Pensierino su alcune lettere senza referrers< ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Ma che accade?
Attiro polemiche sulla rete, ultimamente. Polemiche lievi o appena offensive, però…
Forse sto diventando una star, una blog star?
Oppure un’altra cosa che comincia sempre con la s e ha tutte le lettere della star più altre tre?
Mah.
Allora per uscire dal dubbio, interrogo il counter.
Il counter è come lo specchio della strega cattiva.
Spietato come quello della favola.
Counter, counter delle mie brame, dimmi chi è la più cliccata del blogreame?
E lui risponde che no, star proprio no.
Allora forse è l’altra possibilità, quella parola a cui mancano tre lettere.
Ahimè.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 10 commento(i) ]
Di una piccola pecora che cammina sui tetti piatti verso mezzanotte< ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Mancano pochi minuti alla mezzanotte, sono seduta sulla poltroncina bianca e sfoglio un manuale d’olandese con pronuncia figurata.
Lo dorme da tre ore, Fran fa i compiti e, per la pace familiare, nessuno obietta sull’orario. M. è nel mondo di Lot, dove i cittadini si chiamano messere, si parlano con il linguaggio dell’Ariosto, dove ognuno ha un mestiere o una professione che puo’ svolgere dopo aver sostenuto gli esami e dunque se vuole fare il dottore, deve avere conoscenze mediche. C’è anche l’allevatore di tacchini, e questo lo trovo misterioso e curioso insieme. Perché uno entra nella realtà virtuale e fa l’allevatore di pollame?
Nello stereo c’è un cd, ma il volume è talmente basso che solo ogni tanto si percepisce una nota. Insomma è una di quelle serate che scivola via e devo solo decidere di andare a dormire.
All’improvviso un urlo, ne’ umano, ne’ animale, mi fa alzare di scatto.
Dov’è Sofia?
M. alza le spalle, ha appena acquistato uno stiletto, dice.
Allora mi rivolgo a Fran: dov’è Sofia?
Non mi puo’ sentire perché ha le cuffie sulle orecchie, sempre per la questione della pace familiare. Così gliele tiro via, con un gesto non proprio delicato, che lo fa sobbalzare.
Sofia! C’è un mostro là fuori!
Apriamo la porta finestra, è buio e sui tetti piatti non si vede nulla.
Sul cornicione avvistiamo il mostro. Sembra una pecora di dimensioni ridotte, invece è un gatto bianco, incredibilmente enorme. C’è da dire una cosa su questi gatti olandesi. Si chiamano quasi tutti Moortje, come il gattino di Anna Frank e sono massicci, non grassi, ma giganti come i loro proprietari.
Così urlo: Moortje sparisci!
Lui alza la sua testona ed emette un altro di quei suoni orribili.
Sofia è scura e non è visibile nel buio, ma a giudicare dalla postura del gatto, dovrebbe essere a pochi centimetri da lui, e infatti guardando meglio, intravedo o immagino la sua figura.
Non fugge, sta ferma, accovacciata.
Fran viene colto da una delle sue risate incontrollabili.
Ma quello non è un gatto, è una pecora! E’ la frase che mi pare d’intuire.
Dopo un attimo d’incertezza, scendo i gradini e comincio a camminare sul primo tetto piatto. Cretino, dico a Fran.
Quello la uccide.
Poi mi fermo. Non c’è niente di peggio che andare nelle pozzanghere con i calzini e sono indecisa se sfilarli o continuare, tenendo sempre d’occhio Moortje.
Sofia! dico, prima di proseguire, vieni qui!
Ma nulla accade.
Fran emerge dalla sua risata e dice prima di scomparire in un’altra: No, aspetta. Non permetto che ti bagni i tuoi piedini, quindi o vado io, oppure: Sofia! Schiocca le dita tre volte. La figura scura si muove, corre e gli salta in braccio.
Dovrei dire qualcosa? No, c’è quella faccenda della pace familiare.
C’era un gattaccio là fuori che… dico a M.
Per lo stiletto non serve il porto d’armi, però puo’ crearmi dei problemi se mi scoprono…
Devo dire qualcosa? C’è sempre la storia della pace, però…
Per fortuna, mi ricordo dei calzini.
Categorie: Questioni di famiglia
[ 6 commento(i) ]
Il visitatore misterioso…< ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Il 30 novembre avevo scritto di lui. Me lo ero immaginato portiere d’albergo, guardiano di fabbrica o maggiordomo informatico.
Altri, nei commenti, lo avevano pensato così:
Un insonne ossessionato dalla letteratura contemporanea, con la passione per la caccia (Peter). Un artista che lavora di notte e attinge da me l’ispirazione (Giuseppina). Qualcuno che sta dall’altra parte della terra (La Sirenetta).
Uno che soffre d’insonnia e che il fine settimana se ne va in una casa di campagna (Giorgi). Concludeva Occhivispi: ci sono lettori che non si scopriranno mai, peccato.
E Alicenellacittà mi chiedeva: ma poi è tornato?
E io rispondevo di no, che erano un paio di giorni che era sparito.
Sabato nella posta ho trovato una lettera, spedita alle 6,30 a.m.
Il visitatore notturno si racconta così (mail che mi ha dato il permesso di postare):
Apre gli occhi… sono le 3 del mattino. Stasera il riposo è durato più del solito. Si era addormentato davanti alla TV dopo cena, come quasi ogni sera. Inizia il rituale di preparazione al “turno di notte”. Sulla scrivania, in quella piccolissima stanzetta buia, caffè e sigarette.
La luce del monitor si riflette sul suo viso. È un ragazzo, 23 anni, capelli lunghi, vestito di nero. Il resto della stanza attorno a lui è un caos di fogli stampati e di CD.
Si è svegliato con uno strano senso di malinconia, ma neanche lui ne conosce il motivo.
Un rock melodico e triste inizia a risuonare dalle cuffie, mentre aspetta che il suo misero 56k si colleghi e apra le solite pagine: notiziari di informatica e qualche blog.
Ha parecchia roba arretrata da leggere stasera, gli ultimi due giorni sono stati pieni di lavoro.
Di mestiere fa il grafico pubblicitario. Lavora in proprio, non ha problemi di orario.
Ama la notte; è un tipo un po’ solitario e molto riflessivo.
Non ci sono nuove email…
Beve con calma il suo caffè, e poi accende una sigaretta, mentre continua il suo giro dei blog…
Anche lui vorrebbe aprire un blog, è da molto tempo che ci pensa. Anzi, sono ormai un paio d’anni, quando ancora non sapeva cosa fosse un blog, che vorrebbe crearsi un sito personale. Devono esserci ancora da qualche parte nel suo PC, i template che aveva creato, e i racconti che aveva scritto la prima volta che questa idea gli sfiorò la mente.
Ma poi, improvvisamente, perse l’ispirazione. Non è più riuscito a scrivere nulla… non gli resta che leggere.
All’improvviso, qualcosa lo scuote.
Alice nel suo diario parla di lui! All’inizio è dubbioso e perplesso. La gente difficilmente lo nota, e lui di certo non è il tipo che si sente al centro dell’attenzione, né vuole starci. Ma dopo un po’ ha la certezza di essere proprio lui il visitatore misterioso di cui si parla.
Lunghi momenti passati a fissare il link alla sua email. Alla fine deciderà di clickarci, e impiegherà un paio d’ore per scrivere poche righe.
E rileggendo queste poche righe si accorgerà che il suo stile, seppur fortemente influenzato dal momento e dalla persona a cui queste righe sono destinate, ha ancora qualcosa in comune con il ragazzino che un paio d’anni fa passava le notti a disegnare template e a scrivere racconti…
Forse non sarà il passo decisivo che mi porterà finalmente ad aprire un blog e ad avere qualcosa da scriverci, ma è già qualcosa.
Grazie Alice. Se un giorno per caso venissi in Sicilia, ti devo un caffè (come minimo)
A.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 17 commento(i) ]
Il diritto di non leggere (Pennac da Come un romanzo) Il diritto di cancellare: post, commenti e link (Alice da Il diario di Alice) Commenti < ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
< ?xml:namespace prefix = v ns = "urn:schemas-microsoft-com:vml" />Naturalmente su questo argomento ho scritto il mio ultimo post. Perchè non penserai che sia finita lì, vero cara?
IOglaucy 10:23, 03 dicembre, 2004
Non è finita qui mi sembra una minaccia. Il cara aggiunto dopo, l’amplifica e m’inquieta. Non ho mai avuto discussioni in rete. Quando mi piace un blog lo linko. Non gli chiedo il permesso, ne’ mi aspetto di essere ricambiata. Un blog mi puo’ piacere perché chi lo scrive è bravo, perché è simpatico, perché è allegro oppure ironico o infantile o serio. Perché racconta storie che sembrano vere o racconta fatti che sembrano storie. Non mi piacciono quelli polemici o litigiosi.
Poi capita che mi stufi. Mi sono stufata anche di Tolstoj, pensa te! Devo chiedere il permesso prima di cancellare un link? Certo che no, se non lo devo chiedere quando lo metto, perché dovrei farlo quando lo tolgo? Quindi se tra i miei link attuali, c’è qualcuno permaloso me lo faccia sapere in anticipo…che lo cancello subito;-) O viceversa se siete seccati di linkarmi, ecc. cancellatemi pure, che tanto vi leggo lo stesso.
Categorie: Segnalazioni
[ 31 commento(i) ]
L’importanza di un insegnante elementare è fondamentale e troppo in secondo piano rispetto ai professori delle scuole superiori. Eppure quei cinque anni sono determinanti.
Ogni tanto arriva qualche lettera a Fran da una sua amica in Italia. Lettere che trovo abbandonate sulla scrivania e che mi chiedono: Leggimi. Lui è stato fino alla 4 elementare in una scuola italiana, lei,invece, era in un’altra classe, in un’ altra scuola. Lei frequenta la terza media e le sue lettere sono piene di errori, alcuni scaturiscono dal dialetto, tipo robba, aureglia, via sagno. Altri sono errori che derivano da una cattiva scuola elementare, che Fran non faceva neanche quando era già in terza. Vero che lui potrebbe essere più bravo, più studioso, più qualcosa…Però, però…quei 25 bambini che avevano cominciato la prima elementare insieme non imparavano allo stesso modo. In terza alcuni facevano errori nei dettati, altri non sapevano bene le tabelline, ecc. Però in quinta, Fran fece l’esame con la sua classe, come privatista, avevano imparato a scrivere correttamente. Il livello raggiunto era uguale per tutti. E che dire della maestra, che quando quell’anno dell’esame di quinta, veniva a casa durante le vacanze d’ottobre, di natale e di pasqua e lo interrogava per ore?
Certo a Fran fumava il cervello, però poi alla fine è stato contento.
Per queste ore, lei non ha voluto essere pagata perché diceva: sarebbe illegale. Così dopo l’esame, le ho regalato dei libri. Uno era Ti prendo e ti porto via (di Ammaniti). Lei ha commentato leggendo il titolo: magari qualcuno mi portasse via!
Insomma, di sicuro è una frase detta e ripetuta, però l’insegnamento è una missione e la cultura c’entra, ma non è sufficiente.
Per esempio l’insegnante d’italiano che c’è qui, ha letto tantissimo, scrive romanzi per bambini, ma gli manca qualcosa. L’esperienza di sicuro. E poi qualcos’altro.
Così quando ha dato un tema a Lo dal titolo: un idiota sull’armadio, lui ha commentato: uno che sta sull’armadio è idiota. E poi? E poi che ne so.
Un bambino di 9 anni puo’ inventarsi una storia surreale, se non lo ha mai fatto prima? Forse sì. Forse no. Forse deve provare a scrivere di cose più tradizionali. Oltre tutto scrive in una lingua che non usa mai, se non a casa.
Per Fran è diverso, invece. Lui ha quei 4 anni di scuola italiana, fatti in modo eccellente. E poi ha 13 anni. Sul tema che gli ha dato: La finestra sotto il letto, ha già la storia in mente, ha detto.
Storia non tema.
Categorie: Questioni di famiglia
[ 7 commento(i) ]
Eh…non è facile
< ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Nello spogliatoio ho visto una donna, oltre i settanta, nuda. Era anche nella piscina, però non nuotava. Stava ferma davanti ai bocchettoni che buttano fuori aria e che fanno una specie di massaggio. Portava una cuffia azzurra a fiori rosa. Quando sono uscita, lei aveva già fatto la doccia, si è tolta l’accappatoio ed è apparso questo corpo nudo, pieno di pelli. Non avevo visto mai un corpo vecchio prima d’ora. Cioè, sì, li avevo visti negli ospedali, però è diverso perché lì tutti i corpi sono uguali. Si è infilata un paio di mutande enormi che le coprivano l’ombelico e incredibilmente bianche. Poi un reggiseno di quelli che c’erano una volta, però nuovo. Ha faticato per agganciarlo. Poi si è vestita: un maglione nero, un paio di pantaloni di lana grigi. Con i calzini di filanca ci ha impiegato un po’, però sarebbe stato meno complicato se li avesse infilati prima dei pantaloni. Forse aveva fretta di nascondere il suo corpo. Vestita sembrava più giovane, una signora sui 70, non più oltre.
Poi ha tirato fuori la borsa dei trucchi, l’ha posata sul lavandino e ha cominciato a tingersi di rosso, di verde, di nero. Quando ho finito di asciugarmi i capelli, lei ha riposto la borsa dei trucchi, si è guardata allo specchio, facendo un passo indietro, ho guardato anche io.
Sembrava un vecchio pappagallo a cui erano rimaste le ultime penne. Ed era tornata ad avere un aspetto oltre, molto più di quando era nuda.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 11 commento(i) ]
Però se fosse un maggiordomo, dopo tutti questi mesi d’analisi, quanto meno dovrebbe prepararmi un caffè. < ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Da mesi, ma non so dire esattamente da quando, di sicuro prima dell’estate, qualcuno arriva sul mio blog, tra le 3 e le 5 di mattina.
Tutte le notti, sabato e domenica esclusi. Nei fine settimana o non si collega oppure anticipa verso l’una.
Chi è?
Che lavoro fa?
Non il medico, l’operatore telefonico o professioni equivalenti. Sono lavori questi che sono soggetti a turni.
Se dipendesse da me, mi piacerebbe che fosse un portiere di notte di un grande albergo in una grande città. Fino all’una, le due, è impegnato nella consegna delle chiavi, dei messaggi, con le telefonate dei clienti dalle stanze. Dopo le 2, le luci si abbassano, il telefono smette di squillare, lui va al computer, gioca a forza 4, legge le notizie dell’Ansa come vuole il Direttore, gira per la blogosfera. Alle 5 controlla la posta dell’albergo, sveglia chi deve partire, prende un caffè alla macchinetta che c’è alle sue spalle, nascosta da un muro. Alle 7 si toglie la divisa, si lava i denti, accende il suo scuterone , provando ogni volta un brivido di commozione, e va a dormire. Lavora sempre di notte perché deve pagare ancora le rate del suo mezzo di locomozione e poi perché gli piace viaggiare nei paesi esotici.
Oppure, me lo immagino più così: è un guardiano notturno che sorveglia una fabbrica, non è solo, sono in due. Lui, il mio lettore, dorme fino alle 3 e l’altro sorveglia, fa i solitari, legge i giornali porno, fa un giro nei locali e alle 3 va a svegliare il tipo che dorme sulla brandina, è dalle 10 che dorme da quando le donne delle pulizie sono uscite. La brandina è proprio vicino allo sgabuzzino dove loro lasciano gli stracci, i secchi e l’aspirapolvere, e lui, il mio lettore notturno, si addormenta con l’odore di varechina e di vetril, si addormenta facendo gli scongiuri che ha paura che gli faccia male respirare quella roba. Poi quando il collega lo viene a svegliare, gli fa sempre la battuta: non mi dire che sei stato ancora a sfogliare quella robaccia? Alludendo alle riviste porno. Il collega alza le spalle, nasconde le riviste sotto il materasso, mentre si addormenta gli dice: non rompere.
Dopo il giro di controllo, il mio lettore guardiano notturno, si beve il caffè del termos, che quello della macchinetta gli fa schifo, fuma e si annoia. Allora gli viene il desiderio di guardare le donnine nude, ma le riviste sono sotto il materasso del collega, così va al computer e digita: diario di Tiziana, è così che è capitato da me. Pensava fosse un sito porno.
Ogni due settimane, ha il sabato e la domenica liberi. Quando invece è di turno, il suo collega ha il riposo, è in coppia con un extracomunitario. E’ lui che fa tutto il lavoro di controllo, del resto è in prova, mica è assunto come lui. Così girella per internet fino all’una, poi va a dormire tranquillo, senza olezzi di saponi che il sabato e la domenica, le donne delle pulizie non lavorano.
Oppure è un maggiordomo cinese, una specie di programma che ti analizza il blog, e qui non ho molto da immaginare.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 15 commento(i) ]
Ancora tu…non pensavo di vederti qui…(C’era la sua foto, ora non c’è più)
Nelle strade qui intorno ci sono dei lampioni, come in tutte le strade del mondo. Su ogni lampione ci sono attaccati 3 adesivi.
Non so da quanto siano lì.
Su un adesivo ci sono degli aerei in volo e una scritta tipo: l’Europa degli aerei, su un altro c’è l’immagine di un vecchio che fa la spesa con un carrello semivuoto e sotto c’è scritto l’ Europa dei prezzi. Poi c’è lui, il Berlusca. Dit Europa… Best Ondemocratish, che tradotto dovrebbe essere più o meno così: Questa Europa…la più indemocratica.< ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Categorie: Fatti italiani
[ 10 commento(i) ]
Peccato che sia senza radici, però< ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Lo sleep over è quello cosa che tutti vanno a dormire a casa di uno. In italiano si dice andare a dormire fuori oppure da qualcuno. E poi, ad un certo punto, si dorme. Per lo meno così accade quando siamo a Roma: un amico di Fran viene il pomeriggio, cena con noi, poi ad un certo punto si addormentano.
Nello sleep over, invece, è come se fosse capodanno. Però un capodanno senza musica, che gli altri componenti della casa devono dormire, per lo meno tentano.
Comunque i partecipanti allo sleep di ieri erano tranquilli e, a parte una lite scoppiata tra Fran e Lo per un oggetto elettronico, sarebbe andato bene. Salvo imprevisti. Che poi gli imprevisti sono il particolare che cristallizzano il tempo in un ricordo, nel bene e nel male.
L’imprevisto si è materializzato alle 6 del pomeriggio, quando lo sleep era già cominciato: primi effetti qualche carta di cioccolata sparsa qui e là, scarpe da ginnastica in luoghi inaspettati.
E’ arrivato in bicicletta, quando la strada cominciava di nuovo a ghiacciare, è arrivato senza giubbotto con una felpa rossa e un paio di jeans sottili. L’imprevisto aveva gli occhi a mandorla di un punto ignoto della Cina , parlava poco e mai con me. Cioè il mio inglese e il suo non s’incontrano. Così ho saputo, tramite Fran, che la madre dell’imprevisto non era a casa, che era senza chiavi, che poteva restare fino alle 8? E quando erano le 8 poteva restare cena? Averlo a cena è stato un piacere, non che il dialogo ne abbia guadagnato, e poveretto del resto come avrebbe potuto se gli altri erano italiani e parlavano in italiano?
Non è carino da parte vostra, ho detto ad un certo punto. Uno ha alzato le spalle, ha risposto: lui conosce metà italiano. Tutte le parolacce e qualche altra frase. Ho colto uno sguardo d’interesse negli occhi di Lo che ha deciso di parlargli in inglese. E’ stato un piacere che partecipasse alla cena, non per la conversazione, ma perché io detesto gli avanzi, ma anche l’insufficienza e allora siccome non so quanto mangeranno, non si possono fare previsioni su dei tredicenni che conosci, figuriamoci su quelli che non conosci, preparo piatti abbondanti.
Con Signon, il problema degli avanzi non sussiste, perché è di poche parole e si lascia mettere tutto nel piatto, anche la pasta che galleggia nell’acqua o gli ultimi pomodori che sono ridotti in poltiglia. Alle 9 poteva restare ancora un po’?
Non è che scappato di casa? Chiedo perplessa a Fran. Scherzi, risponde lui. A scuola va benissimo.
Alle 10 penso che forse è innamorato, oppure ha distrutto un oggetto in casa, e mi ricordo di molto tempo fa, quando un coetaneo di Signon, per aver rotto un orologio, rubò la bicicletta di uno di noi, e passò la serata pedalando sulle colline toscane. E quello che aveva subito il furto, mentre i genitori spaventati organizzavano ricerche convulse, diceva, forse per sminuire la tensione: ma doveva fuggire proprio con la mia bicicletta?
Tra le 10 e le 11 penso: ma che ci sto a fare a casa di venerdì sera? Che poi non sarebbe neanche venerdì, però il fatto che potrebbe esserlo, e in quel momento credo che lo sia, mi aiuta a sentirmi un po’ vittima.
E poi tra le 10 e le 11 accade un altro imprevisto, sempre di quelli piccoli che non ti segneranno la vita, né la cambieranno, ma che se sei solo, e in questa notte di piccoli dubbi, di luna bianca e di ghiaccio, M. non c’ è, ti poni ancora la domanda: ma che ci faccio a casa di venerdì sera? Che poi proprio perché sei solo, sempre relativamente, ti poni questa domanda, che se non lo fossi qualcuno ti farebbe notare: guarda che è giovedì.
Perché tra le 10 e le 11, una macchina si ferma sotto una delle finestre del soggiorno, ne esce un uomo alto, con capelli lunghi aggrovigliati, in maglietta e jeans. C’è la temperatura che è scesa sotto lo zero, e quindi non dovrebbe stare in maglietta, così pensi. E’ fuori luogo la maglietta. Però in effetti non lo è. Perché dall’auto, l’uomo che non avrà freddo, tira fuori una piccozza e comincia a fare un buco sotto la finestra. Non passa neanche una bicicletta tra le 10 e le 11, le strade sono gelate, le finestre buie, per forza è venerdì sera e il tipo continua a picconare con ritmo.
Poi ti accorgi di un altro che dalla finestra di fronte spia ciò che accade nella strada e pensi: allora non sono l’unica a stare a casa di venerdì! Pensi alla tua porta di legno poco lontano dal picconatore, una porta di legno e di vetro, marina più che cittadina. Vedi che il vicino da dietro la tenda continua a seguire anche lui il lavoro, che non chiama la polizia, che quindi è normale che uno venga di notte a rompere quei mattoni grigi.
Dopo le 11, un’altra macchina si materializza nella strada, nessuno scende, il motore resta acceso, il cellulare di Signon squilla. L’ombra che intravedo nell’auto è quella di sua madre. Li seguo dalla finestra, lei con la macchina avanti e lui dietro con la bicicletta e la sua felpa rossa, l’uomo del buco gli dà un’occhiata rapida mentre ripone il piccone nel bagagliaio, poi se ne va e la quiete finalmente torna.
Poi quando arriva la luce, il mistero scompare. E nel buco hanno piantato un abete enorme, che se sporgo la mano dalla finestra posso toccare i rami.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 3 commento(i) ]
Oggi è tutto bianco.
Però non bianco neve, ma bianco ghiaccio. E la scuola è chiusa per un paio di giorni, ma solo quella dei miei figli. Quindi mi sono svegliata tardi, senza ascoltare tg radio, che sento dalla tv. Poi mi è venuto lo scrupolo di essere fuori dal mondo, e allora sono andata a dare un’occhiata al sito di Repubblica e ho letto del terremoto al Nord. Allora ho pensato che se fossi stata a Roma, non sarebbe cambiato nulla, magari lo avrei saputo dal tipo da cui compro il giornale, che mi fa sempre una sintesi rapida delle notizie.< ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Ora devo andare a spegnere il gamecube, operazione che richiede una certa fermezza d’animo, ma prima bevo un altro po’ di caffè.
Categorie: Questioni di famiglia
[ 10 commento(i) ]
|