Giovedì sera io e mio cognato siamo da soli con i bambini. Si deve preparare la cena; c’è il ragù già pronto, ma a lui viene voglia di mangiare le penne all’arrabbiata. Siccome manca il peperoncino, salgo nell’appartamento sopra a prenderlo e mi accorgo che: la porta è socchiusa, la luce accesa e lo spioncino coperto da una striscia di carta. Scendo le scale in 3 secondi e dico: i ladri, ci sono i ladri!
Richiudiamo la porta e ci organizziamo. Chiamo il 113. Guardiamo dallo spioncino. L’ascensore è fermo all’ultimo piano. Nella casa non c’è nulla di valore, a parte il mio pc e la digitale. Penso a tutta la roba che c’è dentro e all’unico disco con i file salvati, chiuso nella borsa del portatile. Comincio a piagnucolare. E se scappano dal terrazzo? E se li vediamo scendere con la borsa a tracolla? I bambini corrono eccitati. Sono nel pieno dell’avventura, anche noi veramente. Ma non corriamo, né siamo eccitati, però.
Mio cognato fa il razionale. Calma, anzi tenta di calmare, i quattro ragazzini. Poi dice: Secondo me sono andati via. Tra un po’ arriva la pattuglia e controlla.
E se invece sono ancora lì? E se non hanno ancora trovato il portatile?
Non so cosa lo convinca, ma ad un certo punto lui apre la borsa con cui va a pesca, prende un coltello e se lo infila in tasca.
Senti, - dice – io ci vado a controllare, però ho bisogno di sostegno morale: mi devi accompagnare. Io vado avanti e tu mi segui.
Va bene. Dico io.
Stabiliamo una parola d’ordine. Senza quella Fran non aprirà la porta. La faccenda scivola tra il comico e il grottesco e siamo quasi sicuri che non ci sia più nessuno. E’ quel quasi che ci terrorizza. Saliamo in silenzio. Lui avanti di qualche metro, io dietro. Quando svolta la prima rampa di scale, a me prende il panico e ritorno giù.
Pericolo! Sussurro e Fran apre la porta.
Lui scende dopo un minuto.
Allora?
Che stronza! Dice. Sei scappata.
Tu eri armato. Dico. Io no.
Sono arrivato quasi davanti alla porta. Non lo so se sono ancora dentro.
Lo afferma: I maschi sono sempre coraggiosi, le femmine no, invece.
Ha ragione, dico io.
Mio cognato non dice niente.
E’ il citofono a salvarlo. Gli agenti salgono. Prima loro e poi noi.
Oddio Ali - dice mio cognato - hanno tirato fuori tutto.
La casa è un disastro. Cassetti aperti, mucchi di oggetti negli angoli.
Il mio portatile è sotto un mucchio di vecchi giornali. La digitale sullo sgabello del bagno.
No, dico io. Questo caos è opera mia. Stavo buttando della roba.
Gli agenti mi guardano, chiedono: ma chi vive in questo appartamento?
Ci abito io quando sono qui.
Mio cognato interviene, chiarisce.
Io vado in cucina, ma il peperoncino non c’è. Eppure ero sicura di averlo lasciato a Natale. Gli agenti entrano in tutte le stanze. Sembra che non manchi nulla.
A parte il peperoncino.
Categorie: Chiacchiere
[ 6 commento(i) ]
il 15-04-2004 alle 10:36
io odio il pepereoncino..

il 15-04-2004 alle 10:42
a me piace tantissimo invece. Quelli piccoli e appena colti sono i migliori.
il 15-04-2004 alle 14:53
amo il peperoncino…lo ammetto: sono stato IO_;-)

il 15-04-2004 alle 16:10
Cose del genere accadono. Quanto al peperoncino, di solito c’è chi lo ama e chi lo odia, sembra che non ci siano vie di mezzo. Io sto coi primi.
il 15-04-2004 alle 20:10
Grande, mannaggia a te non posso ridere così…ora.
Ma questo cognato se è vero, sarà mica un pochino ca(bip)sotto??
il 16-04-2004 alle 8:50
bello!