Vorrei averle scritte io.

Ulises Lima lascia il Messico e va a Parigi. Qui incontra Polito che gli procura una stanza e si occupa della sua cena. Polito lo spenna. Un giorno Ulises si stufa e non va più a mangiare da lui. Polito va ad aspettarlo alla chambre, lo aspetta per ore seduto nel  corridoio. Quando Ulises arriva alle 3 di notte, Polito viene sopraffatto da una paura che non si sa spiegare. Pag.315-316 Roberto Bolano I Detective Selvaggi.

Non verrò mai più, Polito,disse. Non so cosa mi prese. Dentro mi cagavo addosso dalla paura(mi sentivo morire all’idea di uscire, di percorrere il corridoio, di scendere le scale), ma mi misi a parlare lo stesso, cazzarola, di colpo mi ritrovai a parlare, ad ascoltarmi parlare, come se mia voce non fosse più mia e si fosse messa a vaneggiare da sola, la stronza.

Gli dissi non ne hai il diritto, Ulises, con quel che mi è toccato spendere in provviste…

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Perché continuare. Posso soltanto dire che parlavo e parlavo, e Ulises, in piedi davanti a me, in quella stanza così piccola che più che una stanza sembrava una bara, non mi toglieva gli occhi di dosso, tranquillo, senza fare il movimento che io aspettavo e temevo, come se mi stesse dando corda, come se si dicesse gli do un minuto e mezzo, gli do un minuto, gli do cinquanta secondi, a Polito, poveraccio, gli do dieci secondi, ed era come vedere, lo giuro, tutti i peli del mio corpo, come se, malgrado avessi gli occhi aperti, un altro paio di occhi, chiusi, percorressero ogni centimetro della mia pelle e inventariassero tutti i peli che avevo, un paio di occhi chiusi che però vedevano più di quel che vedevano i miei occhi aperti, lo so che non si capisce una sega. E allora non ce la feci più e mi lasciai cadere sul letto come una puttana e gli dissi: Ulises, mi sento male, amico, la mia vita è un disastro, non so cosa mi succede, io cerco di fare le cose bene ma tutto mi riesce male, dovrei tornare in Perù, questa città di merda mi sta uccidendo, non sono più quello di prima, e così mi misi a parlare, a tirar fuori tutto quello che mi bruciava dentro, con la faccia semiaffondata nelle coperte, nelle coperte di Ulises che va’ a sapere dove le aveva prese, tanto puzzavano, non il tipico odore di muffa delle chambres de bonne, non l’odore di Ulises, un altro odore, un odore come di morte, un odore abominevole che all’improvviso s’impadronì del mio cervello e mi fece fare un salto, cazzarola, Ulises, dove hai preso queste coperte, creatura, alla morgue? E Ulises era sempre lì, in piedi, senza muoversi da dov’era, che mi ascoltava e allora pensai che quella era l’occasione migliore per andarmene e mi alzai e allungai un braccio e lo toccai sulla spalla. Fu come toccare una statua.

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[ 1 commento(i) ]

One Response to “Vorrei averle scritte io.Ulises Lima lascia…”

  1. licenziamentodelpoeta dice:

    Quello è un pezzo straordinario. Devo ancora decidere se mi piace di più del duello, e di quando scoprono la poesia realvisceralista…

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