Qualche appunto in attesa di essere trasformato.
Così il Garzanti:
Emigrante: chi emigra, specie per lavoro.
Immigrato: di persona che, specie per ragioni di lavoro, si è stabilita in un paese straniero o in una regione del proprio paese diversa da quella in cui è nata: operai immigrati, le comunità di immigrati italiani all’estero.
Ci ho sempre pensato agli emigranti, ancor prima che questa parola entrasse nelle immagini e nelle conversazioni di tutti i giorni. Il modo con cui ci riflettevo quando non era un argomento di cronaca, era questo: eh va bene, non posso fare quello e quello, però faccio questo e questo, se fossi stata un’emigrante, invece.
Potevo considerarmi fortunata anche facendo confronti con persone nate nelle baracche di periferia, di cui avevo assistito a squarci di vita (passando in macchina), o con i Rohm che abitavano, un tempo, nei ruderi della Via Appia. Oppure con quelli che erano vissuti nel mezzo di una guerra.
Credo che sia tutto partito da un signore che, durante le vacanze estive, mi raccontava della sua vita nelle miniere del Belgio. Dove fu trattato come un animale e da cui fece ritorno con un paio di dita in meno e la silicosi. Anche lui aveva un paragone con cui consolarsi, diceva: be’ sono tornato vivo e con qualche lira per costruirmi la casa! Ai compaesani che sono partiti per l’Australia è andata peggio, loro non sono tornati più: ci hanno lasciato la vita nell’amianto, e le mogli non sono state risarcite e sono state costrette a fare le cameriere e i servizi negli alberghi.
Dopo questo racconto, che era sempre lo stesso, ma a cui , ogni volta, aggiungeva qualche particolare che me lo faceva apparire diverso, mi mostrava un grande prodigio, forse perché mi vedeva un po’ spaventata.
Raccoglieva un fascio di ortiche, strappava alcune foglie e se le strofinava sulle mani senza che la pelle si riempisse di bolle. Poteva avvicinarsi anche la fiamma dell’accendino senza scottarsi, ma questa cosa me la fece vedere solo una volta.
Una classificazione (sommaria) degli immigrati potrebbe essere questa:
Immigrato A: quelli che si stabiliscono all’estero per un lavoro ben retribuito. (Dove ci sono io)
Immigrato B: quelli che si sono trasferiti dai dieci ai trent’anni fa in Germania, in Belgio, in Olanda, in Francia, in Inghilterra e in (misura ridotta) in Italia, prima da soli e poi con la famiglia. La lingua del Paese d’insediamento è diventata anche la lingua con cui parlano tra loro.
Immigrato C: quelli dei paesi dell’Est. Sono venuti senza famiglia, tornano nei paesi d’origine per Natale. Sono, di solito, in regola.
Immigrato D: quelli che vengono da lontano. Sud America e Filippine, per esempio. Da soli o in coppia. Arrivano per chiamata da altri di loro. Spediscono gli stipendi a casa, dove spesso hanno lasciato dei figli affidati a parenti. Tornano dopo quattro, cinque anni. A volte hanno il permesso di soggiorno.
Emigrante E: quelli che arrivano sui barconi. Senza soldi, senza conoscenze.
Un paio di note.
1) Il volontariato più ambito qui in Olanda, da quanto mi racconta un’amica, è quello di assistenza ai clandestini che devono far ritorno a casa.
Il perché non siamo riuscite a capirlo.
2) Recentemente ho conosciuto degli immigrati di tipo C. Oltre a sapere la lingua di qui, parlano anche l’inglese.
Categorie: Pensierini
[ 4 commento(i) ]
il 09-11-2005 alle 13:36
Ti ricordi dei primi polacchi che giunsero a Roma? Stavano ai self-service dei benzinai alla sera. Erano quasi tutti laureati ed avevano i libri sempre aperti sopra la pompa di benzina, con il freddo ed il gelo.
E noi occidentali intanto facevamo allegramente gli Yuppies, e nel nostro caso gli adolescenti… ai tempi della Piaggio e della miscela.
il 09-11-2005 alle 15:48
me li ricordo sì. Anche se quelli che ho conosciuto qui, non parlano l’inglese perchè hanno un’istruzione superiore, ma per una questione di adattamento alla società olandese,credo, dove l’inglese è parlato più o meno da tutti.
il 09-11-2005 alle 19:35
i polacchi che ho conosciuto quaggiù o sono preti e parlano benissimo italiano, latino e inglese, o badanti e parlano a stento l’italiano… e le badanti sono di quelle che hanno i figli a casa e mandano loro lo stipendio!
splash!
il 30-11-2005 alle 9:56
Ciao,
ho bisogno del tuo aiuto..
parlavi di associazioni che aiutano i clandestini… conosco una signora ucraina che vive in olanda da 5 anni ha avuto due figli da un signore che e’ in regola qui in olanda ma non credo sia sposata.
Dopo 5 anni il governo olandese ha pensato bene di rispedirla a casa… ovviamente solo lei e i suoi figli.
Ora e’ a Den Bosh in questi conteiner (come a Skiphol ti ricordi?)
per due tre settimane, senza poter uscire, senza poter far nulla… aspettando solo il via libera per l’ucraina.
C’e’ modo di aiutarla?
Sono sconvolta da questa assoluta mancanza di flessibilita’ da parte degli olandesi… sconvolta e amareggiata…
Aspetto tue notizie e grazie infinite.
Ciao un abbraccio
Ely