine. Lo berrò domani il caffè perchè sarò in anticipo, come stamattina.
Mentre aggiungeva l’acqua nelle ciotole, Ian B. decise che avrebbe rinviato il suo progetto, in fondo anche il martedì era un giorno qualunque.
Categorie: Storie per la rete
[ 15 commento(i) ]
il 24-01-2006 alle 11:15
bello
il 24-01-2006 alle 13:20
tu riesci sempre a trasformare una mia giornata qualunque con i tuoi racconti. continua così. Baci, Giamaica
il 24-01-2006 alle 13:51
era tanto che non ci inondavi con racconti come in questo periodo…
Gaccie!
OrsaLè
il 24-01-2006 alle 14:04
la sera stessa il maestro invitò l’autista ad una romantica cena a lume di candela con coniglio in agrodolce.
il 24-01-2006 alle 14:17
il 24-01-2006 alle 15:36
si infatti molto bello questo post
il 24-01-2006 alle 15:39
solo una cosa: nn capisco il titolo. Giamaica
il 24-01-2006 alle 16:40
era per dire che a me piace il coniglio alla ligure. Per conquistare del tutto la bella autista ci vuole il coniglio alla ligure.
(che il maestro poi sia vegetariano, beh, mi sembra una tesi da dimostrare. Prendersi cura di un animale non significa non cibarsi della sua carne. Quanti di noi avevano in campagna il primo animale preferito, il coniglietto o la gallina con cui ci divertivamo a giocare. Poi un giorno ti dicevano, te lo dicevano per farti diventare grande: ti è piaciuta questa carne? tu dicevi sì, mi è piaciuta. E allora loro, i grandi cinici, dicevano è la carne del tuo animale preferito. E tu capivi tutto di colpo).
d.
il 24-01-2006 alle 18:14
@Giamaica: se il maestro s’innamora dell’autista, perchè il coniglio non si può innamorare del campanile?;-)
@Demetrio: Ian è mio e decido io quello che mangia;-) Quanto a quello vero, be’, lo guardo da cinque anni ormai, è magro magro, con un faccia tranquilla, non mi pare proprio un mangiatore di carne. E poi qui in Olanda il coniglio non si trova praticamente mai dal macellaio.
il 24-01-2006 alle 18:26
però questa storia degli animali che ci facevano mangiare, mi ha ricordato una crudeltà terribile…
il 24-01-2006 alle 19:50
Oh, che bella storia.
il 24-01-2006 alle 20:00
a me ’sto titolo surreale straniante mi piace assai … come tutto il resto, d’altronde!
splash!
il 24-01-2006 alle 22:27
BRAVA!
il 25-01-2006 alle 14:01
allora ve lo dico io: Ian è sì vegetariano, ma pentito ein tentazione.
Di notte si alza, e va a ciucciare un po’ la zampetta del coniglio.
il 26-01-2006 alle 8:41
grazie del bel racconto. Io adoro le vicende in cui il personaggio vede la propria giornata (a volte, la propria vita) rivoltarsi così, senza fatica e senza dolore e senza terapie, anche solo per un sorriso… Leo