Mentre Emme s’occupava di centimetri, squadre e matite senza punta, Fran s’impegnava nelle prove dei Miserabili, Lo spariva con una frase: mi sembra di stare al mare, che significava che si sentiva libero e si divertiva,  io guardavo quello che si vedeva dalle finestre, tracciavo la nazionalità dei vicini e m’avventuravo nel giardino dove tra i bambù e i rododendri, rinvenivo quattro piante ancora nelle confezioni di quando furono acquistate al vivaio. 
Intorno alle piante, era cresciuta un’ erbaccia, una specie di filo, che quando l’afferravo per strapparlo via, mi faceva venire delle bolle e un bruciore pazzesco, e parecchie ore dopo che le bolle erano scomparse, le mani erano come addormentate. Comunque mentre Emme salvava le piante,  mi chiedeva: secondo te, perché erano lì, perché non le hanno portate via?
Io ci ho pensato e, in base ad alcuni dettagli a me noti o osservati, ho immaginato che la faccenda sia andata così: 

I signori Begam hanno vissuto per trent’anni in Olanda. Per loro l’inserimento è stato meno traumatico rispetto ad altri europei, ma anche molto più duro da sopportare all’inizio. Meno traumatico perché il loro paese dista 300 chilometri e quindi per la nostalgia iniziale c’era una consolazione quasi istantanea, ma anche duro perché in quanto tedeschi erano mal visti dai locali. Allora i signori Begam hanno studiato l’olandese e l’hanno imparato bene, talmente bene da parlarlo senza accento e anche i figli naturalmente, loro sembrano addirittura olandesi.
Prima di proseguire nella storia, preciso che:  ci sono alcune coppie che vivono la routine ritagliandosi dei passatempi singoli e ciò non costituirà necessariamente una minaccia alla stabilità del rapporto. Altre che invece hanno bisogno di  una passione comune che non sarà la garanzia che non si lasceranno più.
I signori Begam, comunque, rientrano nella seconda categoria.
Nei quindici anni che trascorrono nella casa dove io andrò a vivere dopo Natale, coltivano insieme il giardino.
Lui si occupa dei congegni elettrici e d’irrigazione, studia sistemi che difendano le carpe coi che nuotano nel piccolo stagno dall’assalto dei gatti e  dal ghiaccio. Lei, invece, fa nascere piante impreviste per una terra del Nord. Ad un certo punto
decidono di costruire anche un winter garden, dove crescono un ulivo, un limone e altre piante mediterranee. Le fasi della costruzione del giardino d’inverno sono documentate anche da fotografie scattate dal signor Begam.
Così passano le stagioni, i figli vanno a vivere con le fidanzate, il giardino esplode nella sua bellezza e un giorno il signor Begam  va in pensione. Nella sezione dove lavora, i colleghi organizzano una festa durante la pausa pranzo, il signor Begam beve un bicchiere di troppo, ride come non ha riso mai sul luogo di lavoro, anche gli altri ridono, lo seguono con occhi d’invidia o di compassione mentre raccoglie in uno scatolone il contenuto della sua scrivania. Che farai, gli chiede, ad un certo punto,  il collega più intimo. Torno nel mio Paese, risponde il signor Begam. Davvero? Risponde quello, sbalordito. Non riesco a immaginare la signora Begam lontana dai suoi figli e dal suo giardino. Infatti, dice il signor Begam, tirando fuori da un cassetto una cornice con la foto della moglie, lei non viene con me. Apre la cornice, prende la foto, la getta nel cestino, ripone la cornice nella scatolone. 

Sua moglie è a casa che ha preparato la cena, come sempre. Ma è una cena speciale. E’ anche andata al vivaio e ha comprato 4 piante, 4 piante costose ed esotiche.
Non sa quello che ascolterà tra pochi minuti, non lo sapeva nemmeno il signor Begam fino a che non l’ha detto al suo collega. Cioè intuiva che sarebbe accaduto qualcosa , un cambiamento ci doveva essere perché la sua vita non finiva il giorno della pensione.
Il signor Begam apre la porta di casa alle sei, il cane, sdraiato nel soggiorno, alza la testa e accenna a un  abbaio, le quattro piante esotiche sono nell’ingresso, la signora Begam si sta lavando le mani in cucina, ciao, gli dice indifferente, poi si ricorda che quello è un giorno speciale, va all’ingresso, non ha sentito il rumore della porta che si richiudeva, forse il signor Begam sta guardando dentro la cassetta della posta, pensa,  però non ricorda che sia passato il postino quella mattina.
Il signor Begam è immobile
sulla soglia, ha uno sguardo fisso che attraversa il soggiorno, la serra, raggiunge il giardino, uno sguardo che non s’accorge delle piante che stanno proprio davanti a lui.
La signor Begam sa quello che sta per sentire.
Ho messo in vendita la casa, dice lui.
Lei per un minuto non dice nulla, poi gli spinge addosso le solite frasi, lui invece di opporsi con altre solite frasi, prende il martello dalla cassetta degli attrezzi e colpisce una piastrella di ceramica su cui è scritto in tedesco: Famiglia Begam, poi prende il pigiama lo spazzolino e qualche altra cosa e va a dormire da sua sorella in Germania, quella notte stessa.
La signora Begam piange e si dispera, telefona ai figli e alle amiche, ti stiamo vicino le dicono i
primi e le seconde, te lo dovevi aspettare le dicono, poi forse gli passa, dicono i pietosi, potevi pensarci prima, dicono quelli che pensano: a me non succederà mai, non è troppo tardi per rifarti una vita, aggiungono tutti per consolarla. Ognuno afferma la sua opinione come se fosse l’unica possibila verità, la signora Begam non innaffia più le piante, ma ormai sono diventate robuste e vigorose e non hanno più bisogno delle sue cure, come i figli del resto. Ci sono le piante nuove, ancora nell’ingresso. La signora Begam le trascina fino al giardino e le nasconde tra i bambù e i rododendri. 
La signora Begam quando si trasferisce nel suo nuovo appartamento può portare solo quello che le apparteneva prima del matrimonio, tutto il resto resta al marito. Il signor Begam, mentre lei trasloca, controlla che non porti via nulla di più. Lei concede di prendere solo i regali che ha ricevuto a Natale e ai compleanni. Lei, nei giorni che lui era in Germania, ha pensato di bruciare il giardino e la serra, ma alla fine non ne ha avuto il coraggio, però è andata a raccontare a tutti i vicini e ai lontani ogni particolare che riguarda un poco di buono che si chiama Begam. 
Quando sale sul furgoncino con i suoi pochi mobili e  piccoli oggetti, la signora Begam gli rivela con un smorfia soddisfatta: quelle piante esotiche che ti costarono 300 euro, sono da qualche parte nel giardino, trovale con l’olfatto se ci riesci! Ah poi il cedro, quella cazzata che dicevi che ti rappresentava, gli ho fatto tagliar via la punta dal giardiniere. Muori Begam! 
Lui cerca per giorni quelle piante. Poi alla fine si convince che le ha gettate via. Davanti al cedro del libano senza punta, gli scendono due lacrime. E la punta se la porta via, con l’idea di conservarla per sempre anche se ormai è appassita.   

Categorie: Storie per la rete

[ 8 commento(i) ]

8 Responses to “Il primo weekend nella casa dove vivremo dopo Natale”

  1. LaSirenetta dice:

    mmmm… ma ti sei resa conto di aver iniziato il post con una matita senza punta e di averlo chiuso con un cedro senza punta??? :-P
    splash!

  2. yota dice:

    Mamma mia. Mi fai venir dubbi sulla coppia di signori (lei olandese, lui tedesco) che ci sta vendendo casa ad Amstelveen. Primo piano appena ristrutturato, moquette nuovissima, costosa .. ma perche’ subito dopo hanno deciso di vendere?

  3. alice121 dice:

    @Sire: sì, ma che ci posso fare? Albero e matita erano così.

    @yota: e perchè non glielo chiedi? Noi in tutte le case che abbiamo visto, abbiamo domandato sempre.

  4. Effe dice:

    io una punta di cedro la porto sempre in trasca.

    O è una matita, adesso non ricordo bene.

    O una fionda.

    O un astrolabio.

    Gli è che ho tasche piuttosto capienti.

  5. yota dice:

    Lo abbiamo chiesto. Hanno detto: cooosi’.. i nostri figli sono andati via e vogliamo trasferirci in un posto piu’ piccolo. Ma io -non so perche’- non sono convinta. Gli abbiamo anche chiesto: “Con i vicini tutto bene?” E loro hanno risposto: “Sisssisssi’ “.

  6. utente anonimo dice:

    bello, mi ci voleva proprio.

    sempre un che di horror, di brivido, che non mi dispiace.

    e poi la casa sembra bellissima

  7. utente anonimo dice:

    Alessandra, che post forte e stupendo. Come tutto ciò di tuo che mi colpisce, devo rileggerlo (il discorso vale, a maggior ragione, per il tuo libro). Buffo come mi sia capitato di immedesimarmi sia nella liberazione del Begam che nel dolore di lei. Mah. Baci Leo

  8. alice121 dice:

    Leo: forse perchè è accaduto così anche a me e quindi l’ho raccontata di conseguenza. Io li ho conosciuti singolarmente, prima lei, e mi faceva un gran pena. E sarei stata dalla sua parte senza dubbi, se dopo non avessi incontrato lui.

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