Prima dell’inizio del film:
A) Io l’ho detto ad almeno 70 persone.
B) Mancano ancora 10 minuti. La gente deve ancora arrivare…
C) Dipende dall’orario: alla 7 sono ancora a lavoro…
D) Andrà meglio il fine settimana.
Quando il film comincia, in sala sono presenti una trentina di persone circa. Il film è in originale, con sottotitoli in inglese. Metà del pubblico è italiano, metà è olandese.
Velocità massima si svolge a Ostia, racconta la storia di un meccanico che emette assegni a vuoto per finanziarsi le corse in auto, del suo incontro con un diciassettenne taciturno e genio del motore, del tentativo di stringere un’amicizia, di luoghi comuni.
Commenti a proiezione terminata:
Da uno di Modena: Dovevo leggere i sottotitoli in inglese per capire i dialoghi.
Da una di Napoli: nella scena finale, quando l’auto viene smontata, si vuole esprimere la disapprovazione per le corse illegali in auto.
Da come l’ho vista io: il diciassettenne smonta la macchina pezzo per pezzo non perché voglia condannare le gare di velocità, ma perché è l’unico modo con cui sa esprimersi.
Un film romano per i romani?
Secondo me no. Il meccanico è un fallito, uno convinto di essere vittima della società in cui vive. Uno che agisce seguendo teorie banali e maschiliste. Il diciassettenne è uno che non riesce a comunicare, che si chiude in silenzi impenetrabili. La ragazza si sente al di sopra delle persone che ha intorno, afferma che prenderà la laurea, ma poi non studia, non riesce nemmeno a conservare il lavoro di cameriera. Tre personaggi che vivono in un ambiente degradato, che rappresentano modi di essere che non mi sembra siano solo romani.
Purtroppo non era presente il regista e quindi non c’è stato un dibattito dopo il film. Perché mi è sorta una curiosità pazzesca: cosa avranno capito gli olandesi?
Qui un’intervista a Valerio Mastandrea. Che parli romano è indubbio, ma che sia così incomprensibile non mi sembra affatto.
Categorie: Chiacchiere
[ 3 commento(i) ]
il 09-05-2004 alle 11:51
Il film è una vera boiata. Peccato perché l’ambiente delle corse clandestine su auto truccate e del giro di scommesse che su di esse prospera è, invece, fecondo di storie e alquanto interessante (uno dei capi del giro di spaccio di cocaina che smerciava nei quartieri alti di Roma, il giro del ristorante Quinzi & Gabrieli per intenderci, aveva - tra le altre - proprio la passione per le corse su auto truccate: e sfoggiava una R5 capace di fare i 250 km/h).
il 09-05-2004 alle 21:52
a me invece è piaciuto. Non che sia un capolavoro, ma non era fatto male. I personaggi c’erano. Ma forse, ero anche molto ben disposta.
il 10-05-2004 alle 19:43
Nel complesso comunque un ottimo spaccato di “degrado”, certo il regista non è Gus Van Sant..però!