Quasi come Giovanna D’Arco     17-11-2004  

Alle quattro, nel bar della scuola, mentre aspettiamo che finisca la lezione d’italiano, con la mia amica M, chiacchieriamo davanti ai resti di una torta al cioccolato con panna e ad una crostata di ciliegie.

Quindici minuti prima delle cinque, arrivano le altre. E con loro una nuova.

Si siede al tavolo mentre tintinna come la slitta di Babbo Natale.

Razzista! Non si giudica una persona in pochi secondi.

Sorride finto. Cioè magari voleva sorridere anche seria, - ma che dico? -, forse il sorriso le è riuscito male perché si trova a disagio.

Parla.

In punta di parole. Accento del Sud, italiano perfetto, da attrice che ha appena terminato un corso di dizione, ma che deve esercitarsi ancora.

Non fare l’inglese, smettila: pensa ad altro.

Preparate sempre torte per la merenda?

Vuole fare la simpatica, ma ha la voce arrotolata per lo sforzo.

Ricordati quando sei arrivata tu!

No, dice la mia amica M., oggi è il compleanno di mio figlio. Vuoi una fetta di crostata? Qualcosa da bere?

Scuote la testa, di nuovo il tintinnio, però c’è una melodia nuova, come se la slitta che volteggia nell’aria avesse trovato un ostacolo e la renna fosse stata costretta a frenare all’improvviso.

Non mangio dolci se non mi posso lavare i denti.

Non pensare.

Quando termina la lezione? chiede

Che denti bianchi che ha.

Alle 5.

E come è abbronzata.

Da dove vieni? dico.

Dall’Egitto. Avevamo una villa grandissima in Egitto, con vista sul mare.

Lo sapevo, lo sapevo…

E Andy frequentava una scuola dove c’erano solo inglesi.

Andy?

Andy?

Il suo nome è Andrea, ma in Egitto lo chiamavano così.

E come è andata la prima settimana? Si trova bene Andy? Chiede la mia amica M.

Be’ …Andy è… Andy ha…

Un fiume di qualità di Andy ci travolge per dieci minuti.

Cattiva, sei cattiva: stai giudicando.

Cerca qualcosa da guardare.

La cassiera del bar è seduta al tavolo vicino al nostro. Ha appena aperto un pacchetto di patatine alla paprika. Le mangia con gusto. Il colore del pacchetto è blu. Paprika in olandese si scrive con la K. In italiano con la c, ma volendo anche con la K. La cassiera ha le unghie lunghe, smaltate trasparenti con il bordo dipinto di nero.

Così va meglio. Ora non chiederti se le stringeresti la mano, non lo fare.

Le cinque. Sono le cinque: la lezione è finita, via a casa di corsa.

Categorie: Roba d'Olanda

[ 6 commento(i) ]

6 Responses to “Quasi come Giovanna D’Arco”

  1. ScarletDiva80 dice:

    un saluto…

  2. anninna dice:

    Le comunità expat, simili dapertutto :-) Io ne sto creando una qui a Siviglia…

  3. alice121 dice:

    Simili nel bene e nel male;-)

  4. BELYNDA dice:

    Si, a casa di corsa e senza voltarti. Non pensarci più, non fa bene… ^_^

  5. meva dice:

    già me l’immagino questa qui….Alle volte bastano veramente 30 secondi…..

  6. Vera dice:

    quanto mi piace leggerti !

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