Alle 8.05 R. immerge una fetta di torta di mele/ananas/pinoli nella tazza di cioccolato e dice: stanotte a Leiden non si riusciva a camminare, c’era un tappeto di lattine e bottiglie e cartacce e se volevi acchiappare era facilissimo. Però a me non interessava: stavo con gli amici e chisseneimporta.

La torta è fatta da me ed è cruda, ma R. non lo sa perché si è preparato il latte nel modo che segue.

Io: il cucchiaino lo trovi al primo cassetto.

R: non ne ho bisogno.

Solleva la scatola Droste e versa il cacao nel latte. Prende il barattolo di zucchero e fa altrettanto. La mistura potrebbe essere chiamata cioccolato-zucchero con latte.

Io: ora ti serve il cucchiaino per mescolare.

R: No. Lo zucchero fa affondare il cacao e poi mi aiuto con la torta.

R: Sai che sabato mi trasferisco ad Amsterdam?

Io: sì, sì, lo so.

Il contratto di R. è scaduto. Per 9 mesi ha abitato in una stanza a pochi metri da casa nostra e spesso capitava qui per fare due chiacchiere. O per un caffè, però poi accettava volentieri un frullato o un panino, una cena anche se aveva pranzato da poco, quello che capitava insomma.

Una volta l’ho visto al super. Era davanti allo scomparto di cibi precotti: prendeva una confezione, la guardava e la valutava, dava una rapida occhiata al cestino vuoto e poi la rimetteva al suo posto.

R. era venuto con la donna, poi lei l’ha mollato perché aveva bisogno di riflettere. Lui sembrava che l’avesse presa male e diceva che desiderava tanto una figlia. Poi ha smesso di ripetere questo ritornello, anche perché non gli credeva nessuno, però è stato lui a trovare il nome alla gatta quando ce l’hanno regalata. Nel frattempo la sua situazione sentimentale si è aggiustata o quanto meno lui l’ha accettata. A volte sta con la sua ex, che continua a riflettere, e poi anche con un’altra che vuole pensare pure lei.

R: posso prendere una seconda fetta?

Io: finiscila pure se vuoi. Tanto l’avrei buttata, ma questo non glielo dico.

R: Avrò spedito almeno 20 richieste di colloquio. Non mi ha risposto nessuno. Così me ne vado ad Amsterdam, posso resistere con i soldi che ho, quattro, forse cinque mesi. Dovrei farcela a trovare un lavoro. Se non ci fosse questa incertezza, starei proprio bene: non ho più l’ansia da raggiungimento di obiettivo . Certo mi piacerebbe tornare con lei, però che ci posso fare?

Mi dispiace che ci vedremo di meno: con voi sto bene.

Io: sono sicura che troverai subito un lavoro.

R: Comunque qualsiasi cosa dovesse servirvi, chiedete pure. Se dovete partire…

Io: qualsiasi cosa? Staresti qui con Fran e Lo?

R: no, intendevo che potrei venire qui ad innaffiarvi le piante, occuparmi della gatta…

Io: ah, ho capito.

R: in fondo porta il nome che avrebbe dovuto avere mia figlia.

Io: la finisci?

R: la torta? Certo!

Categorie: Questioni di famiglia

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “Di una torta cruda e di un’ansia che non c’è più.”

  1. utente anonimo dice:

    pero’… vorace. comunque e’ bellissimo

  2. meva dice:

    m’ha fatto venire la malinconia….non so….

  3. alice121 dice:

    le italiane pensano troppo, le dovrebbe lasciare perdere, secondo me.

  4. utente anonimo dice:

    non furono mai scritte parole più vere.
    (riguardo alle italiane, intendevo)

  5. alice121 dice:

    mi correggo: quelle 2 pensano troppo;-)

  6. utente anonimo dice:

    no, e’ solo che il ragazzo aveva bisogno di una guida spirituale.
    Deve avere funzionato se ora mangia con gusto torte crude stando cosi’ bene nelle sue scarpe

  7. Alessandra Galetta November 2004 dice:

    [...] se ne va ad Amsterdam a salutare il suo amico che pare abbia trovato lavoro in un punto impronunciabile dell’Asia [...]

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