Quel giorno in cui dovevo costruire una casetta e mia madre non m’aiutò 
Che cosa dobbiamo fare questa volta? 
Ora ti spiego. Dice Lo. C’è anche una lettera con le istruzioni della maestra.
Un’altra lettera. Ma quante ne scrive? Almeno una al giorno, più le mail e il gruppo su Msn, che non mi ricordo mai di controllare e allora me lo segno sull’agenda e poi, per sicurezza, attacco anche un post it sul comodino: controllare agenda.

Il cestino con il bagnoschiuma e la crema che ho comprato per A.: non si deve capire che è un regalo. E allora dobbiamo costruire qualcosa noi.
Idea!!! Prendiamo un sacco della spazzatura, ci sbricioliamo dentro dei ritagli di giornale e poi ci nascondiamo il regalo!
Il suo sguardo oscilla tra l’avvilito e il seccato.
Non si può, dice con un sospiro. Io devo costruire una casetta.
Tu devi? Noi dobbiamo!
Io, con il vostro aiuto. Una casetta con la finestra, la porta e il tetto. Una casetta olandese! Mi piacerebbe che fosse come quella che abbiamo comprato.
Io non so costruire una casetta.
Ma io la devo portare!
La sostituiamo con il sacco, che ne dici?
Dico: no!
Be’ allora devi dire alla maestra che mi bocci! Ecco. Dille che tua madre non l’ha saputa costruire, che non ha mai seguito un corso in cui le insegnassero a farne una! 
Così non potrò concorrere al premio. Tutti parteciperanno tranne me.
Sarebbe tristissimo, questo. E ne conserverà il ricordo per tutta la vita. Quel giorno in cui dovevo costruire una casetta e mia madre non m’ aiutò
Per fortuna che la nostra famiglia nasconde un artista ed ecco Emme al lavoro sul tavolo del soggiorno con cartone, forbici, colla, carta crespa, pennelli e bombolette spray.
Brontola e incolla.
Ed ecco che appare un miracolo di casetta azzurra con il tetto verde, la finestra e la porta.
Ma è più bella questa che il regalo all’interno, anche io ne voglio una! Gli dico così perché lo penso, ma anche per spegnere i brontolii prima che incendino la casetta.
E che ci faresti?
Non lo so, mi piace. 
La mattina dopo, Lo esce con il regalo nella casetta e la casetta dentro al sacco e torna con un cono gelato, che è un altro prodigio: la ciliegia che affonda nella panna, il biscotto infilato nel cioccolato e la fragola che cola e se sollevi la parte gelato dentro c’è un pallone (e che altro potevano regalargli?).
E se fai un giro nella scuola, scopri che l’esercito delle aiutanti ha tirato su caverne preistoriche, capanne asiatiche, castelli del Medioevo. E una mummia in un sarcofago aperto. E che ha cucito tutti i costumi per gli spettacoli teatrali.
Fanno anche le scarpe? No, le scarpe no.
Siccome la maestra è  golosa, di tanto in tanto, le mando una fetta di torta. La corrompo per farle dimenticare il mio scarso talento.  

Categorie: Questioni di famiglia

[ 4 commento(i) ]

4 Responses to “Quel giorno in cui dovevo costruire una…”

  1. utente anonimo dice:

    Beh… a proposito di casette… m’e’ tornato alla mente un episodio che penso rimarra’ negli annali della nostra famiglia.

    Durante l’anno scolastico, quando Giulia frequentava il primo anno delle secondarie, le venne chiesto di costruire una casa italiana….

    C’abbiamo lavorato un mese intero…mio marito e’ un grande artista in questo. Fu premiata come migliore del suo corso. E ancora oggi dopo 6 anni.. e’ ancora li’ a memoria.. :-)))

    Ci si sente mercoledi…

    Un abbraccio

    Ely

  2. LaSirenetta dice:

    :-)

    m’hai fatto venire l’acqualina in bocca con la descrizione del cono gelato… forse non hai talento per impacchettare i regali, ma secondo me se fai vedere questo post alla maestra di Lo (ma lo capisce l’italiano?) ti mette 10 e lode!!!

    splash!

  3. alice121 dice:

    @sire: sai l’unica parola che conosce e dice molto spesso?: Capisc? ;-)))

    però le ho regalato un segnalibro dell’Untitled e con la storia del libro ho acquistato un sacco di punti;-)

  4. utente anonimo dice:

    ..se ti consola neanche io sono mai stata aiutata a costruire casette.. e la mia maestra ci ha pure fatto fare una camera da letto 3D e un soggiorno… quante estati buttate al vento… -sob-sob-

    OrsaLè

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