Un esercizio di taglio, senza cucito
(Le prime righe sono al post di ieri)

E’ venuta Maria? - Chiede lui guardando le camicie piegate sul letto.

No. Risponde lei con una voce sottile che gli raggela lo stomaco.
Ho stirato io. - E sorride.

Ha scoperto l’esistenza di Ludovica! - Pensa lui.

Deve prender tempo: se riesce a capire chi puo’averlo visto, potrà elaborare una difesa pertinente.

Ne ho bruciate un paio. - Continua lei, rammaricata - Sulla schiena.-

Non preoccuparti: erano camicie consumate, che volevo eliminare. - Risponde lui con i muscoli che tornano leggeri e pensa, tranquillizzato: aveva quel tono perché si sentiva in colpa.

Poi aggiunge, ravviandosi i capelli con tutte e due le mani: Hai stirato anche quelle di Prada, perché? Maria è malata?.

Avevo voglia di fare qualcosa per te. Dice lei senza guardarlo.

Con quelle ho fatto attenzione: cioè, da principio mi sono distratta e allora per rimediare…

Lui ne spiega una.

Spalanca inorridito gli occhi: le maniche sono recise all’attacco delle ascelle. Apre la seconda, quella celeste, la più costosa: la stoffa del retro è divisa in strisce dello spessore di un centimetro.

Si siede sul bordo del letto e comincia a piangere.

Qualcuno mi ha calunniato. Qualcuno deve averti raccontato chissà quali fatti terribili su di me. Chi è stato? Cosa ha detto? - Chiede tra un singhiozzo e l’altro. Perché non mi hai chiesto spiegazioni prima di vendicarti?

Lei si avvolge una striscia di stoffa intorno all’indice e poi dice: ha telefonato Daniela. Vi ha visti abbracciati nel parcheggio.

Avevo pensato di parlartene, ma è una storia che non è mai iniziata: ci credi? L’ho abbracciata perché era disperata: disperata per il mio rifiuto di cominciare una relazione e mi ha fatto una gran pena. E quella pettegola mi ha sorpreso proprio nell’attimo in cui sono stato sopraffatto dalla compassione. E quale è la conseguenza per essermi commosso per il dolore altrui? La distruzione di due opere d’arte. Perché chi ha disegnato questi modelli, scelto questi tessuti è un artista! Non c’entra nulla la moda; ma ancora una volta divago e mi perdo in spiegazioni inutili.

Si asciuga gli occhi e si soffia il naso. Poi riprende: Sono turbato, Agnese. Turbato, avvilito e offeso dalla tua mancanza di fiducia e…

Non ti credo. – Lo interrompe lei, guardandolo dritto negli occhi.

Non sopporto l’inganno e tu mi hai tagliato il cuore. Ho provato il desiderio incontenibile di farti male anche io e detesto la violenza, lo sai.

Lui tira su con il naso. Dice: in fondo erano solo due camicie..

Sente nella tasca della giacca il cellulare che vibra, trattiene un sorriso che si trasforma in una smorfia: per fortuna si è ricordato di togliere la suoneria.

Comunque lo scempio delle camicie non è stato sufficiente a calmarmi, - seguita lei tra sé e sé.

Avrei potuto cercare tracce del tuo tradimento nelle tasche delle giacche, ma sarebbe stata un’azione meschina e poi non avrei trovato nulla: sei furbo, tu. Potrei chiederti il tuo cellulare: ora! Controllare le telefonate che hai ricevuto, i messaggi. Ma sono metodi che disprezzo.

Non ho nulla da nascondere io! Risponde lui, con gli occhi umidi.

Sapevo che avresti detto queste parole.

Mi sono trovata di fronte ad un bivio: Scoprire la verità o continuare a vivere nel dubbio.

Ho cercato una soluzione che ti avrebbe fatto calare la maschera. E’ stato facile scovarla, più complicato metterla in atto.

Lui si alza di scatto in piedi, gli occhi improvvisamente asciutti e chiede: cosa hai distrutto ancora?

- L’impianto stereo: l’ho fatto a pezzetti.- Risponde lei con gli occhi dilatati.

Lui non ha sentito la conclusione della frase ed è corso di là, nel soggiorno; quando lei lo raggiunge, con i resti della camicia in mano, lui è in ginocchio con le mani infilate nei due scatoloni in cui ci sono i pezzi dell’impianto lunghi non più di tre centimetri.

Li ha tagliati con la sega elettrica: un lavoro faticoso che l’ha impegnata quasi tutto il giorno. Le fa male la schiena per lo sforzo fisico e la tensione, ma è tranquilla ora.

Bastarda! Strilla lui con gli occhi iniettati di sangue.

Io te l’ho comprato, io te l’ho tolto. Dice con un dolore al cuore.

Un altro urlo. Senza parole questa volta. Un urlo emesso da una bestia che continua a vibrare nella stanza anche quando è cessato.

Ha scoperto i cd su cui ha inciso con un cacciavite la lettera A.

I dischi. I miei dischi. Anche quelli comprati in America e persino le edizioni introvabili: graffiati con uno scarabocchio, segnati per sempre! E le copertine, le copertine con le dediche: strappate, tutte!

Ormai ha perduto il controllo: Con Ludovica faccio l’amore. Con te scopo. Capisci la differenza? .

Il limite, sono riuscita a farti superare il limite, - mormora lei.

Poi tace e si mette a giocare con i brandelli della camicia celeste.

Lui affonda le mani nello scatolone mentre lacrime giganti bagnano il parquet.

Suona il campanello, entrambi rimangono dove si trovano, poi la porta viene aperta con la chiave di servizio: la scena appare a chi entra senza un morto; gli applausi giungono dal cortile dove le televisioni sintonizzate sullo stesso canale si uniscono superando le finestre chiuse.

Categorie: Storie per la rete

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “Un esercizio di taglio, senza cucito…”

  1. saltino dice:

    chi è arrivato ??? (continua….)

  2. mullah dice:

    io i dialoghi non li so scrivere, questo mi piace molto. soprattutto la prima parte. non è semplice mantenere alto il livello della tensione, e secondo me ci sei riuscita bene.

  3. Po dice:

    Brava, Alice, bellissimo. Terribilmente triste, purtroppo vero.
    Ciao :)

  4. utente anonimo dice:

    Notevole. Breve ma molto intenso. Premetto che non sono uno scrittore professionista (anche se mi considero un lettore esperto), ma mi sembra che manchi almeno una traccia, che faccia intuire al lettore come Agnese sia riuscita ad avere la certezza del tradimento. Anche perchè il solo dubbio non mi sembra riesca a giustificare una serie di azioni così risolute. La telefonata di un’amica è ancora un po’ poco, forse. In ogni caso complimenti, ho molto apprezzato. Ciao. LGB

  5. LoScrittoreFantasma dice:

    bello, si, mi piace. ma ci metterei più rabbia. forse hai ragione, la denezkina deve maturare, o forse il problema è che le vite dei ragazzi sembrano essere tutte uguali. mi visiteresti la blogzine? http://www.blog-zine-divocediocchi.splinder.it , grazie e ciao

  6. alice121 dice:

    Per LGB: forse hai ragione e ho anche pensato ad una frase che potrei inserire per giustificare il comportamento di Agnese. Però l’idea che volevo dare io (e che magari non sono riuscita a dare) era di due persone che sono arrivate all’estremo, all’estremo che puo’ portare ad uno omicidio e che non ha bisogno di prove schiaccianti per essere commesso. L’omicidio non avviene perchè più di tutto contano gli oggetti e distruggerli è la cosa peggiore che puo’ venire mente ad Agnese.
    In ogni caso grazie per il suggerimento:-))

  7. utente anonimo dice:

    Ti confermo che la sensazione che comunica il tuo racconto è effettivamente quella di due persone che hanno superato il punto di non ritorno in una relazione. Ma onestamente quello che mi ha più colpito è come sei riuscita a tratteggiare efficacemente il personaggio maschile, cogliendo a fondo anche quei pensieri nascosti (o meglio che di solito lui ritiene siano nascosti), quel sentirsi superiore e capace di giostrare la vita e la relazione di altre persone. Assolutamente azzeccato il tratto psicologico di una persona fortemente attaccata ai suoi oggetti, come se si definisse attraverso di essi, e che quindi soffre più per la privazione di tali “attributi” che per l’umiliazione ed il fallimento del rapporto con Agnese. (PS. complimenti per il blog, che insieme a quello di Yota trovo i più interessanti in circolazione. Sarà colpa dell’Olanda….) Ciao. LGB

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