Ore8.50.     02-09-2005  

Ore8.50.
Sono in soggiorno, seduta sulla mia poltrona, soffio sul caffè e fisso il fiore giallo dell’orchidea e mi domando cosa l’abbia spinta dopo quattro anni di assenza a sbocciare ancora.
Suona il telefono.
Tre squilli è il tempo che impiego a sollevare il ricevitore.
In quei 3 squilli mi chiedo chi possa essere: le bollette le ho pagate, M. è a un riunione, sarà qualcuno che deve propormi qualcosa, ma in genere propongono dopo le dieci, potrebbe essere Occhi Laterali che anche ieri ha telefonato, potrebbe essere lui, certo, che vuole circuirmi per schiacciarmi come dice Chris, oppure…
Oppure. 
Pronto! 
Sono l’infermiera della scuola. 
Fa che siano i pidocchi, fa che uno dei due li abbia… 
Lo è qui, ha avuto un incidente… 
Il tempo di collegamento tra questa frase e la successiva è meno di un secondo, credo. E in questa pausa così breve non ci sono pensieri, ma immagini. Quando sul video si componeva il feto in formazione e io guardavo le ombre e lo sguardo del dottore per capire qualcosa prima che parlasse, o quando il pediatra ascoltava il battito del suo cuore e metteva su quel viso serio, concentrato, quando al pronto soccorso lo visitavano, attimi che avevano una diversa scala di preoccupazione, ma che racchiudevano il silenzio, un silenzio incerto che non mi piace. 
Stava giocando a pallone, dice l’infermiera, ed è stato colpito a un occhio. L’occhio è molto gonfio, potrebbe esserci una contusione alla cornea. 
Me lo passa, per favore? 
Prima delle parole, ascolto il suo tono, e sono quasi tranquilla. 
Chiamo il dottore. Il telefono del dottore è sempre occupato, cioè è libero quando non c’è. Se la fortuna è dalla mia parte e qualcuno dice Pronto, io pago 12 euro più Iva. 
Sette minuti di guida alla TantoLoSoDoveSonoLeMacchinette e sono a scuola. 
Tiro un sospiro di sollievo: la sacca di ghiaccio ha fatto sgonfiare lo zigomo e anche la cornea non è così rossa. 
E’ meglio che lo fai vedere comunque, suggerisce l’infermiera. 
Chiamo ancora il dottore. Occupato. Chiamo M. 
Vai senza appuntamento, mi dice. E se non ti riceve vai al P.S. di GGGsssTT, e se non lo visitano neanche lì, andiamo a quell’ospedale dopo Amsterdam. In quello non ti cacciano via, lo sai. 
15 minuti di guida olandese e sono dal Doctor. Salm si chiama, che nome del cavolo, però non c’è mai, ci sono i suoi assistenti. 
Senza appuntamento?! Dice l’infermiera in dutch. 
La linea era occupata, rispondo in inglese. 
Ma senza appuntamento?? 
E’ un’emergenza, dico, indicando l’occhio di Lo.
Data di nascita, nome e cognome. 
Non trovo il file, dice dopo qualche click. Puoi controllare se i dati sono esatti? 
Ehm, dico. Sul post it li hai trascritti nel modo corretto, ma… 
Hai scritto 1895. Un po’ troppi, non credi? 
Guarda Lo, guarda me. Senza dire nulla. 
E’ nato nel 1995. Ha quasi 10 anni, non 110. 
Già è vero. Ride. Ridono anche gli altri. I loro suoni entrano nel mio cervello e li traduco in blocco. 
Ci sediamo. Lei, si mette a osservare qualcosa al microscopio. Non vorrei che osservasse mai qualcosa di me o dei miei da dietro quella lente.
Il dottore ci chiama e controlla gli occhi con una luce. Dice che non ha nulla. Che può tornare a scuola. Ogni volta che vado dagli assistenti di Salm, o da Salm stessa, quando ho avuto l’onore di beccarla, Salm è una donna, hanno sempre diagnosticato che non era nulla, anche quando invece dovevano essere ricoverati in ospedale. 
Stavolta penso che ha ragione. Poi mi ricordo dei dottori italiani e ho un battito di nostalgia.

Categorie: sanità dutch

[ 12 commento(i) ]

12 Responses to “Ore8.50.”

  1. LaSirenetta dice:

    -sospiro di sollievo- che tensione che riesci a comunicare!

    p.s.: i dottori sono uguali dovunque vai :-(

    splash!

  2. alice121 dice:

    non sono tutti uguali, non quando c’è il sovraffollamento e allora o non ricoverano e visitano quasi nessuno (come fanno qui) oppure tentano di occuparsi di tutti (come fanno in alcuni ospedali italiani) e l’ultimo che arriva a volte…

  3. LaSirenetta dice:

    beh anche qui se c’è il sovraffollamento magari visitano ma non ricoverano nè operano d’urgenza… e la gente muore di PARTO…

    ma è un’altra storia… :-(
    l’importante adesso è che Lo stia bene… :-)
    splash!

  4. angelocesare dice:

    In effetti Salm non è un bel cognome.

  5. utente anonimo dice:

    Anche a me è capitato più o meno la stessa cosa di Lo.

    Francesco

  6. sciroppato dice:

    Veramente un po’ di “roba d’Olanda”. ;)

  7. Jeanette dice:

    meno male! :)

  8. utente anonimo dice:

    macche’ menomale; tu non devi avere a che fare con una madre tendente al paranoico in mezzo ad una popolazione di nordici abituati a lasciare i figli mezzi nudi a 5 gradi in inverno… e tutto il resto (perdinci, anch’io ho diritto di dire la mia)

    M.

  9. alice121 dice:

    guarda che scrivo un post di quando mi hai dimenticato all’autogrill;-))

  10. Emme121 dice:

    finalmente ho un nome anch’io ma quale autogrill?

  11. giorgi dice:

    Ma non vi si piò lasciare soli un attimo! Comunque ben trovati, olandesini, e un abbraccio speciale all’infortunato. Anche da Sten e Lula, of course.

  12. utente anonimo dice:

    Io, al posto della cara Salma, avrei diagnosticato almeno una malattia tropicale rarissima non invalidante.

    Così, per cortesia.

    Ci sarebbe stato tempo, dopo, di dire che mio ero sbagliato.

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