E poi ho fatto i conti con il resto del mondo.
In un’intervista
qui, Matteo Galiazzo afferma: 
In sostanza penso che se uno è contento non ci pensa minimamente a mettersi a scrivere, perché la letteratura è fondamentalmente lagnarsi di qualcosa attraverso delle alterazioni simulate del paesaggio esterno. 

Se sono infelice o anche moderatamente scontenta non ci penso proprio a iniziare un racconto, che non mi va di mescolare in una pentola di cui non mi piace il contenuto.
Nelle storie che scrivo mi piace parlare degli altri, per lo meno coscientemente è quello che tento di fare. E devo avere un animo leggero, se devo occuparmi di  “un altro”. Se mi sento infelice vado in cerca di distrazioni e allora preferisco leggere o parlare, piuttosto. Faccio come la farfalla e mi sposto da un punto all’altro, in attesa che il tempo passi.
Questo non significa che io non scriva.
Non a caso tre anni fa, quando la nostalgia aveva raggiunto il picco, ho aperto il blog. E mi sono accorta che il mondo non era poi così lontano, che c’era anche un modo non materiale per sentirsi vicino a lui,  dove per mondo intendo quelli che un po’ t’assomigliano.
Poi, certo, mi sono dovuta guardare intorno, ma ormai il peggio era passato. 

Categorie: Pensierini

[ 16 commento(i) ]

16 Responses to “E poi ho fatto i conti con il resto del…”

  1. licenziamentodelpoeta dice:

    Eh, pure io se ho un disagio (fisico o psichico) non scrivo cose di narrativa. Infatti son stato malato più di un mese e in quel mese lì non ho combinato niente. Quando sono uscito dalla malattia ho ripreso a scrivere.

  2. utente anonimo dice:

    Quando sono triste scrivo male, non che quando sia felice migliori molto. Quindi visto che la differenza non si nota almeno cerco di scrivere quando ho qualcosa di bello da raccontarmi.

    Bax

    MJ

  3. sciroppato dice:

    Sono d’accordo sulle cose che scrivi in questo post. Mi piaciono i contatti virtuali, che sono anche reali, no?

  4. alice121 dice:

    Certo che sì.Ci sono sempre delle persone oltre le tastiere;-)

  5. meva dice:

    wow bel post su cui riflettere….Quando scrivo? Perchè scrivo?….beh ora per esempio non ho tempo per scrivere…ma scrivo nella testa!!!!

  6. saltino dice:

    Un fondo di verità esiste… il dolore dona un lirismo alla scrittura che altrimenti è difficile esprimere.

  7. utente anonimo dice:

    E’ una cosa che fa pensare..

    Ma se uno scrive e scrive davvero, dovrebbe riuscire a farlo sia con il dolore (”che dona dona un lirismo alla scrittura che altrimenti è difficile esprimere.” Saltino, commento precedente), sia che con la gioia!

    Il difficile sta prorpio nel riuscire a scrivere COMUNQUE…

    Stè

    il

  8. utente anonimo dice:

    sta cosa che uno scrive perché è triste va bene a 17 anni. Poi basta, credo.

    invece mi interessa questa cosa che scrivi qui: devo avere un animo leggero, se devo occuparmi di “un altro”.

    questo mi sembra che spieghi bene il tuo libro. In cui il tema, la dominante, è questa attenzione all’altro. Ma attenzione non è forse il termine giusto; la tua è una cura verso l’altro: è un sentimento profondissimo che ha a che fare con la pietà.

    d.

  9. alice121 dice:

    io ci vedo un pericolo in questo. Il pericolo di fare troppo il tifo per il personaggio derelitto.

  10. utente anonimo dice:

    ma la cura non è il tifo, non è immedesimazione. E’ proprio lo sguardo che tu hai nei confronti dell’altro e dell’altro che è nelle tue pagine. La pietà è una cosa seria, che non deve essere confusa con certe svenevolezze cattoliche.

    La tua pietà è qualcosa di serio, tremendamente.

    d.

  11. alice121 dice:

    be’ insomma questo che hai scritto mi fa piacere. Anche perchè il fatto di individuare un pericolo, non è che poi mi mette al riparo dallo stesso.

  12. giorgi dice:

    Quanto è vero quello che scrivi. La mia “idea” è ferma da dieci giorni. Prima l’animo leggero mi aveva preso per mano, e finalmente ero riuscita a occuparmi di “un altro”. Adesso scrivo scrivo scrivo e racconto solo di questa cosa terribilmente mia. Non posso che trascurarlo, l’altro.

  13. utente anonimo dice:

    Ormai il peggio e’ passato…

  14. alice121 dice:

    birbante invece di studiare…

  15. utente anonimo dice:

    ci ho pensato su per molto tempo. adesso che sono sicura sono andata alla ricerca di questo post.

    scrivo solo quando sono malinconica, o quando il mio corpo è pervaso di sentimento. Allora divento grafomane

  16. alice121 dice:

    forse dipende dall’età e/o dal carattere. E naturalmente se si vuole scrivere di se stessi apertamente.

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