Grande. Almeno due volte.     04-10-2004  

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Ogni tanto mi viene in mente che qualcuno possa copiare le mie storie, magari cambiare qualche frase qui e là e pubblicarle da qualche parte. Se ciò avvenisse un po’ ne sarei compiaciuta, ma soprattutto irritata. Suggeriva una mia amica, tempo fa: l’unico modo per tenere al sicuro le storie, è infilarle in una busta, spedirsele per posta e non aprirle. Un mio amico, invece, sostiene che l’unico modo certo, perchè non le rubino, è andare alla Siae e pagare.

Non ho mai fatto nulla di tutto questo. La prima cosa di cui mi dovrei preoccupare forse, è quella di fare salvataggi costanti perché ogni cinque anni, perdo buona parte dei racconti che ho scritto.

Però c’è un fatto che mi sfugge: se io pubblico un racconto oggi, in data 4 ottobre sul mio blog e questo compare il giorno successivo su carta o su un sito sotto altro nome, perché non posso dimostrare che l’autrice sono io?

Così anche se non prova niente, metto questo micro racconto qui. E’ solo un’idea di 92 parole, un esercizio alla Carver, ma non si sa mai.

E’ colpa della luna se sono uscito

Appena sarò a casa, accenderò la caldaia, camminerò a piedi nudi sul parquet e fisserò il tempo sulla parete della cucina fino a quando gli occhi non bruceranno. Allora uscirò nella notte, sperando di trovare la luna e, invece, strapperò un vestito. Il cervello esploderà in piccole scintille e, alla fine, rientrerà da una fessura.

Non ho l’aids, sussurrerò alla figura distesa.

Poi scomparirò nell’ufficio al terzo piano, scuoterò la testa rattristato alla lettura dell’articolo che descrive l’ultimo omicidio, sorseggiando caffè tiepido con i colleghi.

*******************

Tutta sta cosa della copiatura, mi è venuta in mente perché sono andata a riguardarmi il Plagio di Camilla Baresani, che tratta proprio di questo argomento. Sembra un libro leggero, ma non lo è affatto. Lui le ruba un romanzo, lei lo pedina, lo fa innamorare, poi lo distrugge.

La porta del bagno era spalancata. Per terra un marasma di sacchi neri della spazzatura mezzi pieni di chissachè. Guardai meglio. Marco era lì. Steso a gambe larghe, una mezza piegata. Sguaiato. Il piede destro sbilenco, innaturale….

E se non fosse morto? Spinsi il palmo della mano a metà tra i mozziconi di peli che gli spuntavano dalle narici e quella sua bocca infelice di denti sconclusionati. Mi sembrò di percepire un lieve refolino caldo.

E’ vivo, pensai.

Grande. Almeno due volte.

Categorie: Libri, Pensierini

[ 6 commento(i) ]

6 Responses to “Grande. Almeno due volte.”

  1. saltino dice:

    Cos’è un giallo editoriale?

  2. alice121 dice:

    No, affatto. E’ la storia di una vendetta, che viene consumata piano, piano.

  3. utente anonimo dice:

    non so se pubblicare online ti metta al sicuro. usando Blogger come piattaforma per blog, per esempio, al momento di pubblicare un post puoi decidere quale data attribuirgli (oggi, passato, futuro), quindi in questo caso risultarebbe difficile dimostrare che il tuo racconto è stato scritto prima che l’eventuale plagiatore lo pubblicasse a sua volta. ciao

  4. saltino dice:

    Vabbè esistono le log. con il semplice inserimento del simboletto del Copyright sei coperto “civilmente” con l’uso del copyright definito “legalmente riconosciuto” si incorre nel penale… ma il tuo foro competente? Splinder dove è locato?
    P.S.
    Piatto freddo… uhmmmm!

  5. pennastilo dice:

    Bella questione…

  6. alice121 dice:

    ah boh! Splinder sta in Italia, io qui. E poi Splinder non è responsabile di quello che succede sui blog e ai contenuti. In effetti pubblicare online non serve a nulla. Per questo (ma non solo) ho ricordato il romanzo della Baresani dove il copione fa una brutta fine.

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