La prossima volta saremo vestite di rosso.

L’appuntamento è alla statua del santo che guarda la basilica come tanto tempo fa. Ci ritroviamo in 4. 4 donne delle 10 della classe. Gli altri venti erano maschi. Manca il quinto all’appuntamento che arriverà dopo. Che poi è stato lui ad imbastire in via indiretta questa serata. Ha letto per caso un mio racconto disperso nella rete, mi ha cercato su google, è arrivato al mio blog, mi ha scritto un anno fa la prima mail. Che poi è curioso. Non che mi abbia rintracciato, ma che attraverso le sue lettere abbia saputo più della sua vita ora che non negli anni di liceo.
Comunque alle 8 siamo davanti al santo, tutte e quattro puntuali. Le tre arrivano in macchina, io a piedi dopo un percorso di pochi minuti. Passiamo almeno mezz’ora a stupirci di quanto non siamo cambiate. Poi andiamo in pizzeria, lo aspettiamo, chiacchieriamo allegrissime. Un tipo entra nella sala e percorre il corridoio che separa le due file dei tavoli. Arriva al nostro che è quello in fondo vicino alla finestra. Torna indietro, guardandosi intorno. Il tipo cerca qualcuno. Il tipo cerca noi, non ci ha riconosciute.
Il sorriso scompare, riaffiora confuso. Una si alza e lo rincorre. Ehi, siamo qui.
Poi quattro ore dopo, in una macchina che non parte, con una delle tre, ci risolleviamo un po’. Perchè l’uomo che guida il camion della spazzatura, scende, ci fa i complimenti e la rimette in moto. Ma non basta. Eh no.
Però era sempre un po’ distratto dico di punto in bianco. Sì è vero, risponde lei, parlava anche poco. E poi noi quattro c’eravamo riviste dieci anni fa, lui invece era in India. Sì, è stato sempre un tipo strano, forse è per quello che… 

Categorie: Con quella faccia un po così

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Chi ha votato il Berlusca?     27-12-2004  


Sugli autobus e la metropolitana gira una domanda che interrompe il silenzio di profumi, sudori e puzze mischiate. La domanda puo’ essere posta da una signora non più giovane, da un uomo di mezza età o da un ragazzo di trenta e più. La domanda è questa: Io vorrei sapere (oppure: mi chiedo): chi l’ha votato? Chi? Quel tappo più basso di me! La domanda che non cerca risposta è rivolta ad un interlocutore, che di solito asseconda con movimenti del capo il breve discorso di sdegno che segue. Alcuni approvano sempre con lo scuotimento delle teste, altri guardano immobili, pochi continuano a leggere.
Ma allora chi l’ha votato?
Ne ho trovato uno che lo ha ammesso. Il lattaio da cui faccio colazione ogni mattina. Io l’ho votato, dice. Speravo…se era ricco lui…poteva farci ricchi anche a noi. Ma ognuno pensa agli affari propri, giusto? A volte uno ci crede, s’illude e sbaglia. Mai più. Mai più commetterò un errore simile.
Bene, ma non sono tranquilla lo stesso.

Categorie: Chiacchiere

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E invece     21-12-2004  


Avevo in mente di scrivere qualcosa sullo shock culturale del rientro in patria, e invece…non mi va.
A tutti quelli che passano da queste parti o che sono già passati: auguri!

Categorie: Pare che sia andata

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Ora non ci resta che partire.     17-12-2004  

Mi hanno chiesto: per la festa di Natale ci prepari la torta al cioccolato? Entrambi. Mi sono sentita lusingata e non ho riflettuto sul fatto che quello che è riuscito una volta, puo’ andare a buon fine anche la seconda.

Sono una donna da lasagne io, non da torte.

Quando l’ho capito, era ormai troppo tardi. Il super era chiuso e mi mancavano le uova per rifare l’impasto, ma anche il latte per preparare una besciamella per la pasta al forno.

Le torte non erano bruciate, non erano crude, il sapore era anche buono, solo che non avevano un aspetto da torte, ma erano un ammasso di molliche.

Allora le ho compresse con le mani, cercando di crearla io la forma e poi ci ho fatto colare del cioccolato fuso.

Loro erano perplessi. Io cercavo di scherzare, ma ero preoccupata anche io di quello che sarebbe accaduto quando sarebbero state tagliate.

Poi invece quando sono andata a prenderli a scuola, ho trovato i piatti  vuoti.

Bene. 

 

Categorie: Pare che sia andata

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La mattina alle 8 è buio.

Alle 7,55 m’immetto nel round about.

Ho sempre la sensazione (sgradevole) che lo stia percorrendo controcorrente. Forse è solo una questione di caffè e d’oscurità a cui non riesco ad abituarmi.

Perchè ieri sera quando tornavo a casa dopo il concerto di Natale, non ho avuto dubbi. Ero tranquilla, nella giusta direzione, come tutti. E ne ho attraversate almeno quattro di rotatorie. Sarà quel buio innaturale della mattina che mi porta pensieri tetri e mi confonde.

Anzi un pensiero.

Quello della gatta incinta.

L’animale bianco che sembra una piccola pecora continua a girovagare sui tetti che circondano la casa e lei trova sempre una finestra aperta per raggiungerlo. Apparentemente non consumano e lui quando mi vede emette ogni volta quell’urlo raccapricciante.

La gatta dovrebbe compiere 6 mesi all’inizio di gennaio, ma la famiglia svedese che me l’ha regalata ad ottobre, non ricordava con certezza la sua data di nascita. Così, la mattina, quando salgo in macchina, mi chiedo: come si fa a capire se è incinta? Giungo alla rotatoria quando sono nel pieno del film della gatta che scodella i gattini, parto difficile per via della sua giovane età, parto superato malgrado le complicazioni e mentre comincio il giro arriva la domanda: con i gattini che nasceranno che ci faccio?

Categorie: Pensierini

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Ma stavolta non protesto     15-12-2004  

Questa estate in una profumeria al centro di Roma, avevo comprato un rimmel e altre cose. Il rimmel è un oggetto che serve per evidenziare le ciglia. Puo’ essere di vari colori, quello che avevo scelto io era marrone e l’avevo pagato un euro. Mi era sembrato un buon affare dal momento che ha un prezzo che parte da 10, 15 euro e oltre. Vado a casa, lo provo e scopro che è secco e quindi inutilizzabile. Torno in profumeria, lo mostro alla signorina, con l’idea di riavere la moneta indietro. Lei, invece, non me la restituisce e replica: con un euro che cosa pensava di comprare?

Già che sciocca.

Oggi ho fatto un altro affare: 6 accendini al prezzo di 99 centesimi. Naturalmente non funzionano.

Categorie: Fatti italiani

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Ogni pezzo ha il suo carattere     14-12-2004  

I post per esempio, ora li scrivo in Comic Sans Ms 10.

Prima usavo il Times New Roman 12.

Per i racconti, invece, scelgo ogni volta un carattere diverso.

Prima decido il carattere e poi penso alla storia.

Quello che sto rivedendo è in Batang 12.

Poi è successo che ieri si è bruciato il minestrone.

Ci avevo messo carote patate sedano zucchine e broccolo. Senza olio nella pentola a pressione, in 15 minuti è pronto. E invece dopo 10 minuti un odore nauseabondo si è sparso dappertutto. All’inizio pensavo che venisse da fuori, poi ho capito che stava succedendo qualcosa in cucina.

La cucina era piena di fumo. Dalla valvola ho fatto uscire il vapore e poi ho tolto il coperchio. C’era ancora dell’acqua. I pezzi del broccolo erano carbonizzati mentre le altre verdure avevano ancora il loro colore.

Stamattina sono tornata sul racconto. Odora di bruciato, anche se non l’avevo ancora stampato.

E l’incipit mi appare così:

Provate ad immaginare quello che puo capitare a degli umani rinchiusi in una stanza.

Saranno tranquilli se ci sono delle sedie ed una porta, anzi due. In una entreranno per farsi palpare dal medico, anche in modo spiacevole o doloroso, ma c’è sempre laltra da cui sono arrivati e che riattraverseranno per tornare alla loro esistenza.

E se gli impedissimo di uscire? Qualcosa succederebbe.

Proviamo a concedergli di più.

Uno spazio sotto un cielo, per esempio, ma in un luogo che non conoscono, che non gli somiglia, che non li comprende, che gli è indifferente.

E scopriamo quello che accade.

Categorie: Pensierini

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Ho mandato in tilt l’efficienza olandese.

Questa volta è accaduto al centro dentistico. Avevamo un appuntamento una settimana fa a cui siamo mancati e un altro oggi. Appuntamenti fissati alla fine d’ agosto. E poi proprio quel giorno: l’imprevisto. Abbiamo telefonato per avvertire nel rispetto della regola, ma forse distratta dal koffie a 100 gradi, la segretaria ha dimenticato di trascrivere il nostro messaggio vocale e non ci ha richiamato.

E allora? Ho chiesto io.

E allora? Ve ne dovete andare.

Come andare?

E consultava il computer un odontotecnico poi anche un secondo e infine un terzo.

L’imprevisto! E alle 8. 30 di mattina mentre bevevano il primo Koffie!

Sembrava una catena di montaggio a cui si era guastato un ingranaggio e gli oggetti che erano sul nastro schizzavano via impazziti.

Naturalmente anche io avevo dato il mio contributo. Perché loro l’imprevisto lo prevedono, ma è un imprevisto nordico e quindi che segue una sua logica. E sarei dovuta entrare in allarme quando la segretaria non aveva richiamato e invece non ho agito, ho avuto un comportamento caotico.

Quindi niente visita.

E quando sarà la prossima, allora?

E mentre ponevo questa domanda, li ho visti trasformarsi in regina di fiori, fante di picche, sette di fiori, in ordine di seme e di numero, in equilibrio e in fila. E li ho visti cadere uno dietro l’altro. Anche la segretaria è caduta. Poi è arrivato il Re di quadri, che mica è re per caso, ha parlato con tutte le carte sparpagliate, le ha aiutate a ritrovare l’equilibrio e l’ordine, ha premuto i tasti del pc, consultato files e appunti e ordinato a Fran di sedersi sulla poltrona reclinabile. Con una pinza lo ha privato del suo sorriso d’argento che esibiva da quasi quattro anni.

In tutto questo trambusto il fante di cuori era assente. Era ad Ancona ad insegnare come costruire sorrisi perfetti. Peccato. Per almeno due ragioni, ma ne spiegherò solo una, che l’altra è evidente: almeno lui mi avrebbe compreso, non semplicemente intuito, quando ho cominciato ad arrabbiarmi in italiano accrescendo il panico già elevato.

Categorie: sanità dutch

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Io: quest’ anno non mando nessun racconto al Fiurlini. Tanto non vinco!

Lui, paziente, mentre mutila un bonsai sofferente: l’importante è partecipare.

Io, dubbiosa, ma con una speranza: dici sul serio?

Lui: Certo. In fondo non ti costa nulla, solo un francobollo e la busta.

Io, contemplando il bonsai che trema tutto: potrei spedire quel racconto che è apparso su FaM.

Lui: eh? Mentre annega l’alberello che grida in silenzio: lasciami in pace!

Io: Quello su Mafalda Bue.

Lui: Quello sulle tette?

Io, con un gran sospiro mentre penso: non legge il mio blog, però come si ricorda dei miei racconti…

Lui: le vuoi proprio sfidare, allora!

Io: oddio pota anche l’altro. Guarda che prima leggono il racconto, decidono il voto e solo dopo, aprono la busta con i dati personali.

Lui: mentre recide l’unico ramo ancora in vita. Scrivi un racconto di Natale.

Io: i racconti saranno premiati a maggio.

Lui: allora uno sulla primavera, sullo scorrere delle stagioni!

Io: e se mandassi quello sulle due famiglie che si distruggono l’una con l’altra?

Lui: quello dove i mariti sono dei rimbambiti, i figli dei mostri e le donne due povere vittime?

Io: se si avvicina allo stephanotis, lo uccido. Con voce entusiasta: sì, quello!

Lui: con le forbici che ronzano intorno alla pianta: quello non mi piace.

Io: non ti azzardare!

Lui, meravigliato: sarò pur libero di esprimere un parere…

Io: non toccare la mia pianta!

Lui:non accetti le critiche, dovresti essere più diplomatica, cara.

Io, con un’illuminazione, stupita e confusa : allora mi legge!

Categorie: Chiacchiere

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Un’estate al mare     09-12-2004  

Era la fine di luglio e stavo per partire per il mare.

Avremmo preso il treno con gli zaini sulle spalle e poi saremmo stati a piedi per tutto il mese. Mia sorella mi chiese: porti anche i tuoi nipotini ?

Così mi ritrovai con quattro ragazzini di 5, 9, 10 e 13 anni. Almeno quella di 10 era femmina.

I bambini aggiunti furono accoppiati ad una baby sitter romena e ad una macchina con cui andare a fare la spesa. Il cane non lo presi, invece.

Con Elena, la ragazza romena, andammo subito d’accordo. Era una che parlava poco, per lo meno nei primi giorni. Poi cominciò a raccontarmi del marito, delle storie microscopiche e terribili che accadono sui pullman che percorrono le strade che portano in Italia.

Ma quello che ci legò tantissimo, come due gemelle siamesi, fu la macchina.

La macchina era di un tipo che non ci teneva molto e che l’usava per andare nei campi.

Così ce l’aveva prestata, avvertendoci di sistemare i freni e che comunque, se qualcosa si rompeva sarebbe stata a nostre spese, oppure non doveva essere riparata.

La prima settimana andai spesso dal meccanico, per i freni, per lo specchietto retrovisore, per quello laterale. Feci sostituire le ruote anteriori. Poi ad un certo punto dissi: basta. Non avrei aggiustato più nulla.

La carrozzeria dell’auto era un disastro. I quattro sportelli erano ammaccati e anche il portabagagli si chiudeva con difficoltà. E la targa era di Latina.

Se mettete una targa di Latina su una Fiesta ammaccata, sarete sicuri di essere fermati dalle pattuglie.

Al mare andavamo a piedi, salendo e scendendo una collina.

A fare la spesa con la macchina. I documenti della macchina erano in regola, quelli di Elena invece no.

Lei lavorava, insieme al marito, da una signora anziana, moglie di, sorella di, che le aveva detto: metto in regola solo una persona. Poi se sono soddisfatta, quando arriva Natale, penso anche all’altra.

A fare la spesa, dovevo andare da sola, quindi.

Ma l’involucro di plastica della chiave di accensione si ruppe e per mettere in moto, bisognava usare una tenaglia con cui si prendeva la barrettina, si girava con molta forza e la macchina partiva. Io questa forza non l’avevo, Elena invece sì.

Eravamo insomma, per colpa di questa chiave, indivisibili io, lei, la macchina e la tenaglia naturalmente.

Così, mentre una mattina torniamo a casa, con le buste della spesa sui sedili posteriori, si alza la paletta.

Elena dice: ho paura!. Io dico: stai calma è un normale controllo.

Loro, due uomini sui quaranta e più, ci guardano con sospetto.

Ci sono varie tattiche per istaurare buoni rapporti con le forze dell’ordine.

1)Quella del fascino perverso, come dice mio figlio.

2)Quella del: non ci capisco niente dei documenti, della macchina, mi agito, non mi aveva mai fermato nessuno prima d’ora.

3)Sono una madre di famiglia, questi bambini sono terribili, ecc.

4)Sommergerli di spiegazioni inutili sulla tua vita.

E’ fondamentale non sbagliare la tattica. E azzeccarla è solo una questione d’intuito e di tempo. Perché mica li puoi osservare troppo.

Nell’istante in cui Elena con la tenaglia gira la chiave per spegnere il motore, decido di adottare una tecnica mista: la 2 e la 4.

Documenti, prego, dice una Voce Profonda.

Ho il passaporto. Non vivo qui. Lei non ha portato la borsa perché…

Parlo, spiego, dettaglio.

Questa macchina l’abbiamo già notata. Anche l’altra pattuglia l’ha segnalata. E sua?

No, ma… racconto di quanto mi stia costando in riparazioni, che mi conveniva prenderne una in affitto, che vede la chiave d’accensione? Si rende conto?

Collega! Dice sempre la Voce Profonda, che ne pensi?

Attimi di silenzio.

Il collega ha una voce che pare un pigolio.

In che senso, chiede, togliendosi il cappello.

Ti viene in mente un modo per aggiustare la chiave?

Il Pigolio dice: Deve portarla dalla Concessionaria?

Eh no, dice la Voce Profonda che si aspettava questa risposta. Spenderebbe troppi soldi!

No. Deve andare dal ferramenta e…

Grazie, dico alla fine. I poliziotti olandesi non sono gentili come voi.

Elena prende la tenaglia, sta per mettere in moto, ma la Voce Profonda la ferma con un gesto della mano.

Silenzio, quel silenzio che fa nascere il brivido.

Siete sorelle?

Sorelle?

Per spiegare come siamo, dico che Elena è in bianco e nero e io a colori.

Sì, dice la Voce Profonda, vi assomigliate e poi siete carine tutte e due.

Un sorriso imbarazzato ci sta bene e chiude il dialogo.

Partiamo.

Si vede che non vivo più qui, dico sulla strada verso casa. Non ho capito subito che potevo usare la tattica 1. Avremmo risparmiato un sacco di tempo.

Particolari fuori campo: riparare la chiave dal ferramenta mi costò 30 centesimi, ho ripensato ad Elena perché sto ascoltando i Fanfare Ciocarlia e tra un po’ è Natale. Fatti, nomi e dettagli potrebbero essere completamente inventati, modificati, oppure no.

Categorie: Questioni di famiglia

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