Un incipit comune e una domanda.     22-09-2004  

Avevo la pasta sul fuoco in cucina, quando squillò il telefono. Alla radio davano la Gazza ladra di Rossini, il sottofondo musicale ideale per prepararsi un piatto di spaghetti, e io l’accompagnavo fischiando. Fui tentato di non rispondere, gli spaghetti erano quasi cotti, e Claudio Abbado stava giusto per portare l’orchestra filarmonica di Londra all’apice dell’intensità drammatica. Pazienza, mi rassegnai ad abbassare il fuoco, andai nel soggiorno e sollevai il ricevitore. Poteva anche essere un conoscente con qualche nuovo proposta di lavoro

Allora ci sei!

Ciao Rob.

Ti ho chiamato un centinaio di volte ieri mattina. Ho provato anche alle due di stanotte, quando mi sono svegliata per bere. Avevi il telefono rotto?

No. Ha sempre funzionato.

Mi sono spaventata. Poi ho avuto un’idea. Mi sono detta: andiamo a vedere se aggiorna il blog. Se scrive sul blog…

Significa che sono viva. Hai pensato questo, vero?

Sì, cioè no. Ma dimmi: com’è l’insegnante d’italiano? Hai parlato delle passerelle, dell’altezza, però mica lo hai descritto.

E’ perfetto, sì. Però alla fine non ti piacerebbe. C’è un altro tipo che ho notato, invece che…

Racconta…

Prima dimmi perché mi cercavi.

Ti cercavo? Ah sì…. Non mi ricordo più.

Non era la radio, ma lo stereo ad essere acceso. E non era la Gazza ladra di Rossini, ma l’Alcyone di Marais. E il telefono squillava, solo che non avevo voglia di rispondere: anche io avevo la pasta sul fuoco, ma erano pennette, non spaghetti.

Il tipo risponde alla telefonata e s’irrita. Perché l’interlocutrice si stupisce che a quell’ora si possa mangiare. Io, invece, non aspettavo proposte di lavoro e non ho sollevato la cornetta, anzi siccome lo squillo del telefono mi disturbava, ho staccato la spina e poi mi sono dimenticata di riattaccarla.

Il fatto è che la sera prima non avevo cenato. Ora sono passati dei giorni e ripensarci non mi fa mi più impressione. Verso le 7 di sera del giorno precedente, un tipo era caduto dalla bici per un attacco di epilessia.

Io stavo alla finestra ad innaffiare le piante. Immediatamente s’era fermata della gente e dopo qualche minuto era arrivata l’autoambulanza. Solo che non l’avevano potuto mettere subito sulla barella, non sapevo perché, poi l’ho capito leggendo qui. Comunque ero rimasta paralizzata alla finestra. Se fossi stata giù tra quelli che l’aiutavano, non sarei stata così male dopo. Per la stessa ragione, non guardo quasi più nemmeno blob.

Qualcuno poi deve essersi accorto della spina e l’ha riattaccata, ma quando il telefono ha squillato durante la notte, nessuno l’ha sentito.

E ora la domanda.

Che ore erano?

Per rispondere, naturalmente, bisogna capire chi è l’autore dell’incipit e poi aver letto il romanzo o quanto meno averlo da qualche parte. Infatti qualche riga dopo il brano che ho riportato, è indicata l’ora.

Categorie: Libri

[ 5 commento(i) ]

5 Responses to “Un incipit comune e una domanda.”

  1. sisternet dice:

    ripulita la mailbox! attendo e intanto ti leggo. ciao ciao.

  2. utente anonimo dice:

    Devo pensare un po’. Mi serve tempo…

  3. alice121 dice:

    tutto il tempo che vuoi..;-)

  4. utente anonimo dice:

    lo so, lo so!
    E’ ‘l’uccello che girava le viti del mondo’ Aruki Murakami e si cucinava gli spaghetti di mattina

  5. alice121 dice:

    giusto, ma non del tutto.

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