L’importanza di un insegnante elementare è fondamentale e troppo in secondo piano rispetto ai professori delle scuole superiori. Eppure quei cinque anni sono determinanti.
Ogni tanto arriva qualche lettera a Fran da una sua amica in Italia. Lettere che trovo abbandonate sulla scrivania e che mi chiedono: Leggimi. Lui è stato fino alla 4 elementare in una scuola italiana, lei,invece, era in un’altra classe, in un’ altra scuola. Lei frequenta la terza media e le sue lettere sono piene di errori, alcuni scaturiscono dal dialetto, tipo robba, aureglia, via sagno. Altri sono errori che derivano da una cattiva scuola elementare, che Fran non faceva neanche quando era già in terza. Vero che lui potrebbe essere più bravo, più studioso, più qualcosa…Però, però…quei 25 bambini che avevano cominciato la prima elementare insieme non imparavano allo stesso modo. In terza alcuni facevano errori nei dettati, altri non sapevano bene le tabelline, ecc. Però in quinta, Fran fece l’esame con la sua classe, come privatista, avevano imparato a scrivere correttamente. Il livello raggiunto era uguale per tutti. E che dire della maestra, che quando quell’anno dell’esame di quinta, veniva a casa durante le vacanze d’ottobre, di natale e di pasqua e lo interrogava per ore?
Certo a Fran fumava il cervello, però poi alla fine è stato contento.
Per queste ore, lei non ha voluto essere pagata perché diceva: sarebbe illegale. Così dopo l’esame, le ho regalato dei libri. Uno era Ti prendo e ti porto via (di Ammaniti). Lei ha commentato leggendo il titolo: magari qualcuno mi portasse via!
Insomma, di sicuro è una frase detta e ripetuta, però l’insegnamento è una missione e la cultura c’entra, ma non è sufficiente.
Per esempio l’insegnante d’italiano che c’è qui, ha letto tantissimo, scrive romanzi per bambini, ma gli manca qualcosa. L’esperienza di sicuro. E poi qualcos’altro.
Così quando ha dato un tema a Lo dal titolo: un idiota sull’armadio, lui ha commentato: uno che sta sull’armadio è idiota. E poi? E poi che ne so.
Un bambino di 9 anni puo’ inventarsi una storia surreale, se non lo ha mai fatto prima? Forse sì. Forse no. Forse deve provare a scrivere di cose più tradizionali. Oltre tutto scrive in una lingua che non usa mai, se non a casa.
Per Fran è diverso, invece. Lui ha quei 4 anni di scuola italiana, fatti in modo eccellente. E poi ha 13 anni. Sul tema che gli ha dato: La finestra sotto il letto, ha già la storia in mente, ha detto.
Storia non tema.
Categorie: Questioni di famiglia
[ 7 commento(i) ]
il 02-12-2004 alle 12:30
hai ragione, rivalutiamoli gli insegnanti… Il problema è che molti lo sono, ma senza passione…. grave errore!
il 02-12-2004 alle 16:09
Solita differenza fra insegnare e sapere… non tutti sposano la missione per amore!
il 02-12-2004 alle 17:31
Assolutamente d’accordo… Uno dei miei ricordi più belli è quello della maestra Rosa, una signorina vecchio stile, un metro e ottanta di gonne grigie al ginocchio e scarpe basse allacciate, molto british. La ricordo vecchia, anche se quando insegnava a me vecchia non lo era di certo, e sempre presente. Una persona eccezionale, che faceva il suo lavoro con passione, convinta che la sua impostazione ci avrebbe poi accompagnato in seguito… e cosi’ è stato, in effetti
il 02-12-2004 alle 22:09
secondo me il maestro fa benissimo a dare titoli surreali. Raccontare il reale può essere ancora più difficile…
il 02-12-2004 alle 22:29
beh dipende dal carattere… a me un titolo del genere sarebbe piaciuto un sacco, da bambina… mentre mio fratello avrebbe reagito esattamente come Lo.
morale della favola? non lo so, temi a scelta alle elementari come al liceo? forse è un po’ troppo presto… no forse è vero, un po’ di sana tradizionalità non guasta, a quell’età!
il 03-12-2004 alle 9:50
a scrivere surreale, ci si arriva dopo che sei passato per il reale, secondo me. Scrivere un temino su un bambino sull’armadio, sarebbe andato già meglio. Invece il titolo già suggerisce che quello che è sull’armadio è un idiota. Non lascia spazio alla fantasia. Sembra un titolo alternativo, ma non lo è affatto.
il 06-12-2004 alle 13:50
Rido. Ho appena finito una “chiacchierata” con qualcuno che stava scrivendo per bambini (l’editore prima ha detto ok bambini, poi ha letto il primo cap. e ha detto ok per ragazzini, poi ha intuito il resto e ha detto ok per ragazzi) senza conoscere come SIA la mente di un/a bambino/a