Sul treno che porta ad Amsterdam     08-11-2004  

Sul treno che va ad Amsterdam, sabato mattina. < ?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />

Sfoglio un giornale olandese che ho trovato sul sedile,ogni tanto individuo una parola che mi suona familiare.

Vicino a me, ci sono due italiani che sussurrano tra loro. Sopra, sul vano bagagli,  ci sono due zaini enormi che sporgono minacciosi. I due bisbigliano, perché non vogliono farsi sentire da un terzo che è seduto nell’altra fila e che dorme.

Ho un libro con me, ma non lo tiro fuori per non turbare i due che, una volta tanto, capisco alla perfezione.

Quello che è al  mio fianco, è sottile e lungo e con dei capelli che gli arrivano alle spalle che non lascia in pace un attimo.

L’altro, quello ho di fronte in diagonale, ha dimensioni più concentrate e un ciuffo di capelli lisci che manda indietro con uno scatto della testa ogni 2, 3 minuti.

Quello lungo, scoprendosi il polso e articolando le dita della mano sinistra: Guarda che roba! Sono ancora intorpidite.

Quello concentrato, alzando il piede: lo dici a me? Ho una caviglia che pare un cotechino. E poi quanta acqua abbiamo preso? Se lo sapesse mia madre! Ho tutti i vestiti bagnati.

Il lungo: quanto è durato il giro? 8, 10 ore? Stavo per piangere quando siamo arrivati alla pensione. Io, la bicicletta la odio. A villa Borghese, l’affitto quando vado con Michela, ma per un’ora, eh. E poi ci fermiamo a guardare le fontane, le papere che galleggiano nel laghetto, mica pedaliamo sempre.

Il concentrato: E’ suonato. L’ho sempre pensato. Dovevamo restare ad Amsterdam, continuare ad uscire con quelle. Ora ci rimangono 3 giorni, sono pochi, accidenti! Poi hai sentito? Vuole andare a un museo. Ha detto: lasciamo i bagagli e andiamo al museo.

Il lungo: molliamolo qui. Prendiamo gli zaini e cambiamo scompartimento. Andiamo all’inizio del treno. Quando arriviamo alla stazione, scendiamo di corsa.

Il concentrato: per me va bene. Però il biglietto con l’indirizzo della festa di stasera,  è nel suo portafogli.

Il lungo: che t’importa? Ne conosceremo altre.

Si alzano, prendono gli zaini, vanno via in punta di piedi.

Quando si richiude la porta automatica, il terzo apre gli occhi. Allunga le braccia, sospira. Dallo zaino tira fuori la settimana enigmistica, una penna e compila un cruciverba.

Scrive velocissimo.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 8 commento(i) ]

8 Responses to “Sul treno che porta ad Amsterdam”

  1. sciroppato dice:

    Ciao Alice,
    “Mensjes kijken” si chiama da noi avere gli occhi aperti per vedere e ascoltare come fanno gli altri. Bella, la descrizione.

  2. alice121 dice:

    Mensjes kijken…immagino che se la sento questa frase, non la riconosco per come è scritta;-)

  3. lo_struzzo_nero dice:

    Un grande abbraccio da Roma…

    Giorgio

  4. EXPLOSION99 dice:

    Strano nel 1999 andai ad amsterdam con due colleghi di lavoro, e ti dico che non è andata proprio così, ma le incompatiblità si sono viste dopo tre giorni. La fine è stata diversa. Siamo andati a Parigi, ed ognuno per la sua strada. Amichevolmente. L’importante era levarsi di casa. Simone

  5. amicirobertocotroneo dice:

    Allora mandami i pezzi sul mio indirizzo e-mail. Quando riuscirai a riformattare il tuo pc poi farai da sola.
    Giuseppina.
    p.s. te lo mando con un messaggio privato.

  6. alice121 dice:

    Simone: 3 giorni per un viaggio di terra e 24 ore per uno in mare. Se non ci si divide entro questo periodo, ci sono buone probabilità che continui, sempre che i viaggiatori siano persone dello stesso sesso…

  7. meva dice:

    Evviva quello del cruciverba!!!!

  8. aliceavallone dice:

    chissa se un giorno ti ritrovo qua http://www.intreno.splinder.com ;) Baci, Alice.

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