E’ pronta. La camicia avvelenata, intendo. Quella che con il calore della pelle, esala il veleno che paralizza il cuore. Sono anni che sperimento, provo, m’intossico in cantina. Nel bosco ho seppellito le cavie. Rimane l’ultima cavia morta, ma questa posso gettarla anche nel cassonetto: non ci sono tracce di veleno sul suo corpo, c’è solo quel cuore bloccato per sempre.
Stasera l’indosserà, dopo aver fatto la doccia. Gli chiederò di metterla senza maglietta. Glielo domanderò in un certo modo. Mi guarderà sorpreso e poi l’abbottonerà sorridente davanti allo specchio. E’ sempre lusingato quando gli parlo in un certo modo. Io sarò alle sue spalle. A rubargli lo sguardo mentre il suo cuore si arresta.
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Sono le 19,53. Dove ho messo la ricevuta? La ricevuta in cui c’è il numero d’identificazione. Se non hanno il numero non mi consegnano le camicie, non possono rintracciarle. Eccola. Il pacco, sbrigati a fare il pacco. Corro. Tolgo la carta, le mani mi tremano: ho paura di rovinare la piega. Ora le sistemo. Le camicie bianche nel cassetto di destra, quelle colorate nel cassetto di sinistra. Il citofono, suona il citofono. Sta salendo. Tutto a posto? ha chiesto. Lo spezzatino è nel forno. L’accappatoio è sul termosifone, la tavola è apparecchiata, rimangono le candele da accendere. Quello lo lascio fare a lui, è il suo compito: gli piace accenderle, lo so. E’ tutto a posto, sì. Mio dio, mio dio. Ho sbagliato ancora: non ho staccato l’etichetta della lavanderia. Forse farà la doccia prima e dopo aprirà i cassetti. Ecco, gli miscelo l’acqua. Non troppo calda. Sorriderà per questa premura e dimenticherà di controllare che sia tutto a posto. E allora sarà veramente tutto in ordine.
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E’ venuta Maria? - Chiede lui guardando le camicie piegate sul letto.
No. Risponde lei con una voce sottile che gli raggela lo stomaco.
Ho stirato io. - E sorride.
Ha scoperto l’esistenza di Ludovica! - Pensa lui.
Deve prender tempo: se riesce a capire chi puo’averlo visto, potrà elaborare una difesa pertinente.
Ne ho bruciate un paio. - Continua lei, rammaricata - Sulla schiena.-
Non preoccuparti: erano camicie consumate, che volevo eliminare. - Risponde lui con i muscoli che tornano leggeri e pensa, tranquillizzato: aveva quel tono perché si sentiva in colpa.
Poi aggiunge, ravviandosi i capelli con tutte e due le mani: Hai stirato anche quelle di Prada, perché? Maria è malata?.
Avevo voglia di fare qualcosa per te. Dice lei senza guardarlo.
Con quelle ho fatto attenzione: cioè, da principio mi sono distratta e allora per rimediare…
Lui ne spiega una.
Spalanca inorridito gli occhi: le maniche sono recise all’attacco delle ascelle. Apre la seconda, quella celeste, la più costosa: la stoffa del retro è divisa in strisce dello spessore di un centimetro.
Si siede sul bordo del letto e comincia a piangere.
Categorie: Storie per la rete
[ 9 commento(i) ]
il 26-08-2004 alle 14:22
déjà vu o sbaglio?
Giamaica
il 26-08-2004 alle 14:29
eh mia cara a te non si puo’ nascondere nulla;-) Comunque avevo scritto i primi due pezzi sulle camicie e mi sono ricordata di quel racconto…Del resto è agosto, no? Si ricicla e non si stira.
il 26-08-2004 alle 15:01
Con te è meglio essere uomini in T-shirt.. ormai è chiaro!
il 26-08-2004 alle 16:17
A me stirare rilassa!!!
Carini questi micro-racconti. Dovrei misurarmi anch’io con le 100 parole, non so se ne sono capace. E’ anche il compito che ci siamo dati per l’estate con un gruppo di scrittura che frequento… ma non ho ancora prodotto nulla!
il 26-08-2004 alle 20:26
Bello il racconto della camicia. Perchè non fai di cento parole anche gli altri della trilogia e metti pure quelli?
Nicola
il 28-08-2004 alle 11:17
Anch’io ho una vaga riminescenza di camicie ridotte a brandelli. Ciò che mi lascia perplessa qui è la domanda: ma che fine ha fatto il veleno? Nell’altro racconto non c’era. Variante d’autore? Bizzarra però. O son io che non ho afferrato il concetto? Hai visto com’è finita con Am’dam poi? In sintesi: alla partenza ci siam rese conto che laGraYcie aveva lasciato a casa il documento d’identità. Conclusione: zero posti da nessuna parte (io non volo, quindi stiamo parlando di treni) e vacanza saltata. Ci ho smenato un bel pò d’euri. Un pochino me li hanno restituiti.
P.S.: li ho contati: quattro interrogativi. Quattro risposte, mi merito. Se vai su peldikarota.splinder.com trovi perFino una mia foto (sfuocata) con sfondo di bistrot provenzale. WOW.
il 28-08-2004 alle 12:04
Dunque…Il primo e il secondo sono 2 microracconti. Il terzo è una parte di un racconto più lungo postato il 29/30 gennaio. Ai primi 3 ? ho risposto quindi. Al 4 secondo me non vuole una risposta, o quanto meno è scontata. Comunque, rispondo sì, ho visto anzi ho letto come è andata;-) Però per non perdere la vacanza avresti potuto prendere l’aereo….
il 06-09-2004 alle 17:20
ma siccome non volo, avrei potuto solo andarci a piedi, a sto punto.
il 06-09-2004 alle 17:23
Non per pignoleria, ma hai risposto solo indirettamente alla prima domanda, che era, precisamente: ma che fine ha fatto il veleno?. E siccome i due microracconti sono solo citati, nè è dato sapere come e dove siano stati pubblicati in prima battuta, l’interrogativo resta, ahimè, senza risposta.