Di una piccola pecora che cammina sui tetti piatti verso mezzanotte< ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Mancano pochi minuti alla mezzanotte, sono seduta sulla poltroncina bianca e sfoglio un manuale d’olandese con pronuncia figurata.
Lo dorme da tre ore, Fran fa i compiti e, per la pace familiare, nessuno obietta sull’orario. M. è nel mondo di Lot, dove i cittadini si chiamano messere, si parlano con il linguaggio dell’Ariosto, dove ognuno ha un mestiere o una professione che puo’ svolgere dopo aver sostenuto gli esami e dunque se vuole fare il dottore, deve avere conoscenze mediche. C’è anche l’allevatore di tacchini, e questo lo trovo misterioso e curioso insieme. Perché uno entra nella realtà virtuale e fa l’allevatore di pollame?
Nello stereo c’è un cd, ma il volume è talmente basso che solo ogni tanto si percepisce una nota. Insomma è una di quelle serate che scivola via e devo solo decidere di andare a dormire.
All’improvviso un urlo, ne’ umano, ne’ animale, mi fa alzare di scatto.
Dov’è Sofia?
M. alza le spalle, ha appena acquistato uno stiletto, dice.
Allora mi rivolgo a Fran: dov’è Sofia?
Non mi puo’ sentire perché ha le cuffie sulle orecchie, sempre per la questione della pace familiare. Così gliele tiro via, con un gesto non proprio delicato, che lo fa sobbalzare.
Sofia! C’è un mostro là fuori!
Apriamo la porta finestra, è buio e sui tetti piatti non si vede nulla.
Sul cornicione avvistiamo il mostro. Sembra una pecora di dimensioni ridotte, invece è un gatto bianco, incredibilmente enorme. C’è da dire una cosa su questi gatti olandesi. Si chiamano quasi tutti Moortje, come il gattino di Anna Frank e sono massicci, non grassi, ma giganti come i loro proprietari.
Così urlo: Moortje sparisci!
Lui alza la sua testona ed emette un altro di quei suoni orribili.
Sofia è scura e non è visibile nel buio, ma a giudicare dalla postura del gatto, dovrebbe essere a pochi centimetri da lui, e infatti guardando meglio, intravedo o immagino la sua figura.
Non fugge, sta ferma, accovacciata.
Fran viene colto da una delle sue risate incontrollabili.
Ma quello non è un gatto, è una pecora! E’ la frase che mi pare d’intuire.
Dopo un attimo d’incertezza, scendo i gradini e comincio a camminare sul primo tetto piatto. Cretino, dico a Fran.
Quello la uccide.
Poi mi fermo. Non c’è niente di peggio che andare nelle pozzanghere con i calzini e sono indecisa se sfilarli o continuare, tenendo sempre d’occhio Moortje.
Sofia! dico, prima di proseguire, vieni qui!
Ma nulla accade.
Fran emerge dalla sua risata e dice prima di scomparire in un’altra: No, aspetta. Non permetto che ti bagni i tuoi piedini, quindi o vado io, oppure: Sofia! Schiocca le dita tre volte. La figura scura si muove, corre e gli salta in braccio.
Dovrei dire qualcosa? No, c’è quella faccenda della pace familiare.
C’era un gattaccio là fuori che… dico a M.
Per lo stiletto non serve il porto d’armi, però puo’ crearmi dei problemi se mi scoprono…
Devo dire qualcosa? C’è sempre la storia della pace, però…
Per fortuna, mi ricordo dei calzini.
Categorie: Questioni di famiglia
[ 6 commento(i) ]
il 07-12-2004 alle 12:07
Quei suoni orribili a me affascinano da morire, più felini di uno stupido ruggito.
il 07-12-2004 alle 13:19
Vedila cosi’, l’importqnte ) il risultatato – Sofia incolume e calzini asciutti ;D
il 07-12-2004 alle 13:21
ho qualche problemino con la tastiera che è impazzita, per cui scrivo ricordando a memoria a quale carattere corrisponde ogni tasto!!!
il 07-12-2004 alle 14:14
Per alice: scusami ho notato una piccola infinetesimale spirito di contraddizione, tu accettasti l’invito da me fatto, poi hai detto che non riuscivi a caricare la pagina ed hai voluto più l’abilitazione a scrivere. Poi consigli, e nemmeno tanto disinteressato, di aprire uno spazio tutto proprio. Tutti quelli che scrivono al FATE L’AMORE CON LE PAROLE hanno uno spazio proprio, come tutti hanno una casa. Questo non significa che si possa stare bene scrivendo anche insieme ad altri. Non tutti hanno esigenze di protagonismo. Anch’io che gestisco un blog comune ho uno spazio tutto mio. Ti ho scelta e non scelgo tutti, perché avevamo degli interessi comuni… peccato, un vero peccato.
Giuseppina
il 07-12-2004 alle 22:37
Il bicchiere …
) Di nuove si parla di mezzi. E viaggia questa settimana in Belgio.
Anche in olandese si parla del bicchiere che è mezzo vuoto o mezzo pieno, ma in tal sensoche l’optimista dirà il mio bicchiere e mezzo pieno, il pessimista invece parlerà del suo bicchiere che è mezzo vuoto; ‘Uw glas is half vol, maar mijn glas is half leeg.’
Sai che abbiamo di nuovo un blog di una persona mezza italiana mezza belga.
il 08-12-2004 alle 13:20
la pecora, ah si’ la pecora haha
Fran