Arrivo con un ritardo di quarantacinque miinuti. Di solito sono puntuale, ma ho calcolato che l’incontro durerà circa tre ore e in questo modo me ne risparmio una.
Sul tavolo: succo d’arancia, caffè, latte, dolci spagnoli, inglesi e russi. A me i dolci fanno schifo e ogni volta rifiutarli è faticoso. La gente non riesce a credere che possono disgustare. E insistono, insistono: questo è speciale, qui c’è poco zucchero.
Stanno aprendo i regali. Sospendono di scartare i pacchetti e vengono a salutarmi. Tre baci come si usa da queste parti, a turno vengono a parlarmi: il ghiaccio, torni a casa per natale, la salute. Si avvicina una che non conosco. Sono argentina, mi dice. Ti vedo spesso. Non ricordo di averla mai incontrata. Mi cita tempi e luoghi, continuo a non ricordare, ma alla fine dico: si, in effetti, non sei un viso nuovo.
Helen, la padrona di casa, mostra i vestiti che indosserà il 31: pantaloni neri, svasati e una camicia di velo trasparente. Si scrivono l’indirizzo del negozio dove li ha comprati. Parlano della festa di Capodanno, a parte qualche spagnola, nessuna torna a casa per le vacanze. Parlano di prezzi, della cena in piedi o al tavolo, di quello che mangeranno, del cantante che c’è o che non c’è.
Ricevo anche io un regalo. E’ un portacandele. Per la precisione una casetta di Hansel e Gretel. Quella era di cioccolata e di zucchero, questa è di porcellana.
Un oggetto così, non lo regalerei neanche a mia nonna se fosse ancora viva. Cioè le avrei regalato questo. Ringrazio, contemplo l’oggetto, Helen mi dà una candela e io l’accendo. Si riesce a fingere entusiasmo se usi una lingua che non è la tua.
C’è una sorpresa preparata da Helen: Un pacchetto avvolto in una carta dorata, a forma di lunga caramella. C’è una cordicella che spunta dai due lati. Bisogna tirarla: una tira da un’estremità e una dall’altra. C’è un piccolo scoppio. All’interno un biglietto con una frase d’amore, un pupazzetto e una coroncina di carta. Grida di stupore, risate, grande entusiasmo.
Paloma mi sussurra in spagnolo, dimenticando di parlare in inglese: io la coroncina in testa non me la metto! Foto con l’autoscatto, con le corone in testa, tranne io e Paloma. Brindisi con un vino californiano, poi via di corsa: le tre ore sono passate e il parcheggio sta per scadere.
Perché continuo a frequentarle? Perché mi piace sentire quando raccontano delle loro vite passate, perché mi stupisco di questo loro entusiasmo, perché non abbiamo assolutamente nulla in comune.
Categorie: Roba d'Olanda
[ 7 commento(i) ]
il 11-12-2003 alle 21:16
in effetti è stimolante frequentare gente che la pensa diversamente. E a proposito: ma davvero non ti piacciono i dolci? La prox volta avverti che vado io: tra colleghi blogger questo ed altro
il 12-12-2003 alle 19:05
ma allora esistono davvero…le caramelle-a-scoppio. ne parlavamo settimana scorsa con un’amica inglese, che ne è entusiasta!
il 14-12-2003 alle 14:04
Io penso sia l’ideale, frequentare persone con cui si ha poco in comune. Mi metto lì, ascolto. Sento quello che dicono. Penso a quello che dicono. Il che mi distrae dai miei pensieri privati, e mi consente di parlare poco.
il 14-12-2003 alle 14:56
il 14-12-2003 alle 15:29
brrrrr!
sì, d’accordo che hanno idee diverse, ma cheppalle però!
il 14-12-2003 alle 18:19
I dolci li odio e le caramelle a scoppio esistono eccome, e poi non bisogna mai troppo storcere il naso e quindi, è vero, terribilmente vero come ha scritto il Mullah: chepalle, però alla fine quando ti ci trovi ad ascoltare chi vive su un altro emisfero, qualcosa ci ricavi, in riflessioni, magari;-)
il 05-10-2007 alle 15:40